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In Italia, un bambino su TRE viene condannato ad essere orfano di GENITORE VIVO.

Frammento di memoria

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Un attimo di silenzio, pochi passi e un semplice click su uno strano oggetto sollecita la pigrizia dei ricordi e lo spazio intorno a noi si riempie di musica che ci avvolge e come per incanto inizia a disegnare paesaggi.
Un bosco, alberi, cespugli, fiori, un sentiero creato dal frequente passaggio di amanti in cerca di solitudine, un grande spazio, un prato verde, l'aria ristoratrice di quella che da sempre era la nostra collina nel bosco, l'amabile canto degli uccelli, i fiori variopinti intorno contribuivano a creare il nostro paradiso di sogni infantili e NOI DUE BAMBINI.
Il vivere istanti in quel paesaggio particolarmente coinvolgente, con quel lontano e quasi impercettibile rumore di cascate scroscianti, il tutto creava oziosi entusiasmi di sentimenti lirici e di languori poetici. Lei si avvicina a lui ed inizia uno strano rituale, con tocchi sensuali di innocente pudore, gli toglie tutti gli indumenti, tranne quella buffa canottiera e quella poco sensuale mutandina, poi lentamente anche lei si spoglia mostrando fianchi di una imminente adolescente, quel minuscolo seno acerbo appena accennato, ma turgido e grazioso, il suo sguardo dolcissimo disegnava la serenità di un sorriso, il suo desiderio, la generosità delle sue lacrime.
Era ormai giunto quell’importante giorno della vita in cui i capelli fino ad allora raccolti in due dorate treccine, come si conviene all'età infantile, si sciolsero e un improvviso quanto insolito alito di vento li adagiò sul viso e con una dolce carezza fece aderire le lisce ciocche a quell’angelico viso, mentre lei guardandolo negli occhi, gli tolse quella buffa canottiera.
I loro corpi, ormai coperti solo da quell’unico indumento simbolo dell’innocente pudore, in silenzio si stringono l’uno all’altro, per un tempo quasi eterno, creando quell’atmosfera in cui il silenzio aiuta a vestire di parole le emozioni, i sentimenti.
Era una bambina che si stava comportando come una femmina proibita, per apparire irresistibile ai suoi innocenti occhi di bambino, sorpreso da quella che fu un’insolita e improvvisa rappresentazione. Anche se non comprendevano cosa stava accadendo, quella scena li aveva per pochi attimi trasformati in adulti, in un uomo e in una donna. Lei fu molto brava e sensibile nel comunicare ciò che l’altro già sapeva, dovevamo separarsi non per scelta o volontà, ma lei doveva trasferirsi con la famiglia in un’altra città e non si sarebbero più rivisti. Lui la guardava, cercando di leggere i suoi pensieri e mentre pensa lei finalmente inizia a parlare: questo è il nostro ultimo incontro, ieri sera il mio papà mi ha detto che partiremo per un paesino lontano e non ritorneremo più quì.
Ho pianto tutta la notte, erano lacrime tristi che scorrevano sul viso fino a giungere sulle mie labbra per suggerirmi le parole che dovevo dirti, ma sono troppo piccola per usarle, ma non volevo andare via senza lasciarti qualcosa di me che fosse per sempre solo tuo, il mio corpo. Gli altri potranno vederlo, toccarlo, perché è il destino che decide per noi, ma non riusciranno mai a possederlo. Il mio corpo ti appartiene come il mio piccolo cuoricino, è tuo ora e sempre, così come il mio amore per te. Le mie non sono parole suggerite dalla bambina che sono ora, ma della donna che sarò in tutti i miei domani, fino a quando l’ultimo respiro non mi abbandonerà. Non chiedermi come, sono troppo piccola per usare certe parole, ma anche dopo sarò per sempre tua.
Quell’abbraccio non era un banale dono, ma una promessa indissolubile, che nessun avrebbe più avuto il suo corpo. A volte la mente, sotto la spinta di eventi imprevedibili è crudeli, ci ruba tutti i ricordi più belli, lasciando vivere solo quelli che donano sofferenza, dolore, disperazione, angoscia, ma per una volta ha voluto violare le crudeli regole di una memoria sgretolata, ha lottato contro il fato, per donare per pochi istanti i ricordi più travolgenti e il volto sbiadito di una bambina che sorrideva e si faceva rincorrere e se tardavo si fermava ad attendermi, LEI e le ore che avevamo trascorso insieme non era un racconto coerente, ma singoli episodi apparentemente disgiunti, vi erano grandi dettagli e molti elementi in grado di suscitare incomprensibili emozioni.
Se vuole la memoria sa essere molto crudele, ma a volte ci restituisce istanti di gioia e di incredibile realtà, per poi avvolgerti nel buio dell’oblio. Non so quando tempo navigai fra i miei pensieri alla ricerca di un ricordo o una fantasia e nel raccontare la storia che emergeva, lei mi ascoltava in silenzio, mentre a volte timide lacrime di gioia tradivano le sue emozioni. Fu un istante ed i pensieri si fermarono, riportandoci di colpo alla realtà.
Data Inserimento Post 01/01/2017 23:00:01  |  Social Bookmark
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