La paura è un istinto che serve a proteggere l’individuo dai pericoli, in quanto consente di associare ad alcuni stimoli, la percezione di un rischio imminente, al fine di spingerlo ad attuare comportamenti che gli consentono di sfuggire al pericolo. Tuttavia, le eccessive o ingiustificate paure, possono compromettere la qualità dell’esistenza, per questo motivo vengono considerate patologiche.

E’ noto da tempo che nel nostro cervello, il centro della paura è situato nell’Amigdala, in cui esistono anche due famiglie di neuroni. La prima, imprime il ricordo degli stimoli che spaventano, la seconda li elimina. Queste cellule cancella-paure sono i Neuroni Intercalari, la cui funzione è di fondamentale importanza, in quanto riescono a modificare i comportamenti, in modo che uno stimolo esterno, che all'inizio generava paura, non venga più, in una fase successiva, considerato pericoloso. In questo modo il cervello consente di evitare, che gli eccessivi timori, possono dare origine ad atteggiamenti fobici, in grado di influenzare le azioni dell’individuo, fino a bloccarle del tutto. I Neuroni Intercalari si attivano quando uno stimolo, che in precedenza aveva generato la paura, non viene più percepito come fonte di pericolo. Il fine è di tranquillizzare nel tempo l’originaria memoria ansiogena.

Per eliminare le fobie verso oggetti o situazioni, mediante le terapie comportamentali, occorre che vi sia un contatto reale con l’oggetto o le situazioni temute.

Secondo Lowenstein, le terapie cognitivo e terapeutico comportamentale sono particolarmente efficaci nella cura dell'Alienazione Genitoriale.

Con l’applicazione della terapia cognitiva, il bambino viene invitato a ricordare i momenti felici trascorsi con il genitore alienato, gli vengono fornite molte informazioni sulla situazione che teme. Il fine è di far riemergere nel bambino i sentimenti positivi nei confronti del genitore alienato, in modo da aiutarlo ad acquisire la consapevolezza del fatto che i suoi sentimenti di odio e di paura sono immotivati, per cui ne consegue che lo sono anche i suoi comportamenti di rifiuto. Alcuni terapeuti ricorrono anche a metodi shock, consistenti in un’esposizione forzata allo stimolo, fino a quando il bambino non riesce a controllare la sua ansia.

La terapia cognitiva è efficace nei casi di Alienazione Lieve o Medio, in quanto in quelli di Alienazione Grave il bambino, nel migliorare il rapporto con il genitore alienato, teme di perdere il genitore alienante. Questo timore si accentua se durante la seduta terapica è presente anche il genitore alienante.

Il terapeuta potrebbe operare più efficacemente, se non fosse presente il genitore alienante?

La risposta è affermativa. Tuttavia, la terapia potrebbe anche essere vanificata dall’azione malevole e denigratoria, messa in atto dal genitore alienante, quando si ritrova di nuovo da solo con il bambino. Per questo motivo è opportuno affiancare alla terapia cognitiva anche quella comportamentale, consistente nella Desensibilizzazione Sistematica, nell’Esposizione Graduata, nell’Allagamento e nel Modellamento. Il fine di questi trattamenti di esposizione è di ridurre la distanza tra il soggetto e l’oggetto, di cui si ha paura o si prova ostilità.

La Desensibilizzazione Sistematica, nucleo della terapia comportamentale, è una tecnica utilizzata per attenuare l’influenza emotiva degli stimoli fobici, al fine di controllare le paure. Il metodo consiste, nell’eliminare la risposta d’ansia condizionata, nei confronti di uno stimolo, associandovi eventi piacevoli o stati emotivi incompatibili fra loro, al fine di attenuare il legame che esiste tra lo stimolo ansiogeno e l’ansia ad esso associato.
L’elemento curativo, in questo caso, consiste nell’inibizione di risposte, che per la loro natura, non possono manifestarsi contemporaneamente. Ad esempio, si possono adottare tecniche di rilassamento, in quanto paura e calma non sono compatibili fra loro.
La procedura della desensibilizzazione sistematica consiste nel suddividere lo stimolo temuto, in una gerarchia di stimoli, in grado di produrre risposte d’ansia di intensità progressivamente crescenti. Il fine è di consentire una esposizione graduale allo stimolo temuto. Successivamente si passa all’apprendimento di tecniche di rilassamento da applicare durante l’esposizione alla gerarchia degli stimoli individuati nella fase precedente.
Spesso, al posto degli stimoli, si fa ricorso all’immaginazione del bambino, al fine di proiettare nella sua mente lo stimolo temuto. Se il bambino non è in grado di controllare la sua ansietà, l’esposizione o l’immaginazione viene arrestata e ripresa dopo che si è tranquillizzato. Lentamente il bambino riesce a resistere per periodi sempre più lunghi fino a quando la paura scompare.

L’Esposizione Graduata ha come obiettivo l’estinzione graduale della risposta ansiosa, suddividendo lo stimolo temuto in una gerarchia di stimoli, caratterizzati da differenti livelli nell’elicitare l’ansia. La tecnica consiste nell’esporre il bambino, ad uno stimolo graduale e progressivo in modo che possa lentamente controllare i suoi timori, iniziando da quello meno ansiogeno. Il passaggio a quello successivo avviene solo quando lo stimolo precedente non è più fonte di ansia. Ad esempio si può immaginare di creare situazioni di incontro in cui il genitore alienato e distante dal bambino, fino a giungere gradualmente a quelle in cui entrambi sono insieme nella medesima stanza.

L’Allagamento consiste nell’esporre il bambino a stimoli condizionati che creano ansia, in modo diretto e senza fare nulla per attenuarla, in quanto è stato verificato sperimentalmente che la vicinanza per lunghi periodi a questi stimoli consente, in tempi relativamente brevi, l’estensione della risposta. In altri termini, il bambino smetterà di avere paura e di essere ostile, se potrà trascorre periodi sempre più lunghi con il genitore alienato, in quanto è l’unico modo per fargli comprendere che la paura e l’ostilità sono immotivate. Se esiste il timore di eventuali abusi è necessario verificare lo stato della relazione del bambino con il genitore alienato, prima della separazione. Se era buono, si può tranquillamente ipotizzare che l’ostilità è il risultato di un programma di alienazione.

Il Modellamento. A volte può essere utile per il bambino osservare il modo in cui il terapeuta si relaziona con il genitore alienato. In questo modo, il bambino viene aiutato a vedere come il terapeuta, persona di cui si fida, affronta il problema. A seguito di questo condizionamento il bambino può meglio interagire da solo con il genitore alienato.

In sintesi la procedura seguita consiste, in una prima fase, nell’analizzare la condizione ansiogena al fine di determinare una serie di valori che, partendo da una immagine o da una situazione poco ansiogena, progressivamente procede verso situazioni di crescente stimolo ansiogena. Successivamente il bambino viene posto in uno stato di profondo rilassamento, facendogli immaginare la situazione di partenza. Nell’istante in cui la carica ansiogena si attenua, si passa ad uno stimolo di maggiore intensità. Il processo viene ripetuto fino a quando non si giunge all’eliminazione della condizione ansiogena.

La terapia di esposizione, il cui fulcro è nella desensibilizzazione sistematica, costituisce oggi lo strumento più efficace nel trattamento della sintomatologia ansiosa. Viene effettuata in vivo, in immaginazione, in trance ipnotica, in rilassamento profondo.