Nata Indesiderata
Compleanno
di Antonio Sammartino
Erano ormai diversi giorni che ci incontravamo e come uomo non aveva mai tradito le mie aspettative, per cui iniziavo a pensare di dirgli finalmente chi ero.L’occasione poteva essere il giorno del mio primo compleanno da quando lo avevo conosciuto.
Ricordo eravamo in un bar seduti, quando mi chiese se ci saremmo incontrati il giorno successivo, gli risposi che avevo un impegno di lavoro, poi dovevo preparare una relazione in modo da essere libera il giorno successivo in quanto era il mio compleanno.
Benissimo, mi interruppe subito con l’entusiasmo tipico di chi ha ricevuto una splendida notizia. Non ha scampo dobbiamo festeggiarlo insieme, lasci che prepari tutto io.
A che ora ci vediamo?
Ho capito e accennando ad un timido sorriso di complicità gli risposi. quindi non posso liberarmi della sua presenza?
Si esatto, se rifiuta vengo ad attenderla sotto casa e la rapisco. L’aspetto sulla nostra panchina verso le 16.00.
Risposi di si.
Rimasta sola fui assalita da un ondata di euforia, uno dei giorni che avevo sempre sognato, si stava per realizzare. In quei momenti emergeva la bambina che era in me per invadere la realtà, al fine di poter continuare a crescere, era il soddisfare di quel bisogno che poteva far continuare la crescita emotiva che si era arrestata quando anche il nonno mi aveva abbandonata al mio destino.
Forse questo bisogno inconsapevole di crescita mi bloccava a non rivelare realmente chi fossi. Attraverso quell’incontri stavo recuperando gradualmente, a livello emotivo, le esperienze che erano state negate alla bambina che ero. Vi sono dei legami affettivi che occorre vivere con entrambi i genitori per poter crescere in armonia ed apprendere a gestire i propri affetti, al fine di poter costruire una sana relazione con un partner.
Al mattino presto del giorno del mio compleanno bussarono, invitandomi a scendere per ritirare un qualcosa che non capii cosa fosse.
Scesi e vidi un ragazzo con in mano un vivace e meraviglioso bouquet di rose dai tanti colori con stelo corto e verde decorativo. Ritirai il bouquet e ritornai in camera per leggere il bigliettino che sovrastava con discrezione quel magnifico giardino di rose: AUGURI, è difficile per me trovare le parole giuste, averla incontrata è stato un turbine, che ha sconvolto la mia ragione, vi sono parole che un qualcosa che mi è incomprensibile non ha il coraggio di liberare, perché qualsiasi parola sarebbe troppo banale e sconfitto dalla sua perfezione, mi affido al significato dei diversi colori del bouquet.
Quel bocciolo chiuso è il simbolo di un amore casto, mentre quello sbocciato è al giovanile splendore. Il colore rosso è simbolo di amicizia, di ammirazione, di bellezza che non lascia indifferenti perché la sua forza smuove la passione. Ecco che interviene la rosa arancia simbolo del legame tra il fascino e l’eleganza, che crea emozioni e amicizia, un chiaro messaggio per comunicarle che l’ammiro. Non poteva mancare la rosa bianca, simbolo del suo aspetto incontaminato di un amore puro, un tocco di raffinata eleganza e la rosa blu che simboleggia l’irraggiungibile ed offre un senso di serenità e di pace interiore.
Auguri di buon compleanno, l’aspetto contando i secondi che ci separano sono ancora tanti, sono circa 25.000 secondi.
Il tempo è inesorabile e per fortuna non si arresta mai. Alle 16.01 i nostri sguardi si incrociarono ed entrambi siamo corsi l’uno verso l’altro fino a scontrarci, i nostri corpi non erano mai stati così vicini e inevitabile fu quell’abbraccio soffocante e mi baciò sulla fronte, mentre con la sua mano destra accarezzava la mia guancia; un brivido intenso di felicità attraversò il mio corpo, restammo abbracciati per alcuni secondi, poi mi disse è in ritardo di un secondo ed io già temevo di non vederla giungere.
Lo ringraziai per le fantastiche rose e soprattutto per quel suo messaggio. Abbracciati ci avviammo verso la panchina, mi fece sedere, si inginocchiò di fronte, guardandomi negli occhi mi pose un piccolo pacchetto.
Un presagio funesto attraversò la mia mente, temendo che il tutto stava trasformandosi in una manifestazione di una non desiderata dichiarazione d’amore e che il suo comportamento fosse uguale a quello di tutti gli altri uomini che dopo preliminari illusori di tenerezza manifestavano il loro unico desiderio di impossessarsi del mio corpo.
Mentre quei pensieri mi turbavano lentamente tolsi la carta e vidi la classica scatolina che poteva contenere solo un anello, aprii la scatola e con mia enorme sorpresa vidi dentro tre monetine una da un centesimo, una da due centesimi e una da cinque centesimi.
Lo stupore fu enorme, anche se liberatorio e il mio sguardo fu eloquente.
Senza scomporsi mi disse: ad ogni mio via prenda una monetina e senza voltarsi la lanci all’indietro oltre il cespuglio che si trovava dietro la panchina, prima quella da un centesimo, poi quella da due e infine quella da cinque centesimi.
E’ pronta?
Risposi di si e lanciai la prima monetina; l’istante successivo iniziai a sentire il dolce suono di un violino e dopo un secondo mi ritrovai davanti un giovane musicista che impassibile nel suo ruolo continuava a suonare.
Dopo qualche secondi mi disse: ora lanci la seconda monetina e iniziai a sentire il suono di un violoncello che riproponeva il medesimo pezzo.
Il tempo di disporsi ai miei lati lasciando un adeguato spazio fra loro, mi disse: ora lanci la terza monetina e da dietro il cespuglio uscì una bellissima bambina con treccine bionde con in mano un pacchetto e mentre me lo consegnava mi disse: AUGURI.
Tolsi la carta e vidi due scatole: aprii per primo la più grande e dentro vi era una collana strepitosa, lui la prese dalla scatola e me la mise al collo; aprii la seconda scatola e dentro vi era una coppia di orecchini della medesima fattura della collana.
Questi li deve mettere lei, perché non sono bravo in questa delicata operazione.
Mi alzai e abbracciandolo gli dissi: lei è straordinariamente folle.
Quella intensa emozione liberò alcune lacrime che prontamente con un fazzolettino me le asciugò, con un gesto di grande tenerezza e poi posò le sue labbra sui miei occhi. Con un filo di voce soffocato dall’emozioni dissi: grazie.
Sono io che ringrazio lei per aver restituito al mio triste viso la gioia del sorriso.