Nata Indesiderata
Il Ritorno dei Fantasmi (Parte II)
di Antonio Sammartino
Non ho dovuto attendere molto, è arrivato, mi ha sollevato e accompagnato in auto e prima di chiudere lo sportello mi ha accarezzato il viso.
Giunti a casa, ha subito aperto la fontana della vasca da bagno, mi ha aiutata a togliere gli indumenti bagnati, mi ha avvolto nell’accappatoio e dopo avermi preparato il tutto, mi ha aiutata ad immergermi nella vasca. Subito dopo anche lui si è spogliato e mi ha raggiunto nella vasca, dove siamo rimasti abbracciati per oltre un ora.
Usciti dalla vasca, mi ha aiutata ad asciugarmi e mi ha accompagnato a letto, mi ha preparato un tè caldo e dopo avermelo fatto bere mi ha raggiunto sotto le coperte abbracciandomi. Nel sentire il suo corpo nudo e caldo appiccicato alla mia pelle, mi sono rigenerata e rasserenata. Discreto e amorevole, come solo lui sa essere, mi accarezzava senza chiedermi nulla. Sapevo che il suo silenzio era un modo per manifestarmi il suo amore, la sua comprensione.
Sai Giorgio, anche quando non vogliamo, a volte ci facciamo a pezzi. Ero con lui, sai quando ho desiderato conoscerlo, ma inspiegabilmente questa sera, all’improvviso e in modo incontrollabile è esplosa in me rabbia e odio nei suoi confronti, non sopportavo più la sua presenza, che mi toccasse, lo vedevo con occhi diversi, non erano più i miei occhi.
Questa sera ho capito che è difficile accettare una presenza che ti è mancata, che hai sempre desiderata, anche se non ha colpa, credi che comunque sia colpevole. Non so se riuscirò a superare questa ambivalenza affettiva, spero di si, forse ho solo bisogno di tempo o che accade qualcosa che mi impone di uscire da questo guscio che mi sono costruito negli anni per proteggermi dal dolore e che oggi invece si è trasformato nella mia prigione. Mentre parlavo, ad un tratto sono crollata in un sonno profondo.
Mi sono svegliata solo la mattina quando è giunto con un caffè: sveglia dormigliona è ora di andare al lavoro. Lui era già pronto, per andare via, mi ha salutato andando via dicendomi, ci vediamo stasera dopo il lavoro. Ciao.
Dopo circa 15 minuti, suonano alla porta. Buongiorno, sei sicura di volermi fare entrare?
Che cosa sei venuto a fare qui?
Volevo chiederti scusa per quello che è successo l’altra sera… e cioè niente. Vedi, non so più cosa faccio o dico, mi sembra di essere ritornato uno scolaretto imbranato, non capisco più cosa mi accade. Io… volevo vedere il tuo viso… e dirti che mi manchi. Io vorrei amarti, ma forse non riesco ad amarti come vorrei e come vorresti, fra noi vi è un muro con una piccola porticina, ma non riesco a trovare la chiave giusta per aprirla, forse è nascosta fra le pieghe di quella tua paura che inspiegabilmente ti ostini a nascondermi.
Ho curato e guariti tanti cuori nella mia vita, ma ho fallito nel curare i due cuori più importanti, ma la cosa più strana è che più mi allontano da te e più ti avverto vicina. Avevi ragione quando durante uno dei nostri primi incontri mi dicesti che eri una streghetta. Ho bisogno di te e non immagini quanto.
Ora finalmente puoi capire cosa significa quando una persona ti manca. Vattene non voglio più vederti.
Addio Ely, il tuo era solo un crudele gioco, ma ho finalmente capito tutto e non ti cercherò più.
Dopo aver chiuso la porta, mi son fermata a riflettere: ma cosa ho fatto? Ho rovinato tutto.
I giorni che seguirono non furono molto gradevoli, solo la presenza di Giorgio mi donava un po’ di serenità. Che strano è stata da sempre la vita, quando non sono stata in grado di fare la cosa giusta, il destino è corso in mio aiuto, aprendomi quelle porte che con fare maldestro a volte chiudevo alle mie spalle.