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Library: Trauma e Dissociazione

Abuso Sessuale o Psicologico
di Antonio Sammartino    08/05/2018

Le esperienze traumatiche di abuso (sessuali, fisiche o emotive), oppure una rigida educazione sessuofobica religiosa o familiare, creano nella persona (in particolar modo in una ragazza) credenze disfunzionali che complicano il suo rapporto con il corpo e con la sessualità. In generale, in questi casi, un primo intervento potrebbe essere psicoeducativo e successivamente di esposizione graduata, in quanto l’esame delle credenze disfunzionali inerenti alla sessualità, la comprensione degli aspetti fisiologici e psicologici, la conoscenza delle diverse fasi del processo erotico e del ciclo di risposta sessuale, migliorano la consapevolezza del proprio corpo e degli aspetti sentimentali ed affettivi. 

L’esposizione graduata consente alla persona di affrontare le situazioni che generano ansia, in modo progressivo fino a quando non apprende la capacità a gestirle in un modo adeguato. Successivamente si può intervenire sui condizionamenti e sulle credenze disfunzionali relativi al contatto sessuale e quindi giungere ad affrontare gli eventuali traumi subiti, al fine di raggiungere la necessaria consapevolezza sui rapporti che la persona ha con la sua emotività. 
La violenza sessuale sui minori è un’epidemia silenziosa, nel senso che la tempesta di sentimenti che provoca inibisce il pensiero razionale e quindi rende difficile la sua comunicazione a volte anche a distanza di anni in quanto la crisi di sfiducia che innesca è così intensa da essere difficilmente recuperabile. Infatti generalmente la mente del minore cerca di reagire all’abuso rimuovendo o dissociandosi dal ricordo traumatico, cancellando l’abuso dalla memoria oppure creando una barriera tra l’episodio e le conseguenze emotive. L’intensità del senso di colpa che lo travolge dipende da quanto l’ambiente circostante ha ignorato o coperto l’abuso, ciò consente di sviluppare anche un profondo senso di sfiducia e di paura nei confronti degli altri. 
In questi casi spesso si usa in modo improprio il termine abuso sessuale non considerando che in italiano il termine abuso sessuale significa uso eccessivo della sessualità, che tende quindi a sminuire il crimine, mentre occorre usare l’espressione VIOLENZA SESSUALE, in quanto descrive in modo inequivocabile l’aspetto coercitivo che fa leva sulla forza intesa come violenza sia fisica che psichica. Le conseguenze psicologiche dell’abuso possono coinvolgere l’autostima, lo sviluppo della sessualità e le capacità relazionali. 
La violenza sessuale sui minori è ancora più abominevole quando viene esercitata dai preti o da alti prelati in quanto fanno leva sulla delega di fiducia in termini di sacralità e moralità che affermano di rappresentare, mentre nella realtà sono dei CRIMINALI. L’azione è resa ancora più grave in quanto chi doveva vigilare su questi comportamenti si è semplicemente adoperato per trasferire in altre diocesi il prete pervertito, al fine di insabbiare la violenza. Non vi è un solo prete severamente condannato. 
Esclusione Difensiva 
L’Esclusione Difensiva (o Barriera alla comunicazione) si attiva quando un bambino (o un individuo) esprime un Falso Sé, nella sua mente si struttura un meccanismo denominato Esclusione Difensiva, cioè una forma di barriera alla comunicazione fra due o più importanti settori del cervello, in cui avviene l’elaborazione del flusso sensoriale, al di fuori della consapevolezza. 
Questa barriera si crea per effetto della riduzione temporanea alla risposta, da parte dei neuroni di alcune vie sensoriali, causata dalla diminuzione del livello di un particolare input, necessario per attivare quei neuroni. Ciò accade quando la natura dell’informazione, se accettata, potrebbe provocare sofferenza, suscitare sentimenti contrastanti o innescare azioni che potrebbero essere giudicate negativamente dai Sistemi Valutativi del bambino e quindi produrre ansie, conflitti o sensi di colpa. In questi casi, il bambino ha acquisito, in modo inconsapevole, la necessità di dissociarsi da un suo bisogno affettivo, per adeguarsi al desiderio del genitore con cui convive (alienante), sua dominante figura di accudimento, in quanto la quasi totalità del tempo lo trascorre in sua compagnia, rispetto all’altro genitore che incontra con discontinuità o non incontra totalmente. La distinzione di questi meccanismi difensivi, da una forma normale a quella patologica, è determinata dalla durata e dalla frequenza del suo utilizzo. 
Ad esempio, se viene adottata occasionalmente, per distogliere l’attenzione dai pensieri dolorosi o per escludere dall’elaborazione consapevole, le informazioni irrilevanti, che potrebbero distrarre l’attenzione dell’individuo, svolgono un ruolo compatibile con la salute mentale; mentre se si stabilizzano, nel tempo possono inibire particolari tipi di informazioni, per esempio quelle che consentono la formazione dei legami affettivi. 
In questi casi, l’inibizione verso il legame affettivo non è solo verso il genitore alienato, ma anche verso altre persone e paradossalmente anche verso il genitore alienante. Il bambino divenuto adulto, non sarà più in grado di comportarsi diversamente e quindi diventa incapace di esprime un equilibrato sentimento affettivo e potrebbe indirizzare i suoi interessi in attività compensative, come ad esempio il lavoro, lo sport, ecc.

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