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In Italia, un bambino su TRE viene condannato ad essere orfano di GENITORE VIVO.

Ritorno al Passato I

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Ricordo era un sabato, avevo da poco terminato di pranzare, quando una inattesa telefonata da un ospedale mi comunicava che a mia madre restavano poche ore di vita ed aveva espresso il desiderio di incontrarmi. Anche se non ci frequentavamo più da anni, decisi di recarmi subito da Lei. Provai un forte senso di disagio nel vederla in quello stato: era intubata, il volto segnata dal dolore, molto dimagrito rispetto all’ultima volta che l’avevo vista e dall’aspetto si intuiva facilmente il suo stato.
Nel vedermi fece ciò che aveva fatto rare volte, allungo il braccio e mi accarezzò il viso e con un filo di voce mi disse una sola parola dopo avermi consegnato una busta chiusa: PERDONAMI. Le baciai la fronte e dopo pochi secondi, si spense con sulle labbra un sorriso di sollievo e per la prima volta, dopo molti anni, i miei occhi inumidendosi tradirono una insolita emozione per mia madre, per il dolore della sua scomparsa e nello stesso istante avvertii un profondo senso di solitudine, ero ormai letteralmente sola al mondo, anche se avevo avuto diversi uomini a cui non ero mai riuscita a legarmi anche se provavo qualcosa per loro, una sensazione che fu immediatamente sommersa dalla tristezza, anche se con la sua morte, mia madre non riusciva a portarsi via anche tutto il dolore che mi aveva donato.
Nei giorni successivi, quella sua ultima e unica parola spesso si insinuava fra i miei pensieri, mi turbava anche se non volevo capirne il motivo. Avevo la sensazione che avesse ordinato alla morte di attendere che io arrivassi da Lei per accarezzarmi almeno una volta nella sua vita e per potermi chiedere perdono per il suo non essere stata in grado di essere madre.
Il modestissimo e rapido funerale, una rapida corsa dall’ospedale al cimitero dove fu tumulata nella tomba insieme ai suoi genitori, poi ritornai a casa stanca e confusa dal frastuono creato dagli ultimi eventi. Ora che era andata via per sempre, sentivo la sua mancanza, perché non puoi dimenticare e ignorare un genitore e senza neppure spogliarmi mi distesi sul letto e mi addormentai, per risvegliarmi la mattina seguente, per poi ritornare alla vita di sempre.
Dopo qualche giorno, nel frugare nella borsa che avevo quando ero andata all’ospedale, ritrovai la lettera che mi aveva consegnato mia madre un istante prima di morire, l’avevo dimenticata o forse non ero particolarmente interessata a leggerla. Mi sono seduta sul divano e l’ho aperta; dentro vi era un foglio con su scritto:
“Quando leggerai questa lettera quasi certamente io non ci sarò più. Avrei voluto poterti lasciare oltre alla tua casa in cui ho vissuto da sempre, anche tanta serenità, ma purtroppo non puoi donare agli altri ciò che non possiedi, sono riuscita a donarti solo ciò che io ho ricevuto dai miei genitori, tanto dolore. Perdonami. Ti ho mentito su molti fatti, ma avevo paura di perderti completamente, purtroppo la mia stupidità mi ha resa cieca non facendomi capire che comunque ti avevo persa; ti ho sempre detto che non sapevo chi fosse tuo padre, in parte ti ho mentito. La nostra fu un’avventura di qualche giorno, poi non l’ho più rivisto, l’ho cercato quando ho scoperto che stavi crescendo dentro di me, ma ero troppo fragile, spaventata e confusa e non so dirti se allora ho fatto la cosa giusta. Lui aveva 16 anni, mentre io circa 20. I suoi pochi dati, compresi il nome e il cognome li ho scritto su una pagina di quel tuo diario che attualmente è nel cassetto in alto, nell’anta centrale dell’armadio, grazie al quale ho potuto conoscere qualcosa di te, illudendomi che eri tu a parlarmi. E’ quel diario che hai cercato per molto tempo e che non hai mai trovato, perché te lo avevo rubato e nascosto, per illudermi di poterti conoscere nelle cose più intime, perché non sapevo come esserti vicina e facevo l’impossibile per allontanarti sempre di più da me, forse ho voluto farmi odiare per poter giustificare la mia incapacità ad amarti come avrei voluto. Nel leggere quelle pagine ho scoperto il mostro che era in me, che si alimentava anche grazie all’alcol che non mi ha mai abbandonata e che spesso mi illudeva. Non so cosa deciderai di fare di quel nome e di quell’indirizzo, spero solo che questa mia decisione non ti procuri altri disagi e dolori, ma non potevo rubarti anche la possibilità di conoscerlo, avevo capito che era forte in te quel desiderio, ma non so se a volte la menzogna è più dolce della verità o se conoscere è sempre la cosa giusta. Credo che tu saprai fare la cosa giusta e questo per me è un grande sollievo”.
Ho letto più volte la lettera, non riuscivo a capire cosa volesse dire con: “lasciare la tua casa”, perché non lo era, inoltre non riuscivo a capire perché mi aveva mentito su mio padre, in quelle parole vi era un messaggio che non riuscivo a decifrare, forse una specie di segreto che non riusciva a comunicarmi o che temeva di farmi conosce. Forse aveva voluto darmi la possibilità di scegliere cosa fare, di donarmi la gioia di scoprire, dopo il tormento, chi fosse mio padre, se lo desideravo realmente. Forse era semplicemente la mia immaginazione che cercava un senso in un messaggio che sapeva di vino.
Data Inserimento Post 01/01/2017 23:00:01  |  Social Bookmark
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