Nata Indesiderata
Ritorno al Passato II
di Antonio Sammartino
Dopo una rapida prima colazione sono uscita per andare al lavoro e verso sera invece di tornare a casa, sono andata in quella che era stata l’abitazione di mia madre che avevo abbandonato alcuni giorni prima del mio diciottesimo compleanno e solo poche volte vi ero ritornata per rivederla. La porta, le scale, tutto era rimasto uguale a come tanti anni fa. In quel luogo il tempo sembrava che si fosse fermato.
Dopo aver salita le scale, aprii la porta ed entrai. C’era un odore di chiuso, la polvere regnava ovunque, faceva caldo; appeso all’attaccapanni nell’ingresso vi era una vestaglia di mia madre pronta, come se qualcuno dovesse usarla nell’immediato. I miei passi risuonavano fra le pareti mentre ispezionavo tutte le camere. Quasi nulla era cambiato rispetto a quando ero andata via. Su una poltrona in camera da letto vi erano diversi abiti, mentre il disordine regnava ovunque, come l’odore dell’alcol, respiravo con fatica ed aprii tutte le finestre per togliere quel puzzo che mi ricordava il passato. Avevo la sensazione di sentire ancora quelle voci e i rumori che mi erano incomprensibili, ma che tuttavia mi turbavano e a volte mi spaventavano.Uscii di corsa per non sentire più e mi ritrovai in cucina, il mio sguardo si posò su quel tavolo che oltre ad essere il luogo del mio nutrimento, era depositario incolpevole della mia innocente violata vergogna.
Entrare in quella casa fu come un ritorno al passato che mi ero illusa di aver dimenticato, mentre nascosto nei luoghi più remoti della mia mente, spesso senza rendermene conto si insinuava nel presente, per catturarmi e darmi in pasto ad orribili mostri e fantasmi creati ad arte dalla mia distorta immaginazione. Rinchiusi tutto e fuggii via, ma nei giorni seguenti lentamente acquisii la consapevolezza che non potevo più fuggire davanti ai fantasmi del passato, dovevo affrontarli e farmeli amici, dovevo rivivere i tempi del mio passato, se volevo definitivamente traghettare nel presente.
Trascorsero alcuni giorni prima di recarmi in un’agenzia per formalizzare l’incarico di vendere l’appartamento e nel successivo fine settimana decisi di iniziare a liberarmi di tutto ciò che si trovava in quelle camere in cui avevo vissuto per anni, ma sentivo che non mi appartenevano anche se ormai erano di mia proprietà, mi turbava esserci dentro, forse per questo avevo deciso di buttare via tutto e mentre mi spostavo in quell’ambiente che percepivo ostile tu eri lì, ti muovevi, mi seguivi, non so come e perché, mi sembrava che tu fossi tornata in vita, insieme ai miei ricordi di bambina. In realtà non sapevo se i miei erano ricordi o sgangherate fantasticherie. Da piccola mia madre si era presa cura di me in modo dolce e premurosa, non mi faceva mancare nulla, poi qualcosa cambiò all’improvviso, non so per quale motivo, forse era molto presa a pensare al futuro che si era dimenticata di vivermi nel presente ed iniziò ad essere intransigente, autoritaria, parlava poco e picchiava molto, mi infliggeva i castighi più strani, quasi tutti corporali. All’inizio mi adagiava sulle sue cosce e si limitava a sculacciarmi fino a quando le natiche non diventavano livide, successivamente iniziò ad impormi anche di spogliarmi in modo da potermi sculacciare sulla pelle nuda, ritenendo che quelle sue punizioni fossero necessarie per educarmi, non capivo di cosa e questo mi faceva sentire colpevole anche se non avevo colpe da espiare, punizioni che si ripetevano con assidua frequenza, forse era diventato un modo per scaricare su di me le sue frustrazione e la sua rabbia. Oltre al dolore provavo un’intensa vergogna, ma con il trascorrere del tempo iniziai a desiderare di essere sculacciata, picchiata, umiliata, anche se non capivo il perché, piangevo e provavo uno strano piacere che mi spingeva a provocare mia madre, per poter essere punita, forse perché erano gli unici momenti in cui mi manifestava la sua vicinanza.
Quando avverti un forte bisogno di amore sei disposta a tutto pur di illuderti di averlo. Se mi picchiava allora voleva dire che a suo modo mi voleva bene. Questa mia confessione non deve trarre in inganno perché una sculacciata può procurare piacere ad un adulto che la desidera, ma non bisogna mai picchiare o maltrattare i bambini, perché questa violenza e abuso fisico lasciano segni quasi indelebili nella loro mente, l’esistenza per loro diventa più difficile, così come lo è stato per me.