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Le favole di Esopo

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Esopo (VI secolo a.C) è un favolista greco. Le sue favole venivano lette, per scopi didattici, come primo apprendimento della lingua. La struttura dei testi, estremamente semplice, consiste nella narrazione di un episodio che ha gli animali come protagonisti, ciascuno dei quali con specifiche caratteristiche: il montone è stupido, la volpe è astuta, il lupo è ingordo e così via. Il confronto tra i personaggi produce sempre un vincitore e uno sconfitto.

La volpe e l'uva
Una volpe affamata scorse alcuni grappoli d'uva che pendevano da una vite e volle afferrarli. Ma non riuscì a raggiungerli e mentre si allontanava, commentò tra sé: "Non sono mica maturi!".
Morale: alcuni uomini, se per la loro incapacità non arrivano alla meta, danno la colpa alle circostanze.

Il lupo e la vecchia
Un lupo affamato vagava in cerca di cibo. Giunto in un certo luogo, udì un bimbo piangere e una vecchia che gli diceva: "Smettila di frignare, se no ti do subito al lupo!".
Il lupo, credendo che la donna parlasse sul serio, stette ad aspettare per un pezzo, ma quando calò la sera, senti ancora la vecchia vezzeggiare il bimbo e dirgli: "Se verrà il lupo, figliolo, lo uccideremo". Dopo aver udito questo discorso, il lupo se ne andò, commentando: "Qui dicono una cosa e ne fanno un'altra".
Morale: vi sono individui che non fanno seguire le azioni alle parole.

L'asino e il cagnolino
Un tale, che possedeva un cane maltese e un asino, giocava continuamente con il cane e se talvolta pranzava fuori, portava sempre a casa qualche bocconcino da gettargli quando quello gli correva incontro scodinzolante.
Un giorno l'asino, che era geloso, accorse anche lui e a furia di saltare, colpì il padrone con un calcio. Allora l'uomo sdegnato, ordinò che lo portassero via a bastonate e lo legassero alla greppia. 
Morale:  non tutti possono fare le stesse cose.

Il nibbio che nitriva
Una volta il nibbio aveva una voce acuta ben diversa da quella di oggi. Ma un giorno udì un cavallo che nitriva in modo splendido e volle imitarlo. Nonostante i continui tentativi però, non riuscì a riprodurne bene il verso e d'altro canto, finì per perdere anche la propria voce. E così non ebbe né la voce del cavallo né quella che possedeva in precedenza.
Morale. le persone di scarso valore, se per invidia tentano di imitare ciò che è contrario alla loro natura, rischiano di perdere anche le qualità che possiedono.

L'acquila dalle ali mozze e la volpe
Una volta un’aquila fu catturata da un uomo. Questi le mozzò le ali e poi la lasciò andare, perché vivesse in mezzo al pollame di casa. L’aquila stava a capo chino e non mangiava più per il dolore: sembrava un re in catene. Poi la compro un altro, il quale le strappò le penne mozze e con un unguento di mirra, gliele fece ricrescere. Allora l’aquila prese il volo, afferrò con gli artigli una lepre e gliela portò in dono. Ma la volpe che la vide, ammonì:
"I regali non devi farli a questo, ma piuttosto al padrone di prima: questo è già buono per natura, l’altro invece è meglio che tu lo rabbonisca, perché non ti privi delle ali se ti acchiappa di nuovo".
Morale: va bene ricambiare generosamente i benefattori, ma bisogna anche guardarsi prudentemente dai malvagi.

L'usignolo e lo sparviero
Posato su un’alta quercia, un usignuolo, secondo il suo solito, cantava. Lo scorse uno sparviero a corto di cibo, gli piombò addosso e se lo portò via. Mentre stava per ucciderlo, l’usignuolo lo pregava di lasciarlo andare, dicendo che esso non bastava a riempire lo stomaco di uno sparviero: doveva rivolgersi a qualche uccello più grosso, se aveva bisogno di mangiare. Ma l’altro lo interruppe, dicendo: "Bello sciocco sarei, se lasciassi andare il pasto che ho qui pronto tra le mani, per correr dietro a quello che non si vede ancora! ".
Morale: stolti sono coloro che nella speranza di beni maggiori, si lasciano sfuggire ciò che possiedono.

L’usignolo e la rondine
La rondine consigliava all'usignolo a nidificare, come lei, sotto il tetto degli uomini e a condividere la loro dimora. Ma quello rispose: "Non desidero ravvivare la memoria delle mie antiche sventure; per questo vivo nei luoghi solitari.
Morale: chi è stato colpito da una sventura cerca di sfuggire anche dal luogo in cui è avvenuta la sventura.

Il debitore ateniese
Un debitore, a cui era stato ingiunto dal creditore di pagare il suo debito, sulle prime lo pregò di concedergli una dilazione, dichiarando che si trovava in cattive acque. Non riuscì però a convincerlo; e allora gli portò una scrofa, l’unica che possedeva, e, in sua presenza, la mise in vendita. Gli si avvicinò un compratore, chiedendo se quella era una scrofa che figliava, e lui l’assicurò che non solo figliava, ma presentava anche una particolarità straordinaria: alla stagione dei Misteri figliava femmine, e per le Panatenee, maschi.
A questo discorso, l’ascoltatore rimase a bocca aperta, ma il creditore soggiunse: perché ti meravigli? Questa è una scrofa che per le Dionisiache, ti figlia anche dei Capretti
Morale: diversi individui, per il proprio interesse, senza esitare giurano le più inverosimili falsità.

Il Moro
Un tale comperò uno schiavo moro, pensando che il suo colore fosse dovuto all’incuria del precedente proprietario. Condottolo a casa, provò su di lui tutti i detersivi e tentò di sbiancarlo con lavacri di ogni sorta, ma non riuscì a cambiargli il colore, anzi con tutti i suoi sforzi lo fece ammalare.
Morale: le qualità di un individuo si conservono nel tempo.

Il pescatore che batteva l'acqua
Un pescatore pescava in un fiume. Dopo aver teso le reti e sbarrato la corrente dall’una all’altra riva, batteva l’acqua con una pietra legata a una funicella, perché i pesci, fuggendo all’impazzata, andassero ad impigliarsi tra le maglie. Vedendolo intento a quest’operazione, uno degli abitanti del luogo si mise a rimproverarlo perché insudiciava il fiume e rendeva loro impossibile bere un pò d’acqua limpida. E quello rispose: "Ma se non intorbido così l’acqua a me non resta che morir di fame".
Morale: per
i demagoghi gli affari vanno bene specialmente quando sono riusciti a seminare il caos .

L'alcione
L’alcione è un uccello amante della solitudine, che vive sempre sul mare e fa, dicono, il suo nido sugli scogli vicini alla costa, per sfuggire alla caccia degli uomini. Un giorno un alcione che stava per deporre le uova, posandosi su di un promontorio, scorse una roccia a picco sul mare e andò a farci il nido. Ma una volta, mentre esso era fuori in cerca di cibo, accadde che il mare, gonfiato dal soffio impetuoso del vento, si sollevò fino all’altezza del nido e lo inondò, affogando i piccoli. Quando, al suo ritorno l’alcione vide quel che era accaduto: Me misero, esclamò, per guardarmi dalle insidie della terra mi rifugiai sul mare e il mare mi si è dimostrato ben più infido di quella.
Morale: senza rendersi conto, alcuni individui nel guardarsi dai nemici, si abbandonano nelle braccie di certi amici che si dimostrano essere peggiori dei nemici.

Le volpi sul Meandro
Un giorno un branco di volpi si radunò sulle rive del fiume Meandro per abbeverarsi, ma per quanto si esortassero a vicenda, non osavano scendere, intimorite dallo scroscio della corrente. Allora una di esse venne fuori a svergognare le compagne e irridendo alla loro pusillanimità, come colei che si credeva più brava delle altre, balzò arditamente nell’acqua. La corrente la trasportò nel mezzo. Le compagne, stando sulla riva, le gridavano: Non abbandonarci; torna indietro a farci vedere da che parte si passa per bere senza pericolo! E quella, mentre la corrente la trascinava via: "Devo portare una risposta a Mileto , diceva, e non voglio mancare. Quando torno indietro ve lo farò vedere"
Morale: per fare gli spavaldi alcuni individui si caccia da solo nei guai.

La volpe con la pancia piena
Una volpe affamata, vedendo nel cavo di una quercia, del pane e della carne lasciativi da qualche pastore, vi entrò dentro e li mangiò. Ma quando ebbe la pancia piena, non riuscì più a venir fuori e prese a sospirare e a gemere. Un’altra volpe che passava a caso di là, udì i suoi lamenti e le si avvicinò, chiedendogliene il motivo. Quando seppe l’accaduto: “E tu resta lì", le disse, “finché non sarai ritornata com’eri quando c’entrasti: così ne uscirai facilmente.
Morale: 
il tempo risolve le difficoltà.

Data Inserimento Post 30/12/2010 12:06:40  |  Social Bookmark
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