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In Italia, un bambino su TRE viene condannato ad essere orfano di GENITORE VIVO.

Il Complesso di Edipo

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Alcuni idee della teoria di Freud vengono oggi usate, per fare terrorismo psicologico

Secondo Freud, il complesso di Edipo è la naturale tendenza dei bambini, verso i tre anni di vita, a manifestare un innamoramento per la loro madre e ad entrare in competizione con il padre, fantasticando di eliminarlo, per sostituirsi a lui. Freud riscontrò spesso questa fantasia nei suoi pazienti, per cui giunse alla conclusione che questo complesso, costituiva una tappa universale nello sviluppo affettivo dei bambini (in realtà Freud ha studiato un solo caso di bambini, quello del piccolo Hans).

Un’aspetto arbitrario del complesso di Edipo, coinvolge la sessualità femminile e il risentimento della donna nei confronti dell’uomo, che non è manifestazione di odio, ma invidia per il pene. Infatti Freud riteneva che la motivazione alla base dell’attrazione che le bambine provano verso il padre e il relativo disinvestimento affettivo verso la madre, fosse dovuto ad una invidia latente per qualcosa che il padre aveva in più rispetto alla mamma, che era fonte di immediata gratificazione, cioè il pene, che costituiva quindi l'aspetto caratteristico del complesso edipico delle bambine.

Il modello proposto da Freud pone all’origine la consapevolezza che le esperienze infantili e in modo particolare quelle con i genitori, sono fondamentali per lo sviluppo della personalità, tuttavia riteneva anche che alla base vi fossero violenti sentimenti di gelosia e ansia, che per molti studiosi sono invece una deviazione dalla vera natura dell’individuo. Inoltre l’idea che un bambino molto piccolo abbia impulsi e desideri sessuali (anche se inconsapevoli) potrebbe indurre, nei pazienti in analisi, a ricordare abusi sessuali che non sono mai realmente accaduti.

Questi falsi ricordi possono essere facilmente indotti in un bambino, durante la controversia che segue la fase di separazione, da una madre malevole che desidera distruggere ed eliminare la presenza paterna, con la inconsapevole complicità di psicologhe indottrinate.

Freud era convinto che vi fosse un conflitto all'interno dell'individuo, il cui apice e la cui risoluzione era nel Complesso di Edipo. Infatti il bambino, nel provare attrazione verso la madre, inizia una lotta per diventare, tramite il padre, l’uomo di casa. Secondo Freud se manca la figura paterna, il ruolo del bambino è confuso e il legame con la madre, più difficile da rompere, mentre se è presente, possono nascere sentimenti di colpa o inespressi sentimenti di odio verso il padre e di amore insolito verso la madre.

La storia di Edipo è molto diversa da come la percepisce Freud

Vi sono diverse versioni del personaggio di Edipo e delle vicende di cui è protagonista. Secondo la drammaturgia greca, Edipo figlio di Laio e Giocasta, senza saperlo uccise suo padre e successivamente sposò sua madre. Quando molti anni dopo emerse la verità, Giocasta si uccise, mentre Edipo si accecò per poi andarsene in esilio (secondo Freud, Edipo si accecò per il senso di colpa imposto dal suo Super-ego).
Il mito racconta che Laio, dopo aver tentato inutilmente di avere un figlio dalla sua unione con Giocasta, si recò a Delfi dall’oracolo di Apollo. Da questo apprese che la mancata discendenza era un bene per lui, in quanto una profezia affermava che sarebbe stato ucciso da suo figlio (Laio, aveva attirato sulla sua stirpe la maledizione degli Dei, avendo rapito Crisippo, figlio del re Pelope, del quale si era invaghito).
Laio a seguito di ciò ripudiò la moglie, tuttavia Giocastra, dopo averlo ubriacato, riescì ad unirsi con lui. Da questa unione nacque Edipo. Subito dopo la nascita, Laio fora con un chiodo i talloni di Edipo (Edipo significa piede gonfio) e lo affidò ad un pastore, affinchè andasse ad appenderlo sul monte Citerone. Il pastore invece si impietosì e lo affidò ad un altro che lo portò alla corte del re Polibo, che lo accolse amorevolmente come figlio.
Ad Edipo, ormai adulto, gli viene profetizzato dall’oracolo di Delfi, che avrebbe ucciso suo padre per poter successivamente unirsi in un rapporto incestuoso con la madre. Edipo, orripilato dall’idea e per scongiurare tale destino, si allontanò da quelli che riteneva essere i suoi genitori e si avviò ignaro verso Tebe. Lungo la strada Edipo incontra un arrogante sconosciuto (Laio) che pretende di farsi cedere il passo e tal fine aizza i suoi cavalli passado, con la ruota del carro, sopra il piede di Edipo. Da questo episodio nasce una rissa durante la quale Edipo uccide quello che per lui era un perfetto sconosciuto, mentre in realtà era suo padre Laio.

L’aspetto più interessante del mito di Edipo è che tutti i principali personaggi sono manipolati dall’oracolo e spinti verso un ineluttabile tragico destino, che suggerisce sia a Laio di non fidarsi di suo figlio, sia ad Edipo di ritenersi un figlio indegno, che per non uccidere suo padre è costretto a fuggire lontano da lui, ma il fato è in agguato e lo spinge a realizzare quello che il destino aveva ideato per Lui.
Quindi, dal mito di Edipo non emerge la figura di un figlio che desidera uccidere suo padre per ottenere l’amore esclusivo di sua madre, anzi è vero il contrario, Edipo fugge lontano da quelli che crede essere i suoi veri genitori, per evitare che si verifichi ciò che l’oracolo aveva predetto. Inoltre, dal mito emerge la figura di un padre che per difendersi dal figlio, lo allontana dalla famiglia e comanda di ucciderlo. E’ questa una tipica ossessione del patriarcato, che dominato dalla paura di essere detronizzato, uccide i propri figli. In realtà, il vero colpevole è l’oracolo di Delfi, dedicato ad Apollo, Dio solare e patriarcale, che si contrapponeva all’animo femminile armonicamente connesso alla natura e alla sessualità.

Nella realtà non esiste un destino ineluttabile, perché gli esseri umani scelgono sempre, anche quando decidono di andare contro il loro istinto. Infatti, se Laio non avesse dato ascolto all’oracolo, la profezia non si sarebbe avverata ed avrebbe così potuto amorevolmente allevare suo figlio, che a sua volta non sarebbe andato incontro al suo tragico destino e all’ideologia di morte dei falsi profeti.

Il mito di Edipo, è una visione decisamente riduttiva, che mortifica bambini e padri.

Per molti Freudiani, questa tragica storia, costituisce ancora una oscura minaccia nella relazione madre-bambino, per cui il superamento del complesso di Edipo è ancora considerato da questi, una tappa fondamentale nello sviluppo dell’Io del bambino che, per maturare dovrà staccarsi da sua madre e superare l’antagonismo con il padre, per poter successivamente identificarsi con lui. Quindi, il bambino deve percepirsi fuori dal legame più intimo della coppia (madre-padre), di cui il letto coniugale è il simbolo, altrimenti potrebbe crearsi in lui l’illusione di potersi sostituire al padre, un’illusione che può interferire negativamente sullo sviluppo della sua sessualità.

Nell’era moderna, l’aspetto manipolatorio dell’oracolo di Delfi viene perpetrato dalle Assistenti Sociali e dalle Psicologhe indottrinate che si fanno condizionare dalla nefasta credenza e dal pregiudizio indotto dal mito di Edipo, per cui, a prescindere dalla verità ritengono il padre sempre colpevole, la madre sempre vittima della forza brutale dell’uomo ed il figlio vittima innocente da proteggere dall’ira omicida del padre, per cui iniziano una lunga terapia per cercare traumi inesistenti in un bambino che ha avuto semplicemente la sventura di essere figlio di una madre malata che ha attuato una costante strategia di distruzione della figura paterna. 
Nella migliore delle ipotesi, le psicologhe indottrinate, ritengono che il rifiuto del padre e l’attaccamento verso la madre sia normale e che il tutto si risolva naturalmente con il superamento del complesso di Edipo.

Queste errate credenze impedisce, alle psicologhe indottrinate, di riconoscere (o accettare) l’azione manipolatoria di una madre malevole che nell’effettuare il lavaggio del cervello del figlio compromette seriamente, la capacità del bambino, di poter vivere una sana affettività anche da adulto.

Quindi, madri malevoli e inconsapevoli psicologhe indottrinate, collaborano nell’indurre false memorie e credenze nel bambino e un attaccamento evitante o ambivalente nei confronti del papà.

Una madre malevole, dopo aver raggiunto il suo perfido traguardo, può con orgoglio affermare: sono riuscita a prendere in giro e ad ingannare giudici, psicologhe e assistenti sociliali, mentre nella realtà ha semplicemente dimostrato di essere una stupida e squallida donna, che ha abusato della infantile fiducia che un figlio ha nei confronti della sua madre, perpetrando una vile violenza che andrebbe punito con il carcere e con la perdita dell'idonietà genitoriale

La verità, molto spesso è decisamente diversa, per cui gli operatori sociali freudiani sono inadatti a svolgere con imparzialità il compito che viene loro assegnato dai tribunali, che non è quello di rendere orfano i figli di padri vivi, ma di evitare che le madri malevoli (e più in generale i genitori) possano manipolare la consapevolezza e l'affetto dei loro figli.

Molto spesso, diversi padri vengono indotti ad accettare (mediante l’allontanamento obbligato) la profezia dell’oracolo moderno, che si identifica nelle psicologhe e assistenti sociali, che si sono ormai trasformate in profeti di morte, quando brutalmente separano i bambini dai loro papà (o genitori), per cui nel distruggere la figura genitoriale, perpetrano nell’era moderna il mito di Edipo, favorendo così nel bambino quell’inconsapevole atteggiamento di precoce distacco affettivo dal suo papà naturale. Cancellando il profondo legame fra padre e figlio, di fatto sospendono la memoria affettiva del bambino.

I profeti di morte considerano le loro buffe interpretazioni come fatti e la loro teoria come verità.

Occorre insegnare a questi buffi profeti di morte, che l’assenza di una figura genitoriale, inevitabilmente crea personalità insicure e inaffettive nelle relazioni familiari, che potrebbero successivamente esprimersi mediante comportamenti aggressivi, il cui fine è l’inconsapevole rivendicazione di affetti, quale fonte di conflitti irrisolti. Inoltre l’aver compromesso la loro capacità a vivere gli affetti, potrebbe indurli a replicare, sulla generazione futura, i loro irrisolti conflitti affettivi.

Un figlio ha il diritto di vivere con entrambi i genitori

Occorre distruggere il perpetuarsi di questa ideologia di morte, al fine di poter innescare quel circolo virtuoso basato sull’amore e la comprensione. Ciò può realizzarsi solo attraverso l’Affido Condiviso e la dura punizione del genitore, delle psicologhe e delle assistenti sociali, che attraverso l’inganno e le credenze pregiudiziali, rendono problematico la frequentazione dei figli con i genitori. Spesso gli operatori sociali si oppongono all’affido condiviso, affermando che il bambino non può essere considerato un pacco, in realtà quella del pacco è una loro patologica e stupida credenza, sono loro che da piccoli si sono percepiti come pacco, per cui proiettano questo loro disagio in una errata credenza, perché per un bambino è fondamentale poter vivere un sereno legame affettivo con entrambi i genitori, se questi hanno un amorevole atteggiamento nei suoi confronti.

Un bambino non deve temere che, nel manifestare affetto nei confronti del suo papà, possa comportare la perdita dell’affetto della sua mamma, con cui convive. Il loro rifiuto di un genitore è un doloroso grido di allarme, che inviano per segnalare il bisogno che qualcuno risolva quel problema che lui da solo non è in grado di affrontare, ma purtroppo i profeti della morte sono incapaci di ascoltare e comprendere. Occorre avere il coraggio ad essere autorevoli e non cedere all’apparente volontà del bambino, se si vuole essere educatore ed è crudeltà gratuita chiedere ad un bambino di scegliere con quale genitore desidera vivere, perché un bambino non può scegliere il genitore migliore, ma quello che gli appare essere il più forte, che è sempre quello con cui convive. Questo è un altro fondamentale motivo per promuovere l’Affido Condiviso, perchè

un figlio ha il diritto di vivere con entrambi i genitori

Prima di completare questo articolo sul Complesso di Edipo, credo sia opportuno riportare alcune riflessioni di Peterfreund (psichiatra e psicanalista americano) sui psicoterapeuti indottrinati che manipolono la psicoterapia.

Secondo Peterfreund il terapeuta indottrinato crede di comprendere il caso fin dall’inizio e quindi lo adatta alla teoria a cui aderisce, per cui i significati che accetta sono in gran parte ipotizzati, quindi non scoperti; in altri termini, vedono solo ciò che è conforme alle loro credenze e convinzioni.

Le loro relazioni ripropongono sempre i medesimi temi, con variazioni di scarsa importanza, per cui il processo psicoanalitico si trasforma nell’obiettivo di indurre il paziente a credere nella iniziale interpretazione dello psicoterapeuta. Le libere associazioni richieste ai pazienti, molto spesso vengono da loro selettivamente filtrate, al fine di farle aderire (a volte con forzature) alla loro ipotesi interpretativa, per cui il processo terapeutico si riduce ad un puro procedimento di sottile indottrinamento. Se il paziente non accetta l’ipotesi interpretativa, ciò che manifesta viene considerato come resistenza priva di intrinseca leggittimità, in quanto lo psicoterapeuta è convinto di possedere la verità, sotto forma di dogma (ad esempio, angoscia da castrazione, complesso di Edipo, rivalità fraterna, invidia del pene, ecc), che gli deriva dalla sua credenza di profondo conoscitore dei meccanismi dell’inconscio, per cui finiscono per formulare interpretazioni anche in assenza di libere associazioni, per cui il paziente non viene ritenuto in grado di confermare, rivedere o respingere le interpretazioni proposte. Inoltre, i fattori ambientali e quelli relativi alla personalità dei genitori, sono ritenuti significativi solo nella misura in cui influiscono sullo sviluppo edipico, per cui spesso allontanano tutti i protagonisti che potrebbero contrastare le loro credenze (generalmente il papà e tutto il suo ramo parentale).

Peterfreund ritiene superate tutte le teorie cliniche freudiane, in quanto l’esperinza soggettiva di ciascun paziente è estremamente differenziata, inoltre le idee fondanti della psicoanalisi tradizionale hanno un limitato valore euristico. Infatti, i metodi stereotipati, con le loro congetture predefinite (Complesso di Edipo, ecc) esercitano un fascino su diversi psicoterapeuti, in quanto offrono loro una semplice e rapida comprensione del trauma o presunto tale. Tuttavia queste interpretazioni a priori potrebbero essere false, perché imposti al paziente dall’esterno.

E’ estremamente semplice indurre in un bambino una falsa memoria.

Peterfreund considera le teorie di Bowlby più aderenti alla realtà, ritiene ancora valido il metodo delle libere associazioni ed è convinto che l’efficacia della pratica psicoanalitica sia dovuta alla possibilità offerta ai pazienti di esprimere le proprie emozioni e di sperimentare esperienze emotive correttive nel rapporto col terapeuta. Il paziente dovrebbe essere sollecitato in analisi ad avere un atteggiamento attivo e ad esprimere ciò che maggiormente lo disturba, affinchè possa sviluppare la consapevolezza dell’esistenza di diversi livelli di esperienza e di stati emozionali.

Data Inserimento Post 20/08/2011 06:38:14  |  Social Bookmark
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