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Lettera ai Genitori I

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La mia è la banale storia di una bambina nata indesiderata.

Da diverso tempo riflettevo sui giorni della mia esistenza, soffermandomi sui labili ricordi e su quelli che ormai erano stabilmente impressi nella mia memoria, giungendo alla conclusione che dovevo assolutamente liberarmi della mia infanzia, se desideravo dare un senso alla mia storia attuale, dovevo uscire da una esistenza che rappresentava un passato che ingannandomi, consentiva a seducenti fantasmi di trascinarmi in quel mondo che ormai non esisteva più, ma che tuttavia aveva la forza di rendermi prigioniera nella mia esistenza.
Dovevo riuscire a fare qualcosa per liberarmi da quelle nefaste esperienze, dall’erronea educazione e dai pregiudizi con i quali ero stata costretta a crescere. Da piccola, spesso con i capricci, i dispetti, le lacrime e con l’infantile e innocente arte seduttiva di bambina costretta a diventare furbetta, riuscivo in qualche modo a soddisfare i miei desideri più invadenti, convincendomi così che il mondo poteva essere a mia disposizione, ma purtroppo non capivo che erano gli altri a prendersi qualcosa, perché quando avevo un gran bisogno, quel mondo diveniva irraggiungibile.Gli adulti sono molto bravi nel rivestire di amorevoli e sapienti parole i loro bisogni e le loro arcaiche opinioni, radicalizzando in noi bambini la forza delle loro erronee credenze.
Con il trascorrere degli anni avvertivo con sempre maggiore intensità il bisogno di allontanarmi dal rumore di quelle parole che mi stordivano, dalle opinioni di chi costantemente cercava di imprigionare la mia mente, fu così che lentamente iniziai a rifiutare le opinioni, anche le mie, come se fossero tutte false decidendo di accettarle solo dopo averle esaminate con la forza della ragione, ho svuotato il contenitore delle mie distorte opinioni, rimettendo dentro solo frutti sani. Desideravo la libertà più di qualsiasi altra cosa e cercavo di inseguirla ovunque fossi convinta di trovarla. A volte mi rinchiudevo nella mia camera per poter in tranquillità isolarmi con i miei pensieri, senza essere turbata, per poter sognare nuove speranze per il mio futuro, in grado di demolire le mie fallaci sensazioni infantile, fonte di rovinosi errori che mi mostravano realtà distorte.
In quel periodo sognavo spesso di ritrovarmi a camminare lungo un sentiero oppressa da uno spaventoso turbine che ad ogni passo mi faceva cadere e mentre tentavo di rialzarmi un uomo da un volto privo di lineamenti, mi aiutava a risollevarmi. Era dolce e piacevole quella scena, perché mi suggeriva nuove speranza per il mio futuro, anche se ero in balia di quell’orribile vento che sembrava soffiare solo su di me, abbandonando sul mio volto un’antica pergamena in cui vi era un percorso. In quel sogno emergevano il timore e i dubbi della mia vita passata, ma mi rivelava anche la verità e nello stesso istante la falsità umana, ma su quella pergamena giunta per caso, trovai le indicazioni necessarie per evitare di smarrirmi in quel mio vagare senza convinzioni.

La mia esistenza non è stata una semplice sequenza di eventi, ma una malinconica storia vissuta nel mio caotico mondo interiore, un’OMBRA ha sempre nascosto il mio dolore che per molti anni mi ha impedito di riscaldarmi ai del sole.

Ho sempre immaginato che un giorno avrei smesso di sperare di tornare a casa e trovare una persona con cui condividere una gioia, un dolore. Nel rievocare il mio passato ho scoperto che la storia della vita che il destino mi ha voluto donare, NON ESISTE, non vi è un percorso o una presenza, ma situazioni in cui mi sembrava che vi fosse qualcuno, mentre in realtà non vi era nessuno. Nell’attraversare il mio destino ho dovuto inevitabilmente rivivere antiche paure, ansie, angosce e ho dovuto superare le innumerevoli difficoltà che mi spingevano ad evitare quell’intenso antico dolore, perché ormai avevo compreso che per venire fuori dal passato dovevo passarci in mezzo.
Non ricordo quanti anni avevo, non capivo, non sapevo, tutto era iniziato come un gioco a cui non potevo sottrarmi, ero piccola e indifesa, perché chi doveva proteggermi era sempre assente, il lavoro, gli amanti, tutto era più importante di sua figlia, ero quel legame che per incomprensibili motivi non poteva tagliare, ma poteva ignorare; mentre chi doveva proteggermi mi aveva abbandonata prima che io nascessi, nella convinzione che quella fugace scopata fatta con mia madre fosse stato un incosciente incidente di adolescenti irresponsabili, ma a questo triste pensiero si sovrapponeva costantemente l’immagine di un padre che speravo diverso da quello che la realtà, vero o falsa mi suggeriva, sentivo che per guarire, in qualche modo doveva entrare dentro di me, per riempire quel vuoto che i miei bisogni cercavano di colmare attraverso i sogni alimentati dall’immaginazione, dalla speranza, anche se a volte mi terrorizzava l’idea che le mie fossero solo illusioni, ma avevo bisogno di Lui, di conoscerlo prima come uomo, per capire se poteva anche essere un padre, di sapere il perché aveva preferito ignorarmi, abbandonandomi ai vampiri del destino.
Ormai sapevo cosa significa volere delle risposte e nel raccontare la mia storia non cerco solo di capire come è successo, ma soprattutto PERCHE’.
Mamma, i sentimenti e i bisogni che indissolubilmente ci legavano oscillavano costantemente tra amore e odio, nostalgia e rifiuto, forse perché non sapevi quanto importante fosse per tua figlia essere abbracciata e coccolata, specialmente nei momenti di maggior bisogno; non ascoltavi mai le mie lacrime, forse perché la tua mente era stata offuscata dall’inebriante odore del vino o forse dal fantasma di mio padre o della tua incapacità a costruire legami affettivi. Forse sono tutti questi motivi che ti hanno spinto spesso a sculacciarmi, a picchiami ad umiliarmi, ma con il tempo ho imparato a domare il dolore e farlo amico, perché è incredibile quanto il dolore fosse diventato la fonte del mio sollievo, era come se il mio corpo avesse trovato un suo equilibro nel dolore, proprio come il mio mondo. Dovevo percepire il dolore per soffocare la rabbia, per consentire alla mia ansia di svanire insieme ai miei problemi, ma poi era sufficiente un banale evento, un pensiero apparentemente innocuo per far ritornare il tutto come prima ed iniziare nuove esperienze di “dolore-sollievo”, perché solo nel dolore riuscivo a trovare il mio conforto, anche se non saprei dirti quale conforto aveva realmente bisogno il mio corpo, forse era solo una banale liberazione per poter continuare a vivere e a lottare per conquistarmi un futuro diverso.
Sai mamma, ho dovuto a lungo lottare contro me stessa, contro i miei demoni, le mie paure che gli eventi e gli accudimenti non-ricevuti avevano creato nel corso degli anni. Ho lottato contro tutto, per evitare che il mio io si dissolvesse, fino a non riuscire più a percepirmi come persona, perché se non ti hanno amato i tuoi genitori come puoi sperare che lo facciano gli altri e ciò ha inciso in modo malefico sulla mia immagine (immagine di sé), rendendomi insicura e timorosa.
Data Inserimento Post 01/01/2017 23:00:01  |  Social Bookmark
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