Nata Indesiderata
Lettera ai Genitori II
di Antonio Sammartino
Intorno vedevo che tutti avevano le attenzioni e l’amore, mentre io avevo il NULLA e nella testa tante voci che cercavo di soffocare nel silenzio e allora chiudevo gli occhi per lasciare che le emozioni prendessero il sopravvento fino a farmi perdere i sensi.
Mamma, tu non sai quante volte la mattina svegliandomi avrei voluto raccontarti i miei sogni, le mie giornate, i miei umori, gioie e dispiaceri, ma purtroppo non hai mai avuto tempo per ascoltarmi, forse perché anche tu non eri mai stata ascoltata quando eri bambina, forse anche tu sei stata picchiata e ignorata dai tuoi genitori e con il tempo ho preferito isolarmi nel mio silenzio, convinta che raccontando, nessuno mi avrebbe creduto, perché in presenza degli altri eri molto diversa, mi chiamavi perfino amorino della mamma.
Il mio trauma più inquietante è stato quello di avere una madre apparentemente normale per il pubblico, ma perversa e imprevedibile fra le mura domestiche.
Con il tempo ho scoperto che le madri che maltrattano i figli sono generalmente donne impulsive e immature che vivono facilmente periodi di ansia, caratterizzati da impulsi di collera violenta. Anche se i loro bisogni di dipendenza sono intensi, la loro esperienza infantile le hanno rese estremamente diffidenti, per cui sono riluttanti o incapaci di stabilire strette relazioni. Diverse di loro, sul piano sociale sono isolate, per cui non avendo altri a cui rivolgersi cercano conforto e cure nei figli, che trattano come se fossero oggetti da possedere.
La maggior parte di queste donne ha vissuto un’infanzia priva di cure materne, alcune di loro sono state anche maltrattate oppure hanno vissuto lunghe esperienze di separazione o ripetute minacce di abbandono, per cui hanno maturato un attaccamento ansioso. Anche se desideravano ricevere attenzioni, la loro aspettativa è stata quasi sempre il rifiuto, per cui le minacce di abbandono le hanno rese fortemente angosciate di fronte a qualsiasi tipo di separazione e fortemente arrabbiate nei confronti dei genitori. La mancanza di risposta e di aiuto nei momenti di difficoltà, combinati ai ripetuti rifiuti, le hanno rese profondamente sospettose nei confronti di tutti.
Mamma con il tempo ho capito che ti sei trovata ad affrontare la vita da sola, senza l’aiuto della tua famiglia, senza un partner, per cui sei stata invasa da un profondo stato d’ansia che mi hai trasmesso. Percepivo la tua fragilità dai tuoi strani comportamenti, leggevo spesso nei tuoi occhi la paura, inerme di fronte alle difficoltà anche non sono mai state di tipo economico. Non sapevo e non capivo quale fosse la fonte di quel benessere, anche se speravo che fosse il mio papà nonostante ci avesse abbandonato, non si era dimenticato di noi.
So che non è tutta colpa tua, perché ognuno di noi trasmette ai figli ciò che i loro genitori a loro volta gli hanno donato, ma ciò non giustifica i tuoi comportamenti nei miei confronti anche se li comprendo, la tua colpa è stata quella di non aver saputo curare le ferite che ti avevano inferto. Mamma, dovevi fornirmi un modello su cui costruire la mia esistenza di donna prima e di madre poi e in questo non hai fallito, perché hai avuto il grande merito di insegnarmi con il tuo esempio a NON ESSERE QUELLA CHE TU SEI STATA PER ME.
Mamma, Papà non so se vi amo, ma sicuramente non vi odio per quello che mi avete fatto, perché voglio essere diversa da voi se un giorno non avrò più paura di fare ai miei figli ciò che voi avete fatto a vostra figlia, riaccendendo così la mia voglia di poter gioire con un partner e con la presenza di un figlio. Credo che per molti sia difficile comprendere la differenza che esiste fra un genitore che sembra esserti vicino, ma privilegia quasi esclusivamente i suoi bisogni, mascherati dall’illusoria magia delle parole “amorino mi sono sacrificata per te, ho dedicato tutta la mia vita alla famiglia” che crea in noi bambini solo un incomprensibile senso di colpa e quel genitore che ti ha abbandonato al tuo destino, perché entrambi hanno ignorato i bisogni primari di una figlia, anche se in modo diverso. Forse non avete mai compreso che una figlia si sente amata solo se cresce in una famiglia sana, ma purtroppo la nostra famiglia, non è mai stata una famiglia, ma un qualcosa che non riesco a definire. Ditemi voi cosa è stata la nostra.
Papà, forse tu non conosci la magia che questa parola esercita su una figlia; sono tante le cose che avrei voluto dirti, ma non ho mai avuto la possibilità di parlare con te, non ho mai potuto ascoltare il dolce suono della tua voce, non conosco neppure il tuo volto per poterti sognare. Nulla conosco di te, l’unico pensiero che riesco a pensare è che forse ero per te un dono indesiderato. Papà, potevi anche decidere di andare via un giorno, perché le persone a volte vanno via, ma potevi lasciarmi almeno il tempo di dirti tutto quello che avevo bisogno di dirti, avendo ancora un papà desideroso di ascoltare e rispondere alle domande di sua figlia, perché quegli ultimi scambi rimangono per sempre tra i ricordi di una figlia, come fonte di un malinconico dolore o come un inestimabile tesoro.
Il poter richiamare alla memoria quei dialoghi potevano alimentare la mia immaginazione oppure donarmi l’illusione di esserci ancora, perche un mondo senza papà è difficile da accettare. L’assenza di un padre è diversa da quella di una madre. Un padre non può essere considerato un surrogato della figura materna, un tipo di maternità al maschile, perché la genitorialità non può essere motivata solo da cure e affetto ossessivo, in quanto sono anche ruoli biologici, che poco si adattano ad una famiglia monogenitoriale.
Nel recente passato la figura paterna è stata fortemente ridimensionata, mentre nel presente si sta cercando di eliminarla totalmente sulla base di una delirante ideologia di genere. Le esperienze e l’ambiente in cui si vive possono favorire o alterare la nostra visione della realtà, per cui se non riusciamo a sviluppare le nostre potenzialità, non significa che non le possediamo, ma semplicemente l’ambiente e le esperienze che abbiamo vissuto non hanno consentito loro di emergere.
Le difficoltà vissute durante l’intera infanzia e adolescenza, senza alcun contatto con mio padre, con una madre abusante, devastata da alcool e dalle continue discussioni con il suo amante di turno, che spesso degeneravano in abusi fisici e psicologici, hanno avuto un influsso negativo sullo sviluppo della mia personalità. Forse ciò che mi ha salvato e mi ha dato la speranza che il mondo poteva anche essere diverso, è stata il legame con il nonno, con lui ho scoperto quel rapporto emozionale di cui percepivo il bisogno. Cercavo qualcuno che potesse apprezzarmi e l’ho trovato nel nonno e con lui si è rafforzata il convincimento che potevo trovarlo anche in mio padre, per poi poterlo accettare anche negli altri uomini. Anzi spesso pensavo che quello che mi aveva fatto credere di essere il nonno fosse in realtà mio padre, che per motivi che non riuscivo a comprendere si mostrava con una maschera.