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In Italia, un bambino su TRE viene condannato ad essere orfano di GENITORE VIVO.

L'Abuso Emotivo nei bambini

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Nell’ambito del maltrattamento dei minori sono da tempo noti l’abuso fisico, sessuale ed emotivo. L’abuso emotivo ha ricevuto una minore attenzione nella società e in psicologia, essendo in parte più difficile da definire, accertare ed osservare. L’abuso emotivo non lascia segni visibili, le ferite restano nell’intimo. E’ difficile da individuare in quanto i genitori occasionalmente ricorrono, in buona fede, ad alcune azioni che potrebbero essere associate all’abuso emotivo. Tuttavia, non è il singolo episodio che può creare problemi, ma è il reiterarsi di tali azioni che trasformano quell’esperienza in abuso, a differenza dell’abuso fisico o sessuale, in cui un singolo episodio può essere definito come tale.

Il Federal Child Abuse Prevention and Treatment definisce l’abuso emotivo come la reiterazione di uno schema comportamentale, da parte dei genitori che trasmettono al minore la sensazione di essere inutile, inadeguato, non amato, non voluto, in pericolo e necessario solo per soddisfare i bisogni degli altri. Secondo Hamarman e Bernet, le principali azioni che contraddistinguono l’abuso emotivo possono essere sintetizzate dai seguenti termini: rifiutare, isolare, ignorare, terrorizzare, corrompere/sfruttare, aggredire verbalmente, sottoporre ad eccessive pressione i bambini.

Un ulteriore importante aspetto è che, per negare l’esistenza dell'Alienazione Genitoriale, si usano argomentazioni inconsistenti, al fine di associarla con la pedofilia. Fortunatamente, a livello psicologico esistono evidenti differenze che consentono di accertare, in modo inequivocabile, la verità. Infatti, i bambini vittima della pedofilia presentano alcuni o tutti i sintomi riconducibili al Disturbo Post Traumatico da Stress, mentre questi sintomi sono assenti nei bambini alienati. Inoltre, i bambini vittime dell’Alienazione Genitoriale, manifestano uno stile di comportamento che non è presente nelle vittime della pedofilia.

Ad esempio un bambino alienato narra l’abuso spontaneamente, in modo fluido, distaccato, senza alcun coinvolgimento emotivo ed è marcatamente esagerato nel racconto, mentre il bambino abusato spesso è reticente, in quanto emotivamente coinvolto, dimostra imbarazzo, tende a minimizzare la realtà. Inoltre il bambino alienato descrive il genitore alienante tutto in positivo e il genitore alienato completamente in negativo e il rifiuto si estende anche ai familiari del genitore alienato, mentre il bambino vittima di abusi fisici esprime rabbia anche nei confronti dell’altro genitore in quanto non ha saputo proteggerlo e ricorda esperienze positive anche con il genitore che l’ha abusato, inoltre il rifiuto non si estende ai familiari del genitore che ha perpetrato l’abuso.

L’alienazione genitoriale è una crudele forma di Abuso Emotivo in quanto le azioni poste in essere dal genitore alienante sono emotivamente violente, in quanto aggrediscono verbalmente, isolano, corrompono, rifiutano, terrorizzano, ignorano ed opprimono i figli, al fine di alienarlo dall’altro genitore.
Quando si sottrae un figlio ad un genitore, si sopprime una parte fondamentale dell’identità del bambino e della sua storia evolutiva, quindi si esercita su di lui una violenza, un abuso; mentre impedendo ad un genitore di avere un rapporto con suo figlio crudelmente si sopprime, la sua identità genitoriale, ciò che da senso alla sua esistenza, un aspetto vitale del suo sé, per cui si esercita su di lui una vile e crudele vendetta.

Quando un bambino è costretto a negare un genitore, non rinuncia solo alla persona fisica, ma anche all’attivazione dell’immagine interna corrispondente, per cui si arresta anche il processo di identificazione-differenziazione su cui si basa il suo sviluppo, condannandolo ad una perenne infanzia, rendendoli incapaci di agire in modo autonomo, inadeguati a sopportare il peso delle rinunce e delle sconfitte, alla costante sterile ricerca narcisistica di approvazione. Le bambine invece sviluppano una profonda insicurezza, bassa autostima e una fragilità psicologica, per cui il soddisfacimento istantaneo dei desideri, prevale sul senso della responsabilità verso se stesse e gli altri.

Un figlio alienato oltre a crescere senza un genitore, è oggi più solo rispetto ai bambini del passato, inoltre, inconsapevolmente acquisisce anche la convinzione che è il conflitto a decidere chi comanda, apprende il senso della delegittimazione della giustizia e il disvalore della legalità, per cui fa proprio lo stile comportamentale estorsivo e manipolante nei confronti di tutti, anche del genitore alienante, che diventa vittima di se stessa, incapace di liberarsi dalla trappola della perenne conflittualità e anaffettività, prigioniera di un attaccamento psicopatico ai figli, incapace di affrontare il loro disagio e di sopportare il sovraccarico educativo, in quanto invalidato dal cattivo esempio impartito ai figli. Risultato, il disastro totale di una esistenza trascorsa in una nube di negazione, fra tribunali e psicoterapisti, trasformando un bambino sano in un adulto patologico.

Generare la paura nei bambini per attivare la dipendenza

L’uso continuo della maldicenza (abitudine ad esprimere davanti ai figli, giudizi negativi sul proprio coniuge) induce il bambino a dipendere totalmente dal genitore alienante, in quanto appare essere l’unico che gli vuole bene e desideroso di accudirlo e nello stesso tempo induce nel bambino il desiderio di evitare il genitore alienato in quanto viene fatto percepire come persona in grado di nuocere.
Questa strategia consente di consolidare ulteriormente il legame fra il genitore alienante e il bambino. Infatti, secondo la teoria dell’attaccamento, quando un bambino percepisce la paura, reale o immaginaria, attiva il desiderio di ricerca della vicinanza e del conforto della figura di accudimento, cioè quel meccanismo di difesa geneticamente determinato il cui fine è di garantire la sicurezza.

Un bambino alienato da adulto presenterà gravi problemi di identità, temerà l’intimità, percepirà spesso il senso dell’abbandono che condizionerà fortemente le sue relazioni sentimentali ed affettive. Diversi adulti, che da bambini sono stati alienati, hanno confessato: pensavo che il mio papà (o mamma) non mi volesse, non pensavo che mia madre (o mio padre) non mi amasse, perché se non ti ama un genitore chi può amarti? Purtroppo il genitore che mi ha alienato viveva in una nube di negazione.

L’Affido Condiviso, è una premessa fondamentale per garantire la salute mentale dei bambini.

Data Inserimento Post 26/01/2012 13:19:38  |  Social Bookmark
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