Nata Indesiderata
Ho impiegato una vita per trovarti.
di Antonio Sammartino
Da alcuni giorni mi ritornavano spesso alla mente i nomi che avevo letto e che mi facevano vivere in bilico fra il desiderio di conoscere finalmente mio padre, di cercare di scoprirlo come uomo, di capire i motivi per cui aveva completamente ignorato l’esistenza di sua figlia, ma ero terrorizzata dall’idea di scoprire che non era l’eroe che avevo sempre immaginato e che in realtà era una persona che non meritava di essere chiamato padre. Perdere i sogni che ti hanno aiutato nei momenti difficili è quasi come vivere un terribile trauma.
Alcune volte mi ero soffermato davanti a quella signorile costruzione che poteva essere la casa in cui forse viveva ancora lui o i suoi genitori, ma poi mi assaliva una insolita forma di disagio, una motivazione per allontanarmi. Un giorno, nel vedere una donna uscire dal portone istintivamente mi avvicinai e chiesi se li conosceva. Nel sentire quei nomi mi rispose immediatamente di si, ma ormai da anni si erano trasferiti e non sapeva dove, poi all’improvviso si ricordò l’indirizzo dove abitava il figlio, presi nota e mi allontanai. Nei giorni successivi mi recai spesso a quell’indirizzo, sperando in miracolo, che non avveniva ed io non trovavo le parole o una valida motivazione per bussare e non disponevo di alcun elemento per individuarlo e non volevo comportarmi come una ladra furtiva che entra nell’esistenza di altri, così decisi di rivolgermi ad un’agezia di investigazione chiedendo di voler conoscere le sue abitudini ed ottenere diverse sue foto, non desideravo altre informazioni in quanto non ero interessata ad indagare il suo privato, perché volevo scoprirlo direttamente o doveva essere lui eventualmente a raccontarmele. Fornii loro le poche informazioni che disponevo e mi allontanai.
Trascorsero diversi giorni prima di riceve una loro telefonata in cui mi fissarono un appuntamento presso l’agenzia. Ero molto emozionata quel giorno, anche se qualche timore mi turbava, ma finalmente potevo avere una minima idea di come fosse, speravo di scoprire in lui qualche piccolo particolare che mi fosse stato trasmesso dalla natura. Subito dopo aver ritirato il tutto e aver ricevuto alcune informazioni verbali, ritornai a casa.
In quei giorni ciò che maggiormente mi turbava era la consapevolezza che mio padre non aveva mai avvertito il bisogno di conoscermi, di venirmi a cercare anche senza farsi riconoscere. Perché? Non potevo averlo deluso perché non mi aveva mai conosciuta, è come se non sapesse della mia esistenza o forse lo sapeva e per lui rappresentavo una qualsiasi, nata indesiderata. Tutte le considerazioni potevano essere ragionevole se non ricevevo quei soldi, a meno che non era lui ad inviarmeli. Allora chi poteva essere così matto, metodico e puntuale nel farmeli avere? 2000€ al mese non sono pochi.
Nonostante i suoi 46 anni, mio padre era ancora un bel uomo o forse era il mio entusiasmo nel vedere per la prima volta il suo volto, anche se solo su una semplice foto, a farmelo apparire così straordinario. Ho trascorso diverso tempo nel guardare le diverse foto con l’intento di individuare i minimi dettagli e nel leggere più volte le informazioni ricevute. I suoi occhi, le principali linee del volto e altri piccoli e quasi insignificanti elementi. Nel leggere la relazione ricevuta dall’agenzia una informazione a cui non avevo fatto caso attirò la mia attenzione: a pranzo non tornava a casa e si recava sempre nel medesimo ristorante. Fu così che decisi, dopo qualche istante di indecisione di prendere qualche giorno di ferie, per poter anch’io andare in quel ristorante per vederlo da vicino, fra l’altro non era neppure distante da luogo in cui lavoravo.
Travolgente fu l’emozione quando entrai in quel ristorante e per la prima volta i nostri sguardi si incontrarono. Non fu difficile sedermi ad un tavolo vicino al suo, la cui posizione inevitabilmente ci obbligava a guardarci e per la prima volta lo sguardo di un uomo è stato per me fonte di un dolce turbamento; per la prima volta vicinissimi, un padre e una figlia, inequivocabilmente estranei. In genere sono disinteressata agli sguardi che scrutano ogni parte del mio corpo e il loro desiderio di possederlo, anche se a volte mi lusinga, ma in quella occasione ero particolarmente attenta alle sue reazioni, per cercare di capire. In quella occasione ho avuto la sensazione che non mi conoscesse, di non avermi mai visto.
Diverse volte mi aveva osservata, come si può osservare una donna la cui bellezza è impossibile ignorare, ma subito distoglieva il suo sguardo quando lo guardavo, mentre io continuavo nell’assurda commedia di non dedicarli particolari attenzioni, anche se un indomabile desiderio mi spingeva nella direzione opposta. Sul tavolo vi erano oltre agli occhiali, un libro: “Treno di Notte per Lisbona”, le chiavi della macchina e un cellulare Al termine del mio rapido pasto, sono andata via, ero troppo agitata, turbata, mentre lui eri ancora lì seduto tranquillo, lo sguardo quasi spento, forse triste, la sensazione che ebbi è che non fosse felice, mi fece molta tenerezza. Quel giorno pensai spesso a lui, soprattutto alla sua tristezza, mentre le mie sensazioni ora erano ambivalenti, quasi felice nel vederlo in quello stato perché mi aveva abbandonata e nello stesso istante triste perché nonostante tutto non riuscivo a provare rancore e odio nei suoi confronti.
Il giorno successivo mi recai di nuovo in quel ristorante, ma a volte il destino è beffardo, lui non c’era, il tavolo rimase vuoto, notai pochi clienti quel giorno. Fu triste non vederlo ed iniziai a rimuginare, forse mi aveva riconosciuta ed ha finto di non conoscermi, come lo sa fare solo un grande attore oppure i motivi erano altri ed io non potevo sapere. Non riuscii a mangiare molto e dopo aver atteso invano decisi di andare via e mentre uscivo, come per incanto comparve sulla porta. Che bastardo pensai, farmi soffrire così tanto e mentre uscivo i nostri sguardi inevitabilmente si scontrarono, lasciando in me un senso di smarrimento misto a incredulità. Nel pomeriggio mi recai in libreria per acquistare lo stesso libro che stava leggendo lui.