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Library: Psicologia - Meccanismi Mentali

Influenze nella scelta del partner
di Antonio Sammartino    09/01/2020

La relazione sentimentale dei genitori influenza il modo in cui i figli da adulti, costruiranno le loro relazioni sentimentali.

Influenza dell’ambiente familiare. Se i figli hanno percepito un sereno rapporto sentimentale dei loro genitori, da adulti saranno in grado di creare legami più duraturi, mentre quelli i cui genitori si sono separati, s’innamorano più facilmente, ma l’esperienza emotiva vissuta durante l’infanzia, potrebbe aver compromesso la loro capacità di controllare gli istinti primari. 

I bambini che assorbono la colpa delle crisi matrimoniali dei genitori, spesso giungono in età adulta con deficit emotivi, mentre i bambini che hanno vissuto in famiglie con gravi disturbi della personalità, da adulti potrebbero non essere in grado di porsi in relazione con gli altri e di comprendere i loro sentimenti. 
Quando i bambini vengono privati dell’affetto di cui hanno bisogno, si impegnano in uno sforzo tortuoso per ottenere l’affetto di cui hanno bisogno. Se i genitori non li ritengono degni del loro amore e attenzione, i bambini credono di non valere come persone. Credono di essere responsabili di gravi colpe e di dover soffrire per espiarle e dimostrare di essere degni. 
Perché ci innamoriamo di una particolare persona? 
L’esistenza dell’individuo è fortemente influenzata da una serie di credenze, consapevoli o inconsapevoli, che si creano sulla base di Schemi Mentali. Questi schemi, determinano le scelte sentimentali dell’individuo, indipendentemente dall’ambiente e dalle persone che s’incontrano. Ciò significa che la scelta del partner è generalmente dominata da un processo inconsapevole e irrazionale, in cui gli aspetti estetici sono secondari, mentre prioritari, per l’attrazione spesso fatale, sono le motivazioni che hanno una base emotiva. Queste motivazioni sono generalmente condizionate da fattori inconsapevoli e dal tipo di accudimento ricevuto durante i primi anni di vita. 
Per alcuni aspetti di carattere generale, un individuo potrebbe essere attratto da una persona che appare essere simile al proprio genitore di riferimento. In questo caso, se il rapporto è stato soddisfacente, la scelta si orienta verso persone che dimostrano di possedere qualità migliori rispetto al genitore di riferimento. Se invece il rapporto è stato difficile, l’attrazione potrebbe indirizzarsi verso individui che manifestano i medesimi aspetti negativi. La scelta di vivere rapporti difficili, risponde al bisogno inconsapevole di cambiare il carattere del partner, al fine di poter guarire le ferite emotive del passato. Il desiderio di cambiare l’altro è inevitabilmente destinato all’insuccesso e probabilmente alla fine della relazione sentimentale. L’insuccesso, accentua il bisogno emotivo, per cui la persona reitera gli errori del passato. 
L’individuo potrebbe essere attratto verso chi è l’opposto del proprio genitore di riferimento. Questa eventualità può verificarsi quando l’esperienza con il genitore non è stata positiva e non si desidera ripetere la medesima esperienza. In questo caso l’individuo è attratto verso chi è molto diverso o l’opposto rispetto al genitore.
Infine, l’individuo potrebbe essere attratto da una persona che lo completa. Questa scelta è determinata dal desiderio di cercare nel partner quelle qualità che non si riescono a esprimere a livello cosciente o che non si possiedono, ma che vorrebbero avere. 
Come si determina tutto ciò? 
Una risposta a questa domanda è data dal modo con cui si sviluppa il cervello, specialmente nel primo periodo dell’esistenza. Infatti, immediatamente dopo la nascita, inizia un periodo critico per lo sviluppo del cervello, con una straordinaria produzione di sinapsi, controllata da fattori genetici e modulati (mantenimento ed eliminazione) dalle esperienze. Queste esperienze plasmano la struttura e le funzioni del cervello, che a loro volta influenzano il modo con cui i geni delle cellule cerebrali (i neuroni) sono espressi. I fattori genetici determinano una predisposizione, nel senso che garantiscono l’organizzazione generale delle strutture cerebrali, mentre le esperienze (interazione del neonato con l’ambiente) svolgono un importante ruolo, nel determinare i modi con cui si manifestano i comportamenti. Ciò avviene in quanto, l’espressione genica porta alla sintesi di proteine che consentono la formazione di nuove sinapsi, mentre le esperienze influenzano direttamente i modi con cui i geni sono espressi e quindi la creazione e il rafforzamento dei collegamenti neuronali, che formano il substrato della mente, che costituisce il prodotto delle interazioni tra le esperienze e le funzioni del cervello. 
Le esperienze acquisite subito dopo la nascita sono fondamentali, in quanto determinano come i neuroni si collegano tra loro, al fine di formare i network neuronali che determinano i diversi processi mentali. Le esperienze del neonato, cioè l’interazione con il mondo esterno alla sua mente, sono fornite dalla persona che principalmente si prende cura di lui (generalmente la madre). La qualità di queste esperienze modella il potenziale genetico del bambino, perché agiscono come regolatori psicobiologici, che condizionano lo sviluppo dei circuiti cerebrali, attraverso le interazioni tra i geni e le esperienze. 
Un bambino che è stato accudito con sensibilità e attenzione da parte dei genitori, che ha ricevuto risposte positive e prevedibili ai suoi bisogni, maturerà un attaccamento sicuro. Ciò significa che i genitori sono stati in grado di recepire i segnali trasmessi dal bambino e di rispondere in modo adeguato ai suoi bisogni. Il ripetersi di queste esperienze positive imprimerà nella memoria implicita del bambino (emozionale, percettiva, comportamentale e somatosensoriale), un senso di tranquillità e la certezza che queste continueranno anche nel futuro. Se invece i comportamenti dei genitori, sono stati emotivamente distanti, le esperienze memorizzate saranno caratterizzate da incertezze che possono provocare ansie e paure. Il ripetersi di queste esperienze negative, si trasformano in rappresentazioni implicite che si ripresenteranno alla mente, nelle situazioni di difficoltà dell’individuo, facendogli rivivere quelle esperienze spiacevoli che spaventano e disorientano. 
Questi stati della mente si creano prevalentemente durante il primo anno di vita del bambino e sono impresse in modo stabile nel suo cervello, cioè concorrono a determinare il suo potenziale emotivo e quindi il suo temperamento. In seguito, questi stati mentali si manifesteranno quando le risposte dell’individuo non derivano da un ricordo, ma percepite come risposte inconsce. Riuscire a comprendere come queste esperienze precoci plasmano la memoria implicita del bambino, significa rendere più semplice liberare la mente dalla tirannia del passato e contribuire allo sviluppo di una più efficace resistenza psicologica alle avversità della vita. 
Le principali strutture neuronali, relative alla memoria implicita, presenti nel neonato dalla nascita, comprendono l’amigdala, le aree limbiche, la corteccia motoria, i nuclei della base, la corteccia percettiva e la memoria somatosensoriale. Queste aree cerebrali non richiedono la partecipazione della coscienza per la registrazione e il recupero delle esperienze. Per il neonato è quindi fondamentale entrare in sintonia con le menti di altre persone. In altri termini, il bambino utilizza gli stati della mente della persona emotivamente importante (generalmente la madre) per cercare di organizzare le attività della sua mente. La qualità di questa sintonizzazione affettiva dipende dalla capacità della madre di comprendere i messaggi del bambino, al fine di consentirgli di modulare lo stato mentale attuale, di sviluppare le capacità che utilizzerà nel futuro. 
I bambini, per entrare in sintonia con la mente delle altre persone, utilizzano una forma di comunicazione collaborativa non-verbale che si basa essenzialmente sulle sensazioni-emozioni. Lo sviluppo equilibrato di questo tipo di comunicazione è fondamentale anche nelle relazioni future, per sviluppare solide e coinvolgenti relazioni sentimentali. Le comunicazioni verbali, sono in genere considerate superficiali, quando non s’integrano con lo stato emotivo dell’individuo. Infatti, quasi tutte le relazioni interpersonali importanti si basano sulla ricerca della vicinanza dell’altro e sull’interiorizzazione nella mente della sua immagine, al fine di acquisire quel senso della sicurezza, su cui può costruire una efficace e prevedibile sistema di comunicazione emotiva, indispensabile per entrare in sintonia con l’altro, al fine di poter condividere gli stati della mente. Queste interazioni si basano essenzialmente sulla memoria autobiografica e sugli stati della mente espressi sotto forma di pensieri, convinzioni, percezioni e sentimenti. 
Stati emozionale interiori 
L’Affetto è un sentimento di delicatezza che lega le persone tra loro, mentre il Voler Bene è un sentimento che si rivolge all’altro. L’Amarezza, indica uno stato d’animo di nostalgia, malinconia, che è diverso dal dolore e dalla disperazione. Il Pudore non è la negazione del desiderio, ma è la garanzia che l’amore si è trasformato in ammirazione per la persona amata, nella sua completezza ed è diverso dall’attrazione fisica. Avere pudore significa riconoscere il valore di una persona che non desidera essere considerata un oggetto quindi non deve essere confuso con la vergogna, che segnala al partner di non guardare solo al corpo, ma di considerare l’intera persona. La Vergogna è sentirsi scoperti in quell’intimità che, per timori diversi, si vuole nascondere, mentre l’intimità è reciproca rivelazione, fiducia, accettazione, è un modo per comunicare la propria Dote Emozionale. 
Il centro della fiducia nel prossimo e quindi anche tra due partner risiede Nucleo Caudato, che è anche uno dei centri implicati nei meccanismi di ricompensa e di attesa di un premio. La fiducia nell’altro è un aspetto fondamentale della qualità della vita e dell’amore che proviamo innanzitutto per noi stessi, è la misura della gioia che riusciamo a trasmettere e della profondità del senso dell’intimità che possiamo raggiungere nelle relazioni che riteniamo importanti. 
La sfiducia, abile nel nascondersi dietro i pensieri, inibisce l’osservazione, s’inventa raffinati modi per impedire il diffondersi della consapevolezza, necessaria per consentirci di dubitare della validità dei pensieri che alimentano i disagi. La sfiducia è un dono malefico acquisito durante l’esistenza intrauterina e l’infanzia e rafforzata dalle esperienze rilevanti del nostro passato, che hanno scritto in modo quasi indelebile, nella memoria emotiva, come saremo stati in grado di rispondere alla sollecitazione dei pensieri o dei bisogni che nascono dal nostro mondo interno.
Possiamo provare, attraverso l’analisi, a esplorare le ferite del nostro passato o della nostra infanzia, ma anche se riusciamo a scoprire le cause, non riusciremo mai a raggiungere un adeguato livello di fiducia, perché mancherà sempre la chiave giusta, per modificare quelle esperienze dolorose. La chiave giusta per aprire la nostra mente è nell’uso del pensiero che determina le idee, che a loro volta producono quelle energie mentali note come emozioni. Infatti, le emozioni anche se sono involontarie e gestite in modo inconsapevole dalla nostra identità, possiamo se lo desideriamo, evitare che ci dominano, perché si determinano attraverso le idee elaborate dal pensiero, ma il pensiero può anche essere prodotto dalle parole, che sono i suoni che possono attivare, in modo simile al periodo di vita intrauterina, la produzione delle nostre emozioni.

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