Un nuovo giorno è iniziato e come sempre non so cosa fare: oziare con la fantasia, abbandonarmi a me stesso, oppure pensare a come costruire nuovi sentieri nella mia mente. Cosa accade, sono giorni che tutto va a rotoli. Tutto continua a crollarmi addosso, tutto va male, non riesco a concludere nulla di buono, non ho fiducia in me stesso, forse è la sfortuna. Forse non sono sufficientemente intelligente, non riesco a trovare una soluzione ai miei problemi, non riesco a dare un senso alla vita e continuo a smarrire i pensieri. Mi sono chiesto diverse volte se l'intelligenza è innata in noi, e allora non c'è nulla da fare, non tutti possono nascere intelligenti e siccome non ho fortuna, non posso essere intelligente…
quanti pensieri senza senso affollano la mente, quando non si sa dove andare…
e se così non fosse… Forse una nuova speranza nasce nella mente, si forse l'intelligenza si può apprendere, certo è sicuramente così. Questa nuova idea può cambiare la mia esistenza, può guidarmi verso nuovi orizzonti. Sento un gran bisogno di parlarne con qualcuno disposto ad ascoltarmi. Mi vesto in fretta e scendo in strada alla ricerca di un amico con cui confidarmi.
Qualcuno ha letto sul mio viso quel bizzarro bisogno, mi viene incontro, mi porge la mano, sussurra qualcosa che non capisco, ma si, sicuramente vuole ascoltarmi. Cambiare si può… forse si deve.
Una convinzione molto diffusa definisce l'intelligenza come un possesso predeterminato nel codice genetico e non un'acquisizione che è possibile potenziare con lo studio e con l'esperienza. Ricordo che tutti si sono sforzati di insegnarmi che cosa pensare, mentre Io volevo apprendere come pensare. Mi hanno sempre suggerito gli argomenti d'apprendere, mentre Io volevo imparare come apprendere. Ho ricevuto solo nozioni, non una tecnica in grado di favorire il processo di apprendimento e di memorizzazione Ricordo che tutti si sono sforzati di insegnarmi che cosa pensare, mentre Io volevo apprendere come pensare. Mi hanno sempre suggerito gli argomenti d'apprendere, mentre Io volevo imparare come apprendere. Ho ricevuto solo nozioni, non una tecnica in grado di favorire il processo di apprendimento e di memorizzazione
Quanti inutili problemi mi hanno sottoposto, senza mai indicarmi una tecnica su come risolverli facilmente. Non hanno mai cercato di scoprire come correggere gli atteggiamenti negativi, come stimolare i miei scarsi profitti. Non hanno MAI voluto rivalutare l'immagine di chi dubitava delle proprie capacità intellettuali.
Il loro principale obiettivo è sempre stato quello d'incanalare in me le loro ambizioni, forse rivestite d'amore, mentre Io speravo in un programma di stimolo per il mio sviluppo mentale.
L'intelligenza è una tecnica, è qualcosa da insegnare durante l'intera esistenza: prima dai genitori, poi dagli insegnanti e infine da noi stessi. L'intelligenza è anche un modo per produrre un adeguato adattamento, tra le necessità vitali e le esigenze imposte. L'intelligenza è la misura della nostra capacita a risolvere problemi, quindi, è certamente importante individuare e riflettere sugli elementi più interessanti che possono influenzare l'efficienza della nostra macchina del pensare. Questa macchina dipende dal modo con cui è stata programmata a identificare le connessioni logiche, infatti i sentieri della Mente sono illimitati, ma purtroppo un cattivo insegnamento e un'errata educazione innalzano barriere, riducono la comprensione, inibiscono la creatività, diffondono in noi dubbi e incertezze.
E’ quindi l'esperienza e non il patrimonio genetico che condanna l'esistenza?
Si, occorre apprendere l’intelligenza al fine di sradicare in noi le percezioni negative e fornire alla mente le adeguate capacità. La nostra mente diventa meno efficiente se utilizzata in modo arbitrario e casuale.
Tutto ciò sembra interessante ma è solo critica, in quanto, non fornisce indicazioni utili per individuare gli elementi più importanti dell'intelligenza
È vero, ma era da diverso tempo che volevo esternare la mia rabbia verso coloro che mi hanno condannato ad un'esistenza, che non condivido. La mia è stata una lotta continua contro il tempo inesorabile che trascinava via il desiderio, la volontà e la speranza per la ricostruzione di nuovi sentieri nella mente.
E’ quindi molto importante, cercare d'individuare e riconoscere i diversi elementi che concorrono a formare la nostra intelligenza, in modo da indirizzare le nostre risorse cognitive?
Si, diversi sono gli elementi che concorrono a definire l'intelligenza in un individuo, tuttavia alcuni sono più importanti di altri. Fra tutti, la Motivazione, l'Atteggiamento, l'Immagine di Se, le Tecniche di Problem Solving, la Volontà Persistente, l'Attesa Fiduciosa, la Capacità di Sintesi. Questi elementi, insieme con altri, consentono all’intelligenza di esprimersi in modo da liberare l’ingegno, diversamente la nostra mente resta imprigionata dalle abitudini, che rendono più difficile l'individuazione dei sentieri che possono guidare la nostra esistenza, lontano dall'indecisione.
L'intelligenza quindi è modo per produrre un adeguato adattamento, tra le necessità vitali e le esigenze imposte. E’ la misura della nostra capacita a risolvere problemi e dipende dal modo con cui, la nostra mente, è stata programmata a identificare le connessioni logiche. Purtroppo un cattivo insegnamento e un'errata educazione innalzano barriere, che inibiscono la creatività e diffondono in noi dubbi e incertezze. Per uscire da questo labirinto occorre innanzitutto individuare le componenti più importanti che concorrono a determinare l’intelligenza, successivamente analizzare in che misura concorrono a condizionare il nostro agire, ed infine adottare strategie in grado di migliorare il loro apporto.
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03/06/2008 0.00.00 | Social Bookmark
L'intelligenza è una tecnica che può essere appresa, è un modo per produrre un adeguato adattamento, tra le necessità vitali e le esigenze imposte, è la misura della nostra capacita a risolvere problemi. Per poter apprendere l’intelligenza occorre conoscere i diversi elementi che la compongono: Motivazione, Atteggiamento, Immagine di Se, Tecniche di Problem Solving, volontà persistente, attesa fiduciosa.
Quanti problemi si presentano alla mia mente ora come nel passato, e sarà sempre così; problemi sentimentali, problemi con gli amici, problemi di lavoro, problemi, problemi.
Ricordi di scuola si presentano alla mia mente. Ricordo, credevo nella scuola, immaginavo che mi avrebbe aiutato a risolvere i problemi attraverso l’insegnamento di una tecnica, capace di far crescere il mio ingegno. Ricordo un giorno, quando chiesi al mio insegnante qualcosa sulle tecniche di Problem Solving.
Che delusione fu la risposta:
La scuola sottopone ai ragazzi problemi specifici, per mostrare loro come trovare la giusta soluzione.
Che delusione, che disastro, questo metodo non può consentire l’apprendimento di una tecnica in grado di risolvere problemi di carattere generale, in quanto una tecnica per definizione, è una strategia della menta capace di rendere il successo più probabile del fallimento.
Affrontare un problema richiede, non solo automatismi, ma anche una capacità creativa. L’automatismo può essere utile nella scelta e nell'applicazione delle strategie, ma l’intelligenza e la creatività sono determinanti, in quanto la capacità di analisi può far emergere quesiti interessanti, anche quando non sono stati direttamente evidenziati.
Quale è la qualità più importante che occorre acquisire per potersi predisporre, in modo adeguato, nei confronti di un problema?
Per risolvere con successo un problema occorre avere un atteggiamento rilassato e cordiale, prima con se stessi poi con gli altri. Infatti l’aggressività o la depressione, prodotta da una mancata comprensione, può degenerare in sensi di colpa, in frustrazioni che inevitabilmente indirizzano la mente, verso l’oasi della rinuncia.
Quale deve essere il comportamento dei genitori nei confronti dei figli?
Un genitore non deve imporre le sue preferenze rispetto a quelle del figlio, in quanto il modo con cui gli adulti considerano un ragazzo, esercita un influsso sul modo con cui un ragazzo percepisce se stesso e le sue capacità.
Esiste una connessione logica fra l’atteggiamento e l’intelligenza?
Si, una persona intelligente ha sempre un atteggiamento adeguato alle circostanze, in quanto percepisce sempre la realtà con ottimismo e fiducia.
Come è possibile brevemente definire la concentrazione?
E’ essenzialmente la capacità di un individuo a filtrare tutto ciò che non si riferisce al compito attuale.
E’ importante la capacità di concentrazione?
E' molto importante acquisire la capacità a sapersi concentrare su un'idea alla volta, trascurando qualsiasi elemento non rilevante. Senza un'adeguata selezione la nostra mente può solo generare confusione, e quindi produrre insuccesso. Chi non è capace di trovare soluzioni, finisce col confondersi, diventa ansioso; mentre chi possiede una buona tecnica, sceglie sempre il metodo più idoneo e lo adatta sempre alle nuove esigenze.
Cosa occorre fare quando ci si trova di fronte ad un problema?
Il primo obiettivo che occorre raggiungere quando si inizia ad affrontare un problema è di scoprire la sua natura, in quanto non comprendere la sostanza di un problema, vuol dire produrre comportamenti inadeguati. I problemi in genere, anche se diversi nella forma, sono sempre simili nella struttura e caratterizzati da tre elementi fondamentali: i Dati oggettivi, le Strategie, gli Obiettivi.
I Dati oggettivi costituiscono gli elementi noti del problema, mentre le Strategie definiscono i procedimenti da seguire. L'Obiettivo è il risultato che si vuole ottenere.
Quindi se ho ben compreso, una volta definito l'Obiettivo occorre individuare i Dati, e infine considerare le Strategie.
La scomposizione di un problema nelle sue componenti è molto importante, in quanto consente di identificare ed isolare le informazioni essenziali da quelle irrilevanti.
Quindi, attraverso la comprensione e il corretto uso di questi tre elementi, è possibile ricavare una tecnica generale in grado d'affrontare qualsiasi tipo di problema?
Certamente no, ma costituisce un buon inizio. E’ molto importante, durante la fase d'analisi di un problema, non assumere decisioni definitive, ma è più utile mettere in discussione ogni conclusione. Occorre tuttavia evitare gli atteggiamenti incerti, in quanto inevitabilmente conducono la mente, a fissare con preoccupazione, le diverse informazioni che possono emergere dalla risoluzione del problema. Se s'indugia sulle informazioni, si rischia di cadere in preda all'ansia e quindi inconsciamente ci si convince della propria incapacità.
Quindi, un insuccesso può essere conseguenza di un approccio confuso al problema?
Chi non possiede una buona tecnica di risoluzione dei problemi, in genere fa vagare la mente in modo casuale, non usa alcun metodo e non applica strategie.
E’ possibile, in modo semplice, correggere quest'approccio generico ai problemi?
Certamente, in una prima fase occorre esercitare la mente solo ad individuare e a descrivere le componenti del problema, evitando di pensare al raggiungimento dell’obiettivo. Il fine è di abituare la mente a considerare i dati del problema in modo separato dalla risoluzione dello stesso. Occorre educare il pensiero ad essere paziente. Nella seconda fase occorre esercitare la mente ad indirizzare l'attenzione in modo selettivo; in seguito occorre acquisire la capacità ad esaminare, in modo sistematico, tutti gli elementi dell’analisi.
Occorre abituare la mente a rifiutare la ricerca casuale, in quanto oltre ad essere inefficace, può facilmente indurre in errore.
Quindi chi ragiona in modo confuso, usa uno schema d'indagine casuale?
Un ragionamento corretto, non è diretta conseguenza di una maggiore intelligenza, ma è semplicemente un modo di utilizzo efficace dei processi della mente. In altri termini, maggiore è il numero di strategie impiegate, maggiore è il tempo necessario per risolvere il problema, quindi più probabile è la possibilità dell’errore. L’uso efficace della mente è una capacità che può essere appresa solo se si è disposti ad investire tempo e a spendere energie per costruire nella mente, nuovi sentieri. Dopo aver corretta l’abitudine al ragionamento casuale, occorre stimolare la perseveranza e l'autocontrollo, occorre evitare le critiche negative ed assumere sempre un atteggiamento cordiale e rilassato.
Quando iniziamo a risolvere un problema dobbiamo discutere con noi stessi, al fine d'impedire al pensiero di vagare verso l’ignoto. Se questo discutere mentalmente non è sufficiente ad evitare lo smarrimento, allora occorre parlare ad alta voce, in quanto è più facile prestare attenzione ai suoni rispetto ai pensieri. Il fine è di mantenere viva l’attenzione sui dati del problema e di evitare di pensare in modo negativo. Infatti, il pensiero negativo inesorabilmente porta a dire a noi stessi: è troppo difficile, non troverò mai la soluzione, per cui è meglio che m'arrenda.
In questi casi è meglio pensare e dire a se stessi: non ho ancora trovato la soluzione, ma sono disposto ad impiegare il tempo necessario. Devo insistere anche se ho delle difficoltà.
Il problema ha quindi origine dal ragionamento e non da dati oggettivi, per cui è fortemente dipendente dall'individuo?
Certamente, un problema sorge e si sviluppa nella mente quando, sollecitata al raggiungimento di un obiettivo, questo non può essere raggiunto mediante una strategia appresa. Si genera quindi nella mente una tensione cognitiva che si manifesta a livello cosciente, sotto forma di problema. La risoluzione del problema, consiste nell'annullare questa tensione cognitiva.
Il problema in sé quindi, non è un fatto concreto ma è semplicemente un prodotto psicologico, che nasce, si sviluppa e si risolve nella mente dell'individuo.
Quale è la tecnica più efficace per una corretta formulazione di un problema?
Nella formalizzazione di un qualsiasi problema occorre individuare e separare i dati oggettivi rispetto la struttura, la cui funzione è di organizzare i dati del problema. La formulazione e la risoluzione di un problema, rappresenta quindi un prodotto della mente basato sull'informazione, controllato da regole di comportamento e condizionato da esperienze analoghe
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03/06/2008 0.00.00 | Social Bookmark
L’Immagine di Sé rappresenta la componente più interessante dell’intelligenza. Alcune considerazioni possono meglio dimostrare la sua importanza per le tecniche di apprendimento dell'intelligenza.
Molto spesso dimostro poca intelligenza, perché penso di essere stupido.
Forse vuoi dire, che la percezione che noi ricaviamo dalle nostre possibilità è importante quanto la capacità stessa?
Certo, l'immagine di sé nasce dalle prove date nel passato e dalle predizioni sui futuri successi o insuccessi.
Questo vuol dire che, la misura dell'immagine di sé, dipende del successo che riscuotiamo presso gli altri e dalla valutazione sui meriti del nostro comportamento?
Certamente, tuttavia è fortemente influenzata dalla motivazione. Inoltre è importante ricordare che la nostra mente, è governata da reazioni sia emotive che logiche. Ad esempio se, in alcune circostanze ci ordinano d'obbedire senza discutere, mentre in altre ci suggeriscono di pensare ed agire in modo autonomo, questo potrebbe non essere un problema. Tuttavia, se questo atteggiamento viene manifestato con continuità, si insinua in noi il dubbio della competenza che impedisce l'individuazione di un sentiero sicuro, sul come comportarsi. Infatti, la nostra mente, necessita di direttive sicure, affinché possa costruire comportamenti efficienti. Ricordo quando andavo a scuola, sia gli insegnanti, sia i genitori continuamente mi rimproveravano dicendo:
Il tuo impegno è insufficiente, Tu puoi fare di più. Tu devi fare di più.
Certo, che strazio, Io avrei dovuto emulare quell'idiota del mio compagno di banco. Ricordo, che ossessione, nella mia infanzia è sempre esistita una persona da invidiare, è sempre esistito un nemico da rincorrere. Tutto ciò mi ha portato a concludere, o forse è meglio dire a credere, di non riuscire mai a convincere, sulle mie reali possibilità. Quest'atteggiamento ha fortemente danneggiato la mia Immagine di Sé. Ricordo che l'ansietà innescata dal bisogno di perfezione, diminuiva il mio rendimento, rendendo quasi certo l'insuccesso. Il ripetersi di queste situazioni hanno creato in me un conflitto tra l’immagine reale e quell'ideale, che mi ha spinto verso la negazione di tutti gli obiettivi.
Ricordo i miei genitori… che disastro, continuamente, a seguito di un parziale fallimento, invece di stimolare in me nuove idee o ambizioni, mi rimproveravano dicendo: perché non me l'hai chiesto prima di farlo? Che disastro, non capivano che quel maledetto atteggiamento, spesso mi portava a concludere che: prima di prendere una qualsiasi decisione o prima di tentare nuove avventure occorreva chiedere suggerimenti e consigli a persone di esperienza Ciò ridusse fortemente il mio desiderio di comprendere e di investigare, divenni debole e confuso, insicuro e timoroso verso le nuove situazioni.
Ho ascoltato attentamente le tue esperienze, le tue riflessioni. Trovo interessante l’idea dell’Immagine di sé, tuttavia mi risulta difficile capire o meglio misurare la valenza in me di questa componente.
È molto semplice avere una misura sulla qualità dell'Immagine di sé: Un individuo attivo, cordiale, sicuro di sé, disponibile nell'esprimere idee, è sicuramente una persona con un'ottima Immagine di sé. Questa persona potenzialmente può portare a termine con successo qualsiasi compito. Un individuo timido, riservato, passivo, ipersensibile, è una persona con una cattiva Immagine di sé. Questo individuo vede solo gli ostacoli, spesso cerca aiuto, dubita sempre della sua capacità a trovare la giusta soluzione ai suoi problemi.
Questo vuol dire che l'errore sta nel modo di apprendere e non in differenze innate? Se ciò è vero, cosa occorre fare per migliorare l'Immagine di Sé.
Occorre, non solo eliminare negli altri le critiche demolitrici, o quanto meno valutarle con realismo e senso critico, ma occorre anche acquisire e rafforzare in noi, la capacità a distinguere fra le osservazioni giuste e quelle che costituiscono un'aggressione al senso di competenza. Inoltre, durante le fasi iniziali di apprendimento, occorre avere pazienza, in quanto un individuo può acquisire nuove capacità solo gradualmente. Quindi è inevitabile che durante le prime fasi, l'abilità nel fare la cosa giusta, è minore rispetto alle possibilità di sbagliare.
L'immagine di sé non rappresenta un adeguamento di un ideale, ma è la sintesi di singole esperienze, alcune importanti, in quanto incise per sempre nella memoria, altre fugaci, quasi istintivamente dimenticate, ma profonde e durature, capaci di produrre conflitti e sofferenze. L’immagine di sé è ciò che si vorrebbe essere, è il prodotto delle esperienze quotidiane, ispirato da ciò che nell’infanzia l’individuo ha realizzato o sentito dire di se. L'immagine di sé, se non è condivisa dall’individuo, genera un conflitto psicologico che può essere risolto solo migliorando le prestazioni e modificando la percezione della propria immagine. Quindi non è un riflesso diretto delle capacità mentali dell’individuo, ma è responsabile della sua armonia emotiva.
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03/05/2008 20.34.36 | Social Bookmark
Nella mente di noi tutti esiste una persona Emotivamente Importante, che varia secondo le circostanze e l'età: il genitore, l'amico, la ragazza, l'insegnante, il capo ufficio, ecc. Questa persona concorre a determinare il nostro atteggiamento, che si alimenta con il continuo confronto dei nostri successi ed insuccessi, con quelli dei nostri amici o rivali.
Mi sembra di capire che il nostro atteggiamento nasce e si forma, da come ci osserviamo in azione, mentre si consolida con le considerazioni che ci manifestano le persone che sono Emotivamente Importanti per noi.
Si, l’atteggiamento influenza il nostro comportamento, o meglio il modo con cui si percepisce il ruolo di se stesso, quindi è decisivo affinché si sviluppi in noi la giusta motivazione.
Quindi si costruiscono sull’esperienza e si confermano con gli eventi?
L’atteggiamento si forma in base alle valutazioni che forniamo e sono condizionati dai pregiudizi, dalle credenze, dalle convinzioni, dagli elementi emotivi (come la fatica, la noia, l’interesse, ecc.) e dalla volontà di agire o di azione.
Come nasce un atteggiamento?.
Un atteggiamento nasce per soddisfare un bisogno sociale o privato della nostra personalità. Per conoscerlo, occorre:
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Individuare il numero di elementi emotivi e di comportamento che lo compongono (ad esempio, capire se la scelta di un lavoro è determinato dalla passione, dal guadagno, dall’opportunità, ecc)
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Verificare la coerenza fra gli elementi che lo compongono, al fine di individuare le dissonanze che possono condizionare l’evolversi del nostro atteggiamento. Occorre acquisire la capacità a saper valutare l’intensità dei propri atteggiamenti. A tal fine può risultare utile elencare le componenti, non solo per verificare la coerenza ma anche per valutare se (gli elementi che lo compongono), sono interconnessi o isolati fra loro. Un eccesso di interconnessioni crea convinzioni, credenze, ideologie che risultano in seguito difficile da modificare, anche di fronte ad una evidenza.
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Elencare i bisogni che l’atteggiamento soddisfa e la loro relativa priorità. Maggiore è il numero di bisogni soddisfatti, maggiore sarà nel tempo, la stabilità dell’atteggiamento.
Quando un atteggiamento cambia?
Un atteggiamento cambia perché usato per soddisfare bisogni di scarsa importanza, oppure quando si modificano le motivazioni. Può cambiare anche quando si ottengono ulteriori informazioni, che accrescono la conoscenza sui nostri bisogni. Tuttavia, la nostra mente non è molto propensa ai cambiamenti, in quanto la modifica di una opinione comporta la rottura di equilibri. In altri termini, la nostra mente tende a selezionare, fra le innumerevoli informazioni che riceve, solo quelle che servono a confermare le opinioni già formate (positive o negative) e a scartare quelle che le contraddicono. Una conferma a ciò si ha quando ci si irrigidisce su posizioni non realistiche, in quanto alimentate dai condizionamenti che riceviamo nel corso della nostra esistenza, anche se l’opportunità ci suggerirebbe di cambiarle radicalmente, la nostra mente tende a difenderle con argomentazioni che spesso, ad una mente libera, appaino decisamente discutibili.
Un indicatore di questa nostra debolezza è quando ci adoperiamo nella ricerca di affannose argomentazioni, al fine di rafforzare le nostre idee. Se vogliamo fare scelte di equilibrio e di saggezza, occorre evitare di alimentarsi di ideologie, al fine di creare nella nostra mente convinzioni neutrali, che non devono essere marcatamente positive, ne decisamente negative. Inoltre occorre evitare di fissarsi su posizioni ritenendole giuste, al fine di evitare di scegliere gli elementi più suggestivi, solo in quanto già presenti nella nostra mente. Fissarsi su una posizione, ritenendola giusta obbliga il nostro inconscio a cercare conferme, che impediscono di individuare nuovi sentieri, più adeguati alle nostre necessità. Spesso si precipita in una condizione di intransigenza solo per evitare la confusione che ne deriverebbe.
Le persone insicure tendono ad assumere posizioni di partenza negative, ciò impedisce loro di individuare argomentazioni che possono guidarle verso la soluzione dei loro problemi. In sintesi, è più facile costruire una opinione piuttosto che modificarla. Per riuscire a modificarla occorre adottare accorte azioni demolitrici, al fine di indebolire la resistenza che la nostra mente oppone a difesa delle idee che ci appaiono troppo chiare ed evidenti.
Come è possibile scegliere fonti di informazioni credibili?
Secondo alcuni studi, gli individui tendono ad assegnare importanza e credibilità alla forma e alle fonti di informazioni, in base alla loro cultura. Le persone colte attribuiscono maggiore credibilità alle fonti scritte, mentre le altre alla televisione. La lettura implica maggiore riflessione ed impegno per comprendere, mentre le informazioni fornite dalla televisione vengono subite con maggiore passività, quindi sono le più pericolose, in quanto nel tempo minano la nostra intelligenza. Infatti, un uomo molto piccolo, se dispone di potenti mezzi televisivi, può essere descritto e fatto apparire come un grande, mentre nella realtà è semplicemente un volgare e misero venditore di falsità e di illusioni. Per sfuggire all’inganno abbiamo una sola possibilità, acquisire la sensibilità a saper ricercare le informazioni, piuttosto che subirle in modo passivo.
La personalità ha un ruolo nella formazione dell’atteggiamento?
L’atteggiamento è fortemente influenzato dalla visione sociale dell’Immagine di Sé, cioè dai giudizi e dalle aspettative delle persone che sono per noi emotivamente importanti, in quanto sono loro che ci attribuiscono le capacità in base a ciò che si è fatto. L’approvazione è molto importante in quanto ci consente di valutarci, non per quello che si è, ma per come si cerca di diventare. E’ una conferma del nostro essere in ambito sociale. I giovani, oltre all’immagine di sé, tendono a subire anche l’influenza degli amici. I genitori e gli educatori continuano ad esercitare una forma di condizionamento, anche se in modo velato e indiretto. Tuttavia gli adulti tendono ad usare un metodo che si basa sulla disciplina e non considerano le potenzialità e le preferenze dei giovani. Risultato di questo approccio è che spesso si mortifica l’intelligenza.
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03/06/2008 0.00.00 | Social Bookmark
L'intelligenza si può apprendere, solo se sono note le componenti che determina e condizionano la nostra macchina del pensare. Atteggiamento e Motivazione sono due di queste componenti.
La Motivazione Nasce dal desiderio di raggiungere un obiettivo. Definisce la quantità di energia che siamo disposti a spendere in un'attività, il tempo che possiamo investire, le risorse necessarie per compensare le inevitabili frustrazioni. La motivazione è fortemente determinata dall'atteggiamento, dall’apprendimento e dalla capacità a saper affrontare e risolvere i problemi.
Questo significa che i comportamenti sono alimentati dagli scopi?
Si, anche se in diversi casi vi è una inconsapevolezza che ci impedisce di riconoscere i veri motivi che ci spingono a compiere determinate azioni. Ad esempio è possibile che certe motivazioni coscienti, che ci spingono nella ricerca di un benessere economico, potrebbero apparire come bisogno di ricchezza, mentre a livello inconscio potrebbe essere solo il nostro desiderio di voler dimostrare di possedere qualità in grado di guidarci verso il successo.
Quindi non è la ragione a controllare i comportamenti?
Forse apparentemente siamo liberi di scegliere, ma se ci soffermiamo a riflettere, non è difficile riconoscere che i nostri comportamenti sono in alcuni casi determinati da bisogni fisiologici, mentre in altri da necessità di natura puramente psicologica, anche se spesso sono condizionati da spinte esterne (leggi di causa ed effetto) o da obblighi sociali. Comprendere quali sono le ragioni che ci spingono a compiere determinate azioni, può essere un primo passo per consentire alla ragione di controllare meglio i nostri comportamenti, al fine di evitare di compiere azioni riprovevoli o attuare comportamenti illeciti o disdicevoli. Tuttavia, c’è un aspetto ancora più importante in questo processo di consapevolezza, è che finalmente possiamo liberarci dall’inganno e dalle truffe psicologiche che costantemente politica, pubblicità e informazione indotta, attuano nei nostri confronti. Da questa consapevolezza può iniziare un risveglio che ci consente di ottenere una maggiore democratizzazione delle leggi che ci controllano e di sfuggire alla infida manipolazione del nostro intelletto. Oggi è in atto un duello politico fra l’intelletto e l’idiozia. Sta a noi scegliere se continuare a percorrere la strada che ci condurrà verso il degrado e la povertà, oppure iniziare una lotta nei confronti di certa gentaglia che ormai ha acquisito il controllo del intelletto di diverse persone, con la dose di Odio e insulto quotidiano, con le ideologie, con le menzogne, con altre menzogne (chiamate verità) che hanno l’obbiettivo di far credere che sono tutte menzogne… per meglio disorientarci.
Quindi la motivazione è la base di ogni nostra attività e comportamento?
Si, la motivazione è alla base di qualsiasi nostra attività, da quelle istintive alimentate dal bisogno di sopravvivenza, a quelle elementari o sociali, fino a quelle più complesse o emotive. Tuttavia, la motivazione non deve essere usata solo per spiegare o comprendere i comportamenti, ma deve anche essere impiegata per costruire una maggiore consapevolezza sulle nostre potenzialità per proteggerci dai manipolatori dell’intelletto. Inoltre deve sollecitarci all’azione, sostenerla al fine di indirizzarla verso il raggiungimento dei nostri obiettivi.
La motivazione non deve essere un bisogno per sentirsi in sintonia con il gruppo di riferimento, ma deve assumere una funzione di raccordo fra gli individui e l’ambiente sociale che lo circonda, al fine di essere: portatrice di bisogni da soddisfare, un faro che ci orienta nel percorso verso un fine, di fornirci l’energia adeguata ad alimentare le nostre strategie. Inoltre deve aiutarci nel dosare le Emozioni Positive (gioia, sorpresa), le Emozioni Negative (paura, rabbia, ansia, disprezzo, vergogna), le Emozioni Situazionali (ilarità, collera, soddisfazione, buonumore), le Emozioni Relazionali (amore, odio, antipatia, altruismo), le Emozioni Cognitive (interesse, speranza).
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03/06/2008 0.00.00 | Social Bookmark
Secondo una recente statistica su 3000 idee, circa 300 si trasformano in proposte e solo 120 in possibili progetti, da cui le aziende ne selezionano al massimo 10. Di questi 10, solo un progetto diventa prodotto di successo.
Un enorme disastro cognitivo ed economico, specialmente in un Era Produttiva in cui una concorrenza dinamica e globale, richiede una forte compressione dei tempi di progettazione e di realizzazione di prodotti innovativi, di elevata qualità.
Ciò significa che l’approccio tradizionale all’Innovazione, basato sul Paradigma del Processo Prova-Errore, è oggi la principale causa dell’insuccesso produttivo. Inoltre, la rapida evoluzione dei prodotti e delle tecnologie, ha reso inadeguato l’approccio operativo, basato prevalentemente sull’Esperienza e la Conoscenza Dottrinale.
Questa più intensa richiesta innovativa e qualitativa, impone quindi continui cambiamenti e nuove modalità di relazione e comunicazione, possibili solo se anche la Creatività assume un ruolo di rilievo, in grado di rompere i vecchi schemi, al fine di poter alimentare, con nuove risorse individuali e di gruppo, il bisogno di idee e novità delle aziende.
L’innovazione deve essere considerata una disciplina, un processo ben definito e strutturato, che comprende metodologie e strategie in grado di rendere l’innovazione e la qualità, sistematica, indipendente dal caso, dall’inerzia psicologica nel cercare la soluzione, dall’ispirazione e dal genio creativo di un singolo individuo. Ciò consente anche di evitare i problemi, in quanto la soluzione adottata è sempre adeguata alle esigenze imposte dal prodotto.
Diverse sono le metodologie e strategie che possono contribuire a rendere più efficace il bisogno di innovazione e qualità delle aziende, i più importanti sono:
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Metodologie di Problem Solving,
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Creative Problem Solving (Synectics), consente di raggiungere la soluzione di un problema, in modo autonomo, senza il bisogno di assistenza. Sono strategie che possono essere applicate alla soluzione di problemi di qualsiasi tipo e in qualsiasi contesto. Il fine è di contribuire alla ricerca di nuove e più efficaci soluzioni ai problemi, partendo da Previsioni Tecnologiche che consentono di comprendere le potenzialità della sua applicazione.
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Teoria alla Risoluzione dei Problemi Inventivi TRIZ. Consiste in una metodologia che non si basa sui processi cognitivi, ma considera e analizza la tecnologia. Indica una possibile direzione di sviluppo, aiutandoci a valutare il potenziale delle idee, sia a livello tecnologico, sia in termini di rapidità di applicazione.
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Knowledg Management
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04/06/2008 0.00.00 | Social Bookmark