Nata Indesiderata
Il Ritorno dei Fantasmi (Parte I)
di Antonio Sammartino
Eravamo seduti a quel piccolo tavolo scuro nella penombra di quel discreto pub, un angolino un po’ riservato, dove ormai da tempo ci incontravamo spesso, il nostro era ormai diventato un contatto al quale non riuscivamo più a rinunciare, un’occasione per trascorrere un po’ del nostro tempo insieme a gustare il nostro aperitivo preferito e il dolce suono delle nostre sommesse voci.
Davanti a noi i soliti due bicchieri quasi vuoti e gli ultimi residui di alcuni stuzzichini salati e dolci contenuti in eleganti vassoietti di ceramica bianca, non lontano dal nostro tavolo un piano diffondeva nell’ambiente musica live. Le nostre mani erano poggiate su quel minuscolo tavolo, una discreta barriera ideata per tenerci vicini, ma non troppo, quando istintivamente entrambe le mani iniziarono a muoversi. La sua era aperta sul tavolo, con il palmo rivolto verso l’alto in attesa, un invito ad essere toccata e istintivamente la mia mano lentamente si avvicinò alla sua per arrestarsi sospesa nel vuoto sopra la sua, tremante, titubante, incerta su cosa fare, ma dopo un attimo di pausa il mio dito medio si abbassò fino a toccare il centro del palmo della sua mano e lentamente iniziò un viaggio di ritorno, non era un leggero tocco, ma una carezza ed avvertii il tremore della sua mano, un dito che in quella magica atmosfera che si era creata, trasmetteva tutte le mie emozioni, i miei desideri, la mia passione, fino a raggiungere l’estremità del suo dito medio, per un attimo la mia mano si fermò per consentire alle nostre dita di sfiorarsi e dopo un attimo il palmo della mia mano scivolò sotto la sua accarezzandola e con un gesto da esperta acrobata le mie dita afferrarono le sue e lentamente iniziarono a serrarsi, le mie dita ormai erano state catturate dalle sue, così come le mie avevano reso prigioniero le sue, ormai erano così strette da provocare un dolore che stranamente non avvertivamo.
Forse a creare quella magica atmosfera aveva contribuito quella dolce melodia che si diffondeva nel locale, non sentivamo le altre voci, solo la musica e le sensazioni trasmesse da quell’insolito e stravagante contatto. Dopo un istante la stretta si sciolse, liberando le nostre mani che incerte sembravano essere tenute in quella posizione dall’aria come due leggere piume in attesa che il vento del destino le trasportasse in quel luogo dove tutto è magia. Fu solo una breve pausa, la sua mano si avvicinò alla mia, quasi a volerla sorreggere ed iniziarono a girare e rigirarsi sospese nell'aria, sempre toccandosi, stringendosi e liberandosi più volte, come in un gioco, un modo insolito e non invadente di darsi carezze.
Fu un attimo, all'improvviso ritirai indietro la mano, mi alzai di scatto e fuggii impaurita per quello che stava accadendo, lui non sapeva, mentre io sapevo che stavamo spingendosi oltre quel confine che non dovevamo e non potevamo superare, per evitare che quell’imprevedibile e confuso sentimento che entrambi provavamo potesse trasformarsi nella nostra maledizione.
Scappai fuori, incurante della pioggia, sfinita senza forza, mi sedetti in modo scomposta in quell’angolino che in parte mi proteggeva dalla pioggia. Lui giunse, mi scusi non riesco a capire ciò che è successo e perché.
La pioggia bagnandomi mi aveva restituito un po’ della mia razionale saggezza. No, lei non ha colpa per quello che è successo, ma un segreto che non riesco a comunicarle mi blocca, non so cosa fare, un impulso mi spinge a confessarlo, ma subito emerge l’altro che zittisce le mie parole, così resto in silenzio. Un silenzio che mi soffoca, ho paura di distruggere i miei sogni infantili stravolgere la sua esistenza e questo non lo desidero.
Non dimenticherò mai il nostro primo sguardo, quel lento procedere dell’uno verso l’altro. Ogni notte sognavo il suo volto, ma non posso permettervi di alimentare un fuoco e non posso neppure resistervi, perché nessuno può passare attraverso il fuoco dell’amore senza consumarsi ed io non voglio danneggiare la sua vita. Lei è ciò che di più bello la vita mi ha prima negato e poi donato, non dimenticherò mai i giorni che abbiamo trascorso insieme, ma non capisco cosa mi sta accadendo, sono terribilmente confusa, forse perché lei mi toglie il respiro. Non capisco più cosa provo, quale è il tipo di amore, forse è solo un’illusione. No, non voglio più incontrarla, mi abbandoni ancora, mi lasci qui da sola. Vattene… ti odio.
No Ely, non posso, non comprendo cosa accade, tutto mi appare così stravagante ed assurdo, ho bisogno di lei, non può spegnere di colpo quella luce che ha illuminato la mia esistenza, ma se ha deciso di spegnermi, proverò a rispettare la sua decisione anche se non la comprendo e mi ferisce profondamente: vuoi che vada via per sempre?
Si lo voglio! Vattene. Ti odio.
Ely, spero che lei possa presto ritornare ad essere la Ely che ho conosciuto, ma sappia che ovunque lei sarà, ci saranno sempre i miei pensieri… con te.
Lo vidi allontanarsi lentamente sotto la pioggia e potei finalmente liberarmi dall’angoscia e della paura che mi aveva assalita, piangendo.
Dopo pochi minuti telefonai all’unico uomo che ho sempre avuto vicino, da quanto l’ho conosciuto: ho bisogno di te, mi vieni a prendere? Dopo avergli dato le indicazioni ho interrotto la comunicazione e mi sono raggomitolata su me stessa e ho atteso il suo arrivo.