Il Senso di Lei è una fiaba, uno scrigno, in cui sono rinchiusi frammenti di emozioni, desideri e passioni, che lentamente conducono verso quella dolce sensazione, che consente di vivere una intensa relazione, in cui prevale una forma fiabesca del sentimento, dell'amore e della passione...
ma perchè tutte le fiabe terminano quando l'amore si concretizza?
Addio, è triste per me scrivere questa semplice parola perché è l’inizio di un distacco che non avrei mai voluto che fosse. Che strano dire addio ad una donna di cui non sono innamorato perché sarebbe troppo banale esserlo, ma è quella dolce Sensazione di Lei, che in un istante è riuscita a devastare i miei sentimenti ed alimentare quella smisurata voglia di desiderio sentimentale, che ha invaso la mia mente e si è impossessato del mio corpo.
Ricordo, era quell’ultima speranza di una inutile giornata. Era uno di quei giorni come tanti, trascorsi nella quiete della mia solitudine, tra pensieri spenti e cose che non avevo voglia di fare, chiuso ormai nel mio piccolo mondo di sogni e speranze, paure e incertezze, stanco e deluso di chi voleva entrarci con un unico scopo.
Ricordo quel primo insolito, bizzarro e imprevedibile incontro. Ero assorto nel leggere banali notizie, seduto davanti a quel bar raggiunto per caso durante una breve e improvvisa vacanza, quando un profumo inebriante e un soave suono di una voce, stravolsero i miei pensieri. Sentivo, ma non potevo vedere, cercavo con indifferenza di distrarmi, ma fui stranamente catturato dal dondolio di un piede.
Non era mai accaduto di sentirmi così violentemente attratto da un banale piede di donna, anche se avvolto in eleganti sandali, di delicato colore, con vertiginosi tacchi a spillo, realizzati per mostrare ciò che non poteva essere nascosto, la perfezione di quei piedi stupendi, puliti, curati, morbidi e profumati, con unghie perfette, corte quanto basta per seguire la forma arrotondata delle dita, prive di pellicine e ricoperte interamente di un velo di smalto rosso, poche gocce di pioggia di un incauto e breve temporale estivo creavano riflessi lucenti, il tutto mi appariva l’essenzialità di una immagine di raffinata seduzione, spregiudicata e trasgressiva, un’esaltazione che nasceva non da un bisogno feticistico, ma da un desiderio di adorazione privo di limiti morali. Un inebriante profumo, distillato di emozioni, che esprimeva luminosità, freschezza e sensualità, in grado di liberare vitalità e seduzione, che accendeva i sensi, donava sicurezza e quell’inebriante essenza dell’essere femminile che ipnotizza e riflette una dolce tenerezza.
Poi un chiaro brusio, una serie di saluti, si alza e si incammina.
Potei ammirare con stupore e meraviglia la sua esile vite, i glutei un capolavoro di scultura, piccoli tondi e muscolosi. Le sue gambe lunghe e perfette, una pelle liscia e lucente, la gonna stretta che indossava esaltava le sue curve e mentre il lento scorrere del tempo la portava via, cominciai a sentire un freddo che neppure il sole di quella afosa giornata riusciva ad annullare, erano brividi scuotenti, una febbre indomabile, poi più nulla e quando riaprii gli occhi mi ritrovai disteso su un letto, in una camera bianca con un modesto arredo, spoglia, un fastidioso rumore di parole che non riuscivo a comprendere, è l’effetto della febbre pensai, non era mai successo di ricordare un sogno così colmo di dettagli ed emozioni, sentimenti e passioni.
Provai a rinchiudere gli occhi nella speranza che quella dolce fiaba potesse riprendere dal punto in cui si era interrotta e invece nulla, solo pensieri sconclusionati e senza senso, simili a quelli che può avere, chi ha smarrito da sempre il senno e la ragione. Forse volevo convincermi di non possedere la capacità di sognare, nell’illusione di credere ciò che ormai mi appariva non essere.
Forse il tempo e l’effetto dei medicinali che ero costretto a prendere, attenuarono l’ansia di un abbandono che non poteva essere, perché mai vi era stato un inizio, anche se a volte l’immaginazione riesce ad inventarsi fiabe, che appaiono reali. Forse è la sublimazione del desiderio di ciò che non si ha o di ciò che si vorrebbe che fosse e che invece non è.
Il tempo trascorre, la febbre scompare ed io sono pronto a lasciare quel luogo che mi appariva sempre più lugubre. Finalmente potevo respirare di nuovo un’aria pulita, priva di quel maledetto odore che a volte è fonte di ansia e dolore.
Sentivo il bisogno di respirare e camminare senza una meta precisa, non ero alla ricerca di un qualcosa, perché quella piccola città di mare, raggiunta per caso, mi era sconosciuta. Camminavo e guardavo intorno per evitare che il mio incauto passeggiare potesse essere causa di imprevisti, quando all’improvviso un sussulto mi blocca, quasi mi paralizza.
No, non riesco a crederci, è impossibile non potevo aver sognato un luogo che non avevo mai visto in passato. Smarrito e incredulo mi avvicino e mi siedo, lo riconosco è il tavolo in cui ero seduto, davanti vi era l’altro, ora vuoto e inutile, anche se i miei occhi crudeli si divertivano ad inviarmi immagini irreali. Era una sensazione, perché non riuscivo a toccare o respirare, ma la sentivo forte dentro di me, non riuscivo a capire, ma sentivo che era mia, che mi apparteneva, perché mi donava meraviglia e mi faceva sorridere… forse di una gioia che preannunciava speranza.
Ero seduto a quel tavolo con l’ansia che colpisce e il timore che invade la mente di chi si illude ancora, ma con la certezza che nulla poteva accadere. Non era previsto che restassi ancora in quel luogo, ma non trovavo la forza di andare via e ogni giorno rimandavo al successivo la decisione di stabilire la partenza. La notte sopraggiunse e con lei il sonno che mi trasportò, per alcuni istanti, nel regno dei sogni in cui tutte le fiabe possono trasformarsi in sensazioni di realtà, mai poi crudele sopraggiunge l’alba, che spazza via i sogni, perchè deve ricondurci a quella realtà che spesso non desideriamo.
Passeggiavo distratto da un unico pensiero alimentato dal desiderio, quando ad un tratto un forte dolore risveglia l’attenzione, un incredibile scontro che in un istante annullò il dolore, mentre lei era già chinata per raccogliere gli oggetti, che il mio essere incauto, avevo fatto cadere.
A volte il destino si diverte a scatenare imprevedibili eventi, i nostri occhi ci ingannano, la nostra mente si burla di noi pensai, non poteva essere che la mia immaginazione si divertiva con un sarcastico accanimento a tormentarmi.
Mi scusi… scusami non volevo, ero distratto, passavo per caso, dicevo a me stesso di fare attenzione, un fiume di parole sconclusionate e senza senso che scatenarono l’accenno di un suo sorriso. Meraviglioso, incantevole, due preziosissimi occhi di colore chiaro, illuminavano quel viso disegnato dal divino per stordirmi e da una appena accennata smorfia di dolore sulle labbra, leggermente incurvate. Il tutto appariva essere un caldo, dolce e intimo sorriso, che mi veniva donato, con quel senso dell’altruismo che può essere solo di una donna disponibile ad amare.
A volte uno scontro casuale è quel segno del destino che unisce due percorsi, si creano quelle condizioni da cui è impossibile separarsi, perché sarebbe un gesto di crudele indifferenza. Dopo un primo istante in cui nulla sembrava avesse provocato danni alla sua persona, mi accorsi che non riusciva a stare in piedi, a causa di quella che appariva essere una leggera distorsione alla caviglia. In quello che fu l’unico istante di lucidità, mi offrii di accompagnarla.
Il tempo di un istante e avevamo già dimenticato dove dovevamo andare,
ciò che dovevamo fare
non aveva più senso, un unico desiderio ormai ci legava, mentre la ragione e il senso della realtà si erano come per incanto spenti, per donarci istanti indimenticabili... e ci ritrovammo a passeggiare in uno di quei luoghi in cui la natura riserva incredibili emozioni, impressionante era lo strapiombo sul mare, le profonde faglie, le onde che si infrangevano in piccole insenature, creando un ambiente che infondeva serenità. Mano nella mano le parlavo, la seguivo dolcemente, mentre cresceva in me la voglia di baciarla, ma il timore di osare e di rompere quel magico incantesimo che si era creato, mi bloccava.
Eravamo seduti su quella naturale panchina che ci consentiva di ammirare uno stupendo paradiso che sembrava fosse stato costruito, come rifugio per il nostro incontro. Ci guardavamo, ci scambiavamo sorrisi, come la prima volta che i nostri sguardi si erano sfiorati, prima di incontrarsi, ero invaso da un dolce sentire di ignote e inattese sensazioni. Le sue labbra erano poco distante dalle mie e mentre la guardavo negli occhi, in un gesto di affetto, le nostre mani hanno iniziato un dolcissimo viaggio, era uno sfiorarsi teneramente, quando la sua inattesa timida mano, cede al desiderio e in un gesto naturale, quasi a voler diffondere protezione, lentamente inizia ad accarezzarmi i capelli, mentre la mia cominciava a percepire il tepore della sua pelle, del suo viso soffice, delicato, indifeso e poi.. dolcemente gli sfiorai le labbra, sussurrando incomprensibili parole di delirio, nell’assaporare le dolci e avvolgenti emozioni che riusciva a trasmettermi e quel soffermarmi per godere delle mie sensazioni e dell’inebriante sapore della sua saliva.
Non ricordo il tempo che abbiamo trascorso a guardarci, ammirati nel cercarsi, ore trascorse con il solo desiderio di stare vicini, il più possibile vicini, nell’infantile speranza di poter arrestare il tempo, con la magia delle sensazioni scatenate dal nostro desiderio.