A livello inferiore, le informazioni sensoriali attivano circuiti neuronali che impongono all’organismo di rispondere mediante riflessi. Anche le informazioni che giungono al cervello, vengono trasformate in comandi motori; tuttavia, queste trasformazioni non sono di origine meccanica, ma avvengono attraverso l’azione della mente, che crea una rappresentazione del mondo esterno, memorizza le sensazioni sotto forma di ricordi e decide come agire.

Quindi il Cervello è la sede della Mente

Le recenti scoperte sul funzionamento del cervello, le Terapie Brevi, la Psicoterapia del Momento Presente e la convizione che diversi disturbi della mente, se non sono conseguenze di anomalie fisiologiche del cervello, sono da considerare eventi causati da un Disagio Psicologico, suggeriscono un modo diverso di affrontare le problematiche psicologiche, rispetto all'approccio tradizionale.

La Terapia Breve Strategica, si pone come obiettivo l’estinzione dei sintomi, mediante la ristrutturazione della percezione che l’individuo ha di sé e del mondo che lo circonda, mediante un intervento terapeutico di breve durata (generalmente inferiore a 20 sedute), in quanto i disturbi psicologici derivano da una errata percezione del mondo esterno all’individuo e dal come reagisce nei confronti della realtà. I cambiamenti che questo tipo di terapia consente, non sono di tipo sintomatici, ma comportamentali, cognitivi ed emotivi e quindi ritenuti radicali e duraturi.

Per modificare la condizione problematica, questo tipo di terapia, non si pone come obiettivo la ricerca delle cause originarie, in quanto ritenute non necessarie, ma indaga su come funziona e si alimenta la condizione problematica, per poi scegliere successivamente, come intervenire per risolvere le modalità disfunzionali.

Indagare su un passato che ormai esiste solo nei ricordi, significa perdere tempo nell’analizzare situazioni, episodi ed eventi che sono già accaduti e che costituiscono quindi una realtà che ormai non può essere alterata, ma solo raccontata ed interpretata, mentre il presente è l’unica realtà che l’individuo può controllare e modificare, per cui agendo in modo attivo sul presente, è possibile consentire all’individuo di verificare se i comportamenti sono funzionali al suo benessere psicologico, in modo che osservando gli effetti sulla realtà esterna e su se stesso, l’individuo possa sostituirli, con l’aiuto dello psicoterapeuta, con altri più funzionali.

Quindi, sin dal primo incontro, lo psicoterapeuta focalizza l’attenzione sulle soluzioni tentate dall’individuo (e dalle persone a lui più vicine), per cercare di risolvere il problema, in quanto sono questi tentativi disfunzionali ripetuti nel tempo, che deterninano la persistenza e la complicazione della situazione problematica.

In altri termini, l’azione dello psicoterapeuta consiste nel cercare di spostare l’attenzione dell’individuo dal tentare soluzioni, verso la ricerca di modalità più funzionali; quindi non lavora sul passato, ma sul presente; non indaga sul perché esiste il problema, ma sul come funziona; non ricerca le cause, ma le soluzioni.

L’obiettivo è di suscitare nell’individuo una Esperienza Emozionale Correttiva, al fine di consentirgli di sperimentare un modo diverso e più funzionale di reagire a ciò che ha sempre percepito, come minaccioso e invalidante. A tal fine, lo psicoterapeuta suggerisce all’individuo di eseguire, tra un incontro terapeutico e l’altro, semplici compiti che riguardano cose da fare o da pensare. Compiti che variano in funzione del tipo di problema che l’individuo manifesta. In questo modo, l’individuo acquisisce la capacità a risolvere i problemi psicologici senza rigidità (utilizzando cioè di diversi modi per affrontare le problematiche) ed in modo non stereotipato, eliminando cioè quelle idee preconcette, difficile da modificare, non basate sull’esperienza diretta.

Per raggiungere questo obiettivo, nel modo più rapido ed efficace possibile, l’intervento terapeutico è di tipo attivo e prescrittivo. Se l’obiettivo non viene raggiunto, lo psicoterapeuta, sulla base delle risposte fornite dall’individuo, modifica la sua strategia, al fine di individuare quella più idonea per risolvere la situazione problematica.

La differenza, rispetto alle teorie tradizionali, è che le terapie brevi non si basano sulla natura umana e sulle definizioni di normalità o patologia psichica, ma rivolgono l’attenzione verso la funzionalità o la disfunzionalità del comportamento e sul modo con cui l’individuo si rapporta con la propria realtà, in quando, l’individuo di fronte ad una difficoltà personale o relazionale, cerca di risolverla mediante quella strategia che gli sembra essere la più adeguata. Se la strategia scelta funziona, la difficoltà si risolve in breve tempo, mentre se non funziona si intensificano gli sforzi nella medesima situazione, in quanto gli sembra essere ancora la più logica.

In questi casi, sono le tentate soluzioni, gli apparenti sforzi in direzione del cambiamento che lasciano la situazione immutata, per cui invece di risolvere il problema lo si alimenta e la persistenza finisce per cronicizzarlo.

Quindi, per modificare una situazione problematica, a livello strategico non è necessario comprendere le cause originarie, ma è più efficace agire sul perché esiste e sul modo in cui persiste nel presente. Occorre cercare di rompere quel circolo vizioso che si è determinato fra le tentate soluzioni e la persistenza del problema, in modo da vincere le resistenze al cambiamento che sono tipiche di ogni psicopatologia, al fine di indurre l’individuo a cambiare il suo modo di percepire la realtà e quindi il suo modo di reagire ad essa.