Psicoterapie
Come si Forma la Base Emotiva
di Antonio Sammartino
Un banale esempio per comprendere il meccanismo dell’associazione

Un bambino molto piccolo gioca in casa con un cagnolino e supponiamo che si diverte, la sua mente associa al cane (e agli animali in genere) un’emozione positiva, che si traduce in segnali gradevoli inviati ai centri del piacere situati nel cervello.
Supponiamo invece che il cane lo morde, il bambino comincia a piangere, il cane ad abbaiare, lo morde più volte, la madre non interviene perché non lo sente gridare, nessuno risponde al suo bisogno di aiuto, il bambino vive un grande spavento e un forte senso di abbandono, in questo caso la sua mente associa al cane (o meglio ad un qualcosa, in quanto l’emozione è staccata dalla cognizione) ad una intensa emozione negativa, che potrebbe condizionarlo per tutta la vita.
Il bambino crescendo non ricorda l’episodio, mentre la sua memoria emotiva ha associato a un “qualcosa”, una intensa emozione negativa, in grado di produrre un senso di abbandono, angoscia, spavento, terrore. Il fine di questa memoria inconscia è di “proteggere”. Il bambino da grande, inspiegabilmente al verificarsi di determinati eventi viene assalito da grande paure, fobie, ecc.


Perché ciò accade?

Il verificarsi di un qualsiasi evento (naturale, personale o sociale) obbliga la mente a cercare nella memoria dell’individuo, l’associazione corrispondente, che innanzitutto riproporrà all’individuo la sensazione emotiva che vi è stata associata nel passato; se è positiva, l’associazione viene confermata al cervello sotto forma di sensazione piacevole, mentre se è negativa genera una sensazione di sofferenza e quindi di rifiuto.

Per superare questi automatismi l’individuo deve rielaborare le associazioni presenti nella memoria, al fine di liberarle dalla sensazione spiacevole che gli eventi del passato gli hanno associato. Scopo della psicoterapia è di promuovere il cambiamento (cioè il distacco delle emozioni spiacevoli associate all’evento che alla base del trauma), attraverso l’individuazione delle associazioni negative interiorizzate, evidenziando il riconoscimento della loro inattualità.

Quindi, le memorie situate nella corteccia cerebrale, sono funzioni psichiche dinamiche che integrano una componente cognitiva ed una emotiva. Queste memorie, se vengono attivate in automatico dalla mente (per esempio attraverso il pensiero) si potenziano; mentre per modificarsi in positivo devono essere riscritte, attraverso il ricordo, cioè devono essere rivissute a livello cosciente, in modo da scaricarle dalla tensione emotiva negativa che gli era stata associata nel passato.

Se durante la sua crescita, l’individuo non sviluppa una capacità cognitiva, dotata di una adeguata carica volitiva, la rielaborazione delle associazioni presenti nella sua memoria, potrebbe non essere in grado di modificarle in senso positivo e quindi di indurre quella sensazione piacevole, in grado di trasformare le memorie. Con il trascorrere del tempo, le associazioni spiacevoli potrebbero rinforzarsi, fino a diventare invasive, manifestandosi sotto forma di comportamenti discutibili e nei casi più gravi sotto forma di traumi.

Il pensiero non necessita della coscienza per funzionare, in quanto è vincolato alle sensazioni corporee ed affettive. Ciò significa che la coscienza non è il Regista dei processi cognitivi, ma un sistema di regolazione che interviene per riorganizzare i processi della mente, in quanto l’attribuzione del significato avviene in modo inconsapevole, per cui la coscienza si limita semplicemente a registrarle. Per questo motivo non riusciamo razionalmente a controllare la simbolizzazione affettiva, che è diversa da quella puramente cognitiva o operativa (per esempio lo svolgere di un compito). Quindi, quello che comunemente viene denominato inconscio, non è il risultato della rimozione o la sede di impulsi primitivi, ma costituisce un sofisticato sistema che non esprime desideri infantili, ma contiene in sé una capacità autoriflessiva di valutazione del raggiungimento dei suoi scopi.

La simbolizzazione affettiva, scoperta da Freud, è alla base della psicopatologia e quindi è di fondamentale importanza per la psicoterapia. Le ricerche neuropsicologiche moderne hanno individuato diversi sistemi di simbolizzazione affettiva che operano in parallelo, ventiquattro ore su ventiquattro.

Come si costruisce questo bizzarro sistema?

Credo che oggi, esprimersi in termini di conscio o inconscio, sia molto riduttivo e superficiale, in quanto la conoscenza sui processi della mente è notevolmente aumentata, rispetto al passato.

La nostra realtà può essere descritta meglio in termini di due diversi mondi, quello interno al nostro corpo e quello che è fuori di noi. La comunicazione fra questi due diversi mondi è realizzata da un sistema automatico integrato, denominato Percezione,
mediante il quale le informazioni dalla realtà esterna, vengono trasferite nel mondo interiore. Questo sistema è essenzialmente governato da due principali processi:
  • Sensoriale (che è fisiologico e oggettivo), mediante il quale registriamo informazioni  e eventi 
  • Psicologico (che è soggettivo), mediante il quale assegniamo un valore affettivo ed emotivo agli eventi, al fine di poter interpretare la realtà che ci circonda, in modo soggettivo.
Questi due diversi sistemi, devono reciprocamente integrarsi, al fine di evitare che le esperienze dell’individuo possano creare errate interpretazioni, che potrebbero condurre alla psicopatologia.

Durante il primo periodo dell’esistenza, l’esigenza primaria del neonato è di comprendere dove termina il suo corpo e la relativa sfera di azione e dove inizia il resto del mondo che lo circonda. Questo processo di comprensione dovrebbe essere oggettivo, nel senso che la percezione dovrebbe dare informazioni sugli oggetti e sul loro scopo, senza alcuna interpretazione soggettiva.
Questa forma di apprendimento si basa essenzialmente sulla ripetizione e sulla costruzione di associazioni, che consistono in collegamenti fra due gruppi di informazioni, che insieme determinano una esperienza. Questo insieme di esperienze forniscono al bambino quella conoscenza primaria in grado di fornire il senso della prevedibilità e il controllo del mondo in cui vive.

Quindi, nel cervello immaturo del bambino, il processo dell’associazione costituisce la primaria e più diffusa forma di apprendimento. Infatti, il processo di acquisizione delle esperienze essenzialmente, consiste nel confrontare costantemente le nuove informazioni, con le associazioni già presenti nella memoria. Inoltre, per effetto della struttura neurofisiologica del cervello, ogni informazione prima di essere memorizzata nella corteccia (per definire l’aspetto cognitivo), attraversa e stimola il sistema emotivo, che gli associa una sensazione che può essere positiva o negativa, cioè viene integrata nell’esperienza un contenuto emotivo ed affettivo. In realtà è più corretto dire che modula una sensazione che può assumere valori che variano fra un massimo positivo e un massimo negativo.

Questo processo di associazione consente all’individuo di creare la sua conoscenza, la prevedibilità e il controllo dell’ambiente in cui vive. La natura di questo processo è caratterizzata da una rigidità al cambiamento, in quanto le nuove esperienze, per essere acquisite, devono necessariamente confrontarsi e integrarsi con le associazioni già presenti in memoria, ciò si traduce (in un certo senso) in una difficolta o sofferenza al cambiamento, specialmente nell’adulto che ha ormai sviluppato una più solida volontà.

E’ importante che durante lo sviluppo, la mente del bambino sia nei limiti del possibile, libera da condizionamenti e associazioni negative, in modo che le esperienze che si trova a vivere attraverso la sua sensorialità, possano trasformarsi in memorie in grado di esprimere emozioni piacevoli. I pericoli devono essere evidenziati come rischi potenziali, non come eventi terrorizzanti, in modo che il bambino possa apprendere le adeguate soluzioni attraverso percezioni obiettive e associazioni basate sull’esperienza reale, in grado di produrre memorizzazioni piacevoli. In questo modo l’apprendimento consente al
l’Io e all’ambiente di dialogare con piacevolezza, in modo che aspetti cognitivi e affettivi possono rafforzarsi reciprocamente.

In altri termini, questa forma di apprendimento deve essenzialmente basarsi su una esperienza diretta del bambino, mentre i processi educativi devono guidare l’apprendimento, in quanto le cognizioni staccate dalle emozioni producono nozioni che sono più facilmente soggette all’oblio, mentre le emozioni separate dalle cognizioni causano una emotività che l’individuo non è in grado di controllare.

Infine è importante sapere che una stimolazione improvvisa, prolungata e molto intensa obbliga il sistema sensoriale a porsi in uno stato di difesa e a creare memorie negative in grado di produrre il rifiuto; mentre l’assenza di stimolazioni, non producendo sensazioni piacevoli, non eccitano il sistema percettivo. Quindi è di fondamentale importanza promuovere nei bambini la piacevolezza in un ambiente naturale, mediante giochi che consentono di ricercare e riconoscere ciò che lo circonda.