Nata Indesiderata
Riflessioni sull’abuso
di Antonio Sammartino
Nel riportare la narrazione di Ely ho tralasciato diversi particolari, perché vi erano incongruenze che allora decisi di non evidenziare, per evitare di bloccarla, di compromettere la sua fiducia o di favorire l'emergere di falsi ricordi, in quanto è difficile, nell’ascolto di particolari situazioni narrative emotivamente forti o abusanti, determinare quanto un ricordo riportato è vero, parzialmente vero o totalmente falso, perchè nella costruzione di un ricordo le informazioni vere possono combinarsi con elementi inventati. Ciò accade in quanto un ricordo non è una esatta riproduzione, ma una costruzione non fedele di un fatto, specialmente nei bambini che combinano insieme sogni e fantasie che interpretano come fatti realmente accaduti e frammenti di eventi che si sono verificati in tempi diversi che successivamente riproducono come se fossero accaduti nel medesimo tempo. Quindi occorre prestare particolare attenzione, ricercare riscontri specialmente quando si devono valutare memorie traumatiche; ovviante ciò non significa sminuire l’importanza e la veridicità dell’abuso infantile che costituisce un gravissimo reato che dovrebbe essere punito con estrema severità. Tuttavia è importante la veridicità del recupero dei ricordi traumatici, soprattutto per il bambino o la bambina che ha vissuto l’abuso e per le implicazioni che comportano nel futuro adulto. Una bambina vittima di abusi sessuali, specialmente se mai narrati e coperti da una barriera di silenzi, da adulta potrebbe non sentirsi sicura all’interno del suo corpo, per cui potrebbe percepire la sensazione di vivere i suoi pensieri e le sue emozioni fuori dal suo controllo, ciò le impedisce di poter fidarsi delle relazioni con gli altri e quindi attuare meccanismi di difesa psichici o psicosomatici, al fine di rimuoverli o meglio si dissocia, per evitare di pensarci e di percepire l’intenso dolore che quei ricordi potrebbero generare.
Queste esperienze sono difficili da raccontare perché la persona viene travolta dall’ansia, dalla paura, dalla vergogna, dal senso di colpa, da dolori psicosomatici percepiti in zone del corpo che hanno un riferimento simbolico con l’evento traumatico (ad esempio una bambina abusa potrebbe avvertire, quando tenta di accedere a questi ricordi, intensi dolori nel basso ventre o percepire un senso di soffocamento) tuttavia il ricordo inevitabilmente riemerge e quindi le relative emozioni, per cui la ragazza è costretta ad inibirle e a controllare i pensieri e i comportamenti. Se non vi riesce potrebbe reagire aggredendo il suo corpo (autolesionismo, anoressia, ecc.) ritenendolo incosciamente responsabile del suo dolore, per cui l’aggressione al suo corpo costituisce una difesa ad una immaginaria minaccia esterna.
In questi casi il primo obiettivo è che la ragazza (o la donna) acquisisca il senso della sicurezza e del controllo, affinchè possa riuscire a raccontare le esperienze di violenza sessuale subita, in quanto il ricordare induce un effetto benevole sul benessere psicologico e fisico della persona abusata, in quanto esiste una connessione tra ricordi, emozioni e stato di salute. Infatti è noto che quando si traduce un’esperienza in parole, diventa inevitabile per la mente esplorare il significato emotivo degli eventi e quindi effettuare un’elaborazione cognitiva che consente di dare un significato ai ricordi, rendendoli non frammentari e coerenti, in modo da poter essere inseriti nella storia personale. In altri termini, se si è disconnessi dalla propria storia, la persona agisce come se l’antico trauma si verificasse nel momento presente; riviverlo è un riconoscimento corticale che integra sensazioni e sentimenti originari, collegandoli nel loro contesto storico e non nella realtà attuale. Risuonava come un ricatto: io ti rassicuro, ti proteggo, ti do amore, ma tu in cambio mi dai il tuo corpo. Quando diventi adulta e un uomo ti dice che ti ama, la bambina che è in te ti ricorda che quel messaggio era il preludio di un abuso, di un inganno e come puoi credergli se ormai non hai più fiducia neppure in te stessa.