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In Italia, un bambino su TRE viene condannato ad essere orfano di GENITORE VIVO.

Condizionamento alla paura del bambino

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L'esperimento di Little Albert è un caso di prova empirica del condizionamento classico negli esseri umani e nello stesso tempo, un esempio di generalizzazione di uno stimolo. Oggi la realizzazione di quel test è considerata una pratica immorale in quanto Albert aveva solo otto mesi, tuttavia si consente a genitori patologici di condizionare alla paura i propri figli, al solo fine di allontanarlo dall’altro genitore.

In altri termini, il medesimo tipo di vile e crudele condizionamento alla paura, descritto nell’esperimento di Little Albert, viene oggi praticato dal genitore alienante, mediante un’analoga tecnica di condizionamento alla paura del proprio figlio, al fine di indurlo a rifiutare qualsiasi tipo di contatto con l’altro genitore.

Nel caso dell’alienazione, invece di usare un forte rumore (come nell’esperimento in seguito descritto), viene utilizzata la maldicenza e l’induzione alla paura verso l’altro genitore, attraverso l’iniezione, nella mente del figlio, di false memorie e di esperienze, non vissute dal bambino, che sono fonte di paure.
Questa forma di crudele condizionamento, è la ragione per cui spesso gli psicologi non riescono a comprendere l’immotivata paura, che il bambino dimostra nei confronti del genitore alienato.
Ciò accade, in quanto la paura non ha origine dal mondo interiore del bambino (perché il bambino non ha vissuto le esperienze che teme), ma è stata introdotta dall’esterno, attraverso il condizionamento effettuato dal genitore alienante.

L'esperimento di Little Albert

Al fine di determinare se la paura fosse innata o una risposta condizionata, nel lontano 1920 lo psicologo americano John. B. Watson (padre del comportamentismo) e la sua assistente Rosalie Rayner, effettuarono presso la John Hopkins University, un esperimento seguendo i principi del condizionamento classico, mediante il quale dimostrarono che era possibile condizionare un bambino a temere uno stimolo, anche se in precedenza quello stesso stimolo era considerato innocuo dal bambino.

Watson, per poter effettuare l’esperimento, offrì del denaro alla madre di un bambino, affinché acconsentisse a sottoporre suo figlio al condizionamento. Prima di iniziare l'esperimento, Little Albert (bambino usato nell’esperimento) fu sottoposto, per due mesi, ad una serie di test emozionali (senza alcun tipo di condizionamento), consistenti nel mostrargli, per la prima volta, un coniglio, un topolino bianco, un cane, una scimmia, maschere con e senza capelli, cotone idrofilo, ecc.

Durante questa prima fase dell’esperimento, Little Albert non mostrava alcun timore verso nessuno degli elementi precedentemente elencati. Ad esempio, il bambino giocava tranquillamente con un topolino bianco che veniva posto fra le sue gambe e non mostrava alcun timore nel toccarlo, anzi spesso cercava di afferrarlo con le mani.

Successivamente, nell’istante in cui il bambino toccava il topolino, Watson iniziò a colpire con un martello, una barra di acciaio sospesa, posizionata alle spalle di Albert, provocando un forte rumore. Il bambino, in questi casi iniziò a mostrare chiari segni di paura, seguiti da forti pianti. Dopo aver ripetuto diverse volte l’abbinamento dei due stimoli (rumore fonte di paura e l’innocuo topolino), ad Albert venne presentato solo il topolino.

Dopo il processo di condizionamento alla paura, Little Albert iniziò a manifestare una evidente angoscia seguita da pianti, alla semplice visione del topolino, da cui tentava in tutti i modi di allontanarsi. Il bambino aveva quindi associato l’innocuo topolino bianco (stimolo originale neutro) con il forte rumore (stimolo incondizionato) e stava riproducendo la stessa reazione emotiva di paura e pianto. In altri termini, l’originaria risposta incondizionata al rumore (fonte di paura), costituiva ora la risposta condizionata alla paura, indotta dalla semplice visione del topolino. L’esperimento di Little Albert dimostrò che:

  • L’introduzione di un forte suono (stimolo incondizionato) consentiva al bambino di manifestare la paura (risposta incondizionata)
  • L’introduzione di uno stimolo neutro (l’innocuo topolino) presentato contemporaneamente ad un forte suono (stimolo incondizionato) consentiva di trasferire la manifestazione della paura (risposta incondizionata).
  • La successiva introduzione di un topolino (stimolo condizionato) portava con se la paura (risposta condizionata).

L’esperimento dimostrò che un risposta naturale agli eventi, come la paura, poteva essere appresa mediante un processo di condizionamento. Sembra che la paura di Alberto non fu estinta, in quanto si allontanò dall’ospedale prima della somministrazione della desensibilizzazione sistematica.

Quello che segue è il filmato dell’esperimento di Watson:

 

Data Inserimento Post 19/04/2012 18:53:04  |  Social Bookmark
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