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Falso Ricordo

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Durante una delle sue narrazioni, dopo che mi aveva confessato di essere stata diverse volte abusata sessualmente da un amante della madre, all’improvviso si bloccoe interruppe la narrazione. Appariva particolarmente turbata, ma dopo una breve pausa, cambiando completamente discorso, mi disse:]

Un giorno mia madre rientrò prima del solito e quello che si presentò ai suoi occhi la fece infuriare, non l’avevo mai vista così violenta, prese il primo oggetto che gli capitò fra le mani, una sedia e si scagliò contro, lo colpì più volte, fino a quando riuscì a svincolarsi e fuggire via. La sua rabbia era incontenibile e una parte la sfogò anche contro di me. L’aspetto che fu più devastante per la mia fragile mente è che picchiandomi mi fece sentire maggiormente in colpa, come se io avessi acconsentito e permesso quell’abuso, mi gridava: perché non mi hai detto nulla? Forse quel punirmi era un modo per cercare di attenuare la sua vergogna, il suo senso di colpa. Dopo pochi minuti, si calmò, mi prese in braccio, mi strinse forte a sé, mi portò in bagno, mi spogliò e mi fece un bagno; a vederlo con gli occhi di oggi mi è parso un rituale per purificarmi dal male che avevo ricevuto. Mi fece indossare il pigiamino, buttò nella spazzatura tutto ciò che indossavo e mi accompagnò nella mia cameretta, mi mise a letto, spense la luce e chiuse la porta. In breve tempo mi addormentai. Fu un sonno breve popolato da mostri, mi svegliai terrorizzata, mi alzai e andai a prende l’ultima bambolina che mi aveva regalato il nonno e ritornai a letto, ma non riuscii più ad addormentarmi, impaurita mi alzai e andai verso la camera della mamma e mi infilai sotto le coperte, vicino a lei. Anche lei non riusciva a dormire, mi strinse a se e mi addormentai fra le sue braccia. Quell’esperienza di abuso aveva segnato entrambi; l’ansia e la paura di mia madre mi condizionò molto, oltre ovviamente all’esperienza abusante che avevo dovuto subire, per cui sviluppai una fobia che mi metteva a disagio quando una figura maschile mi avvicinava, a volte era sufficiente il solo pensiero per tormentarmi. Con il tempo iniziarono ad emergere nuove paure, percepivo come pericolosi diversi atteggiamenti maschili, mi spaventavano.

[In realtà, inseguito emerse che questo falso ricordo era per lei una metafora per chiedere aiuto o per segnalare che durante la sua lunga esperienza abusante sperava in un aiuto, che qualcuno riuscisse a vedere e capire dai suoi segnali che qualcosa che non riusciva a raccontare, accadeva. Uno dei suoi dubbi più terribile era che sua madre fosse a corrente di quello che accadeva, ma non fece nulla per proteggerla. Spesso un dubbio e più terribile della peggiore verità.]
Data Inserimento Post 01/01/2017 23:00:01  |  Social Bookmark
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