Recentemente, un gruppo di ricercatori italiani ha scoperto le straordinarie proprietà di una piccola molecola, detta micro Rna, capace di agire come interruttore in grado di spegnere sia le metastasi tumorali e l'attività del virus Hiv, sia di svolgere funzioni utili nella produzione delle piastrine del sangue.
Le cellule sono le unità di base della vita.
Il corpo umano è formato da circa 100.000 miliardi di cellule, ognuna delle quali contiene nel suo nucleo 46 cromosomi organizzati in 23 coppie, in cui vi sono memorizzate tutte le informazioni biologiche necessarie per costruire e determinare tutte le funzioni di un individuo. Qgni cromosoma è essenzialmente costituito da una sequenza di geni detta DNA, attorcigliati secondo una struttura a doppia elica.
Di questi 46 cromosomi, 22 coppie sono denominatiautosomi e identificati mediante un numero crescente che varia progressivamente da 1 a 22, mentre i restanti due sono detti cromosomi sessuali e identificati dalle lettere X e Y. In totale vi sono quindi 24 differenti tipi di cromosomi.
Gli autosomi determinano le caratteristiche fisiche (altezza, colore degli occhi, ecc), mentre i cromosomi sessuali determinano il sesso.
Tutte le cellule del nostro corpo hanno 46 cromosomi, tranne l’ovulo e lo spermatozoo che hanno solo 23 cromosomi. Le 23 coppie di cromosomi compongono il genoma umano, in cui sono memorizzati i circa mezzo milioni di dati in grado di descrivere il quadro genetico dell’individuo.
Il processo di formazione delle cellule somatiche è detto Mitosi. Durante questo processo una singola cellula si divide in due, ciascuna con un numero di cromosomi identico a quello della cellula progenitrice, cioè 46, mentre il processo di formazione dei gameti(ovociti e spermatozoi) è detto Meiosi. Questo processo avviene nell’ovaio per la donna e nei testicoli per l’uomo.
Durante il processo di Meiosi, una cellula somatica progenitrice si suddivide in due cellule ognuna delle quali contiene solo 23 cromosomi.
Nella donna tutti gli ovociti hanno 22 autosomi e un cromosoma X, mentre nell’uomo gli spermatozoi hanno tutti 22 autosomi e un cromosoma del sesso che può essere X o Y.
Con la fecondazione l’ovulo e lo spermatozoo fondendosi insieme formano la prima cellula del nuovo organismo detta zigote, ripristinando così i 46 cromosomi. Questa nuova cellula per effetto del processo di rimescolamento genetico presenterà una struttura diversa in quanto i cromosomi (e quindi i geni) che si trovano all’interno dei singoli gameti saranno diversi sia da quelli del padre, sia da quelli della madre, anche in assenza di fenomeni di mutazione genetica.
Successivamente questa nuova cellula si suddivide in due, quattro, otto e così via fino a realizzare l’individuo. Questa capacità dei geni di autoreplicarsi costituisce la funzione Matrice dei Geni. Anche se ciascun gene è presente in tutte le cellule del nostro corpo, in un certo senso, la funzione matrice si attiva solo nei geni delle cellule dello sperma e dell’ovulo.
All’inizio le cellule sono tutte più o meno uguali. Successivamente iniziano a differenziarsi e ad assumere un’identità morfologica e biochimica diversa. Questa differenziazione è causata dalla diversa espressione dei geni contenuti nel DNA. Ciò significa che il programma che genera l’individuo non è depositato in una cellula particolare, ma è racchiuso in ogni suo singolo componente. Ogni cellula emette i suoi segnali e interpreta quelli che gli giungono da altre cellule, in base alle istruzioni scritte nel proprio genoma. La particolare cellula può rispondere o meno ad un certo segnale, grazie a specifici recettori, può modificare alcune sue funzioni e decidere di scegliere specifici programmi cellulari fra i diversi già previsti e codificati nel suo genoma.
Ad esempio un particolare ormone immesso nel sangue può raggiunge moltissime cellule dell’organismo, ma solo quelle che hanno uno specifico ricettore in grado di riconoscerlo, mediante un meccanismo chiave-serratura, risponde a quell’ormone, modificando alcune sue funzioni.
Il patrimonio genetico è quindi costituito da una lunga serie di istruzioni scritte, in un particolare linguaggio, su uno speciale supporto denominato DNA (o acido deossiribonucleico). Le informazioni del DNA sono memorizzate secondo un codice costituito da 4 basi (A Adenina, T Timina, G Guanina, C Citosine) che si uniscono, in un determinato ordine, al fine di formare le parole che costruiranno l’organismo, cioè una lunga catena a doppia elica in cui le coppie di basi (A-T e G-C) tengono uniti i due filamenti del DNA.
Il DNA è una macromolecola contenuta nei cromosomi di ogni cellula.
Questa straordinaria macromolecola a forma di spirale contiene il
progetto dell’intero organismo adulto, costituito da 10000 miliardi di
cellule specializzate, ognuna delle quali occupa una precisa posizione. Infatti in ogni cellula dell'individuo vi sono 24 differenti catene di DNA, cioè, quanti sono i diversi tipi di cromosomi. Il patrimonio genetico umano può essere considerato quindi come un’enciclopedia che comprende 24 volumi, ciascuno dei quali contiene un messaggio formato dalla ripetizione di 4 basi (A,T,G,C) denominate Nucleotidi. Questo lungo messaggio biologico è suddiviso in una serie di istruzioni di senso compiuto. Ciascuna istruzione costituisce un Gene. Ogni gene è costituito da una catena che può variare da qualche migliaia di nucleotidi (geni molto corti), fino qualche milione di nucleotidi (geni molto lunghi).
Un gene è quindi una porzione di DNA che contiene le informazioni necessarie per fabbricare Proteine, cioè sostanze composte da lunghe catene di atomi, che costituiscono il primario corpo di ogni organismo vivente. Inoltre queste proteine costituiscono una speciale colla necessaria per tenere insieme tutte le cellule del nostro corpo.
Quindi, il patrimonio genetico o Genoma umano è l’insieme di tutti i geni di un organismo
Una proteina è definita, in base alla sequenza di aminoacidi che la compongono. Sono possibili milioni di miliardi di diverse proteine.
Il ruolo del gene che codifica una determinata proteina è quello di indicare la natura e l’ordine degli aminoacidi che la compongono. Ciò significa che i geni sono le ricette necessarie per fabbricare le proteine, che successivamente svolgeranno l’effettiva funzione.
Ogni gene contiene l’informazione, cioè il codice per sintetizzare una determinata catena proteica. Il codice scritto nel gene, per essere trasmesso, deve essere interpretato. Questo compito viene svolto dalla molecola RNA, un messaggero che opera all’interno della cellula. Questo messaggero legge le istruzioni memorizzate nel DNA che servono per attivare il circuito, che porta alla formazione delle proteine necessarie per il funzionamento del nostro organismo.
Esempi di proteina sono gli Ormoni della crescita, cioè proteine che regolano la crescita delle cellule, oppure la Immunoglobulina G, cioè una proteina anticorpo che circola nel sangue, in grado di riconoscere le particelle estranee che possono essere nocive per l’organismo, ecc.
Anche se è imprigionato all’interno del nucleo dal quale non può uscire, la caratteristica più interessante del DNA è che si può replicare, cioè ad ogni suddivisione cellulare, può fare una esatta copia di se stesso nel nucleo, su un supporto diverso, ma molto simile al DNA, denominato RNA. Questa copia, è detto messaggero RNA, in quanto porta informazioni del gene da altre parti in una cellula, ed è in grado di uscire dal nucleo e di passare nel citoplasma (sostanza presente nelle cellule) al fine di trasferirvi il suo messaggio genetico. Questo processo di copia è denominato Trascrizione o Espressione Genica.
Al termine della Trascrizione occorre realizzare l’ultima parte del processo, cioè la Traduzione del messaggio genetico in Proteina.
Si tratta di una effettiva traduzione in quanto cambia il linguaggio. Infatti si passa dal linguaggio dei 4 nucleotidi a quello dei 20 aminoacidi.
Alcune volte, durante questo processo di copia, può verificarsi un errore. Ad esempio si inserisce, nella struttura del gene, una C dove doveva trovarsi una T. Questa sostituzione causa una mutazione genetica. Il gene mutato passerà di generazione in generazione nella nuova forma. Ciò significa che il processo di mutazione genetica è irreversibile. In particolari condizioni, questo tasso di mutazione potrebbe essere più elevato a causa di particolari situazioni ambientali, come ad esempio ai primordi della specie umana.
Ovviamente l’individuo non è solo un complesso biologico, ma comprende anche una componente psichica che può modificare la nostra percezione ed inviare alle cellule messaggi in grado di riprogrammarla. Ciò significa che è possibile avere remissioni spontanee o recuperi da lesioni ritenute di invalidità permanenti. Quindi il patrimonio genetico determina ciò che siamo, ma l’esperienza psichica può, in armonia con l’inconscio, modificare il comportamento dei nostri geni.
Una curiosità. Se si srotola il DNA di ogni singolo cromosoma e si allineano le 46 molecole contenute nel nucleo della cellula si arriva ad una lunghezza di 2 m. Poiché ogni individuo ha 10.000 miliardi di cellule, il DNA complessivo arriva a 20.000 milioni di Km (la distanza sole, luna è di soli 200 milioni di Km).
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03/07/2009 17.14.36 | Social Bookmark
Il corpo è costituito da cellule, nel cui nucleo vi sono i cromosomi che contengono i geni
Per comprendere ciò che realmente siamo non è sufficiente soffermarsi a considerare solo gli aspetti psichici, ma occorre conoscere e indagare anche il complesso meccanismo biologico che coordina tutte le attività, diversamente si rischia di non riuscire ad interpretare in modo corretto, i diversi aspetti dell’esperienza soggettiva, cioè ciò che è il senso della nostra esistenza e della identità personale.
In particolar modo occorre conoscere i diversi fattori biologici che sono strettamente connessi con quelli psichici, al fine di poter comprendere la relazione tra gli eventi cerebrali e gli aspetti relativi a chi siamo. Il corpo umano è formato da circa 100 miliardi di cellule (pelle, muscoli, fegato, ecc, ad esclusione dei globuli rossi). In ogni cellula vi sono 46 cromosomi, disposti in 23 coppie e composti da una lunga catena denominata DNA e da un rivestimento proteico, che costituisce il nostro patrimonio genetico o Genoma.
Il DNA umano (detto anche unione di geni) è un sottilissimo filamento lungo circa 2 metri, impacchettato nei cromosomi, dove grazie agli istoni, forma delle eliche molto compatte in grado di essere rinchiuso nel nucleo di una cellula. Tuttavia, solo il 10 per cento di questo lungo filamento che costituisce il DNA, è dedicato alla formazione dei geni.
Il DNA contiene tutte le informazioni necessarie per coordinare le funzioni del corpo (per es. movimento delle dita, funzionamento degli organi, ecc), ciò significa che le attività dell’organismo dipendono da come i geni interagiscono con l’ambiente esterno. Il gene è quindi una parte del DNA, che contiene un’informazione completa e specifica per una certa proprietà, controlla i diversi caratteri ereditari ed è il depositario dei comandi che fanno fabbricare alla cellula una determinata proteina. Il genoma umano contiene dai 30.000 ai 40.000 geni in grado di fornire le istruzioni necessari per la vita.
Quindi, il corpo umano è costituito da cellule, nel cui nucleo vi sono i cromosomi che contengono i geni.
Il codice scritto nel gene, per essere trasmesso, deve essere interpretato da una molecola che opera all’interno della cellula. Questa molecola, nota come messaggero RNA, legge le istruzioni dal DNA, copia quelle necessarie e attiva il circuito che forma le proteine. Ciò significa che il gene è l’elemento essenziale della vita in quanto contiene l’informazione, cioè la ricetta utilizzata dalla proteina per fabbricare il prodotto. Ad esempio, una proteina prodotta attraverso questo processo determina un certo colore ai nostri occhi, ecc.
Le sequenze dei geni sui cromosomi svolgono due fondamentali operazioni denominate Funzione di Trascrizione e Funzione di Matrice. Comprendere queste due funzioni è molto importante, in quanto rappresenta il primo passo per interpretare ciò che siamo.
Durante il concepimento i geni della femmina e del maschio si combinano. Il risultato di questa unione innesca un processo che consente ai geni presenti nelle cellule dello sperma e dell’ovulo di auto-replicarsi, in modo da trasformare un microscopico agglomerato genetico in un individuo. Questa capacità ad auto replicarsi è detta Funzione Matrice dei geni. Ciascun gene è presente in tutte le cellule del nostro corpo, tuttavia questa funzione da sola non è in grado di costruire l’individuo in quanto occorre un’ulteriore indispensabile funzione detta Funzione di Trascrizione dei Geni che è strettamente connessa con ciò che è stata denominata Espressione Genica. La trascrizione è un processo mediante il quale le informazioni genetiche contenute nel DNA vengono trasmesse (cioè, trascritte enzimaticamente) in una molecola complementare di RNA.
Anche se tutte le cellule del nostro corpo contengono tutti i geni, le diverse cellule si ripartiscono i compiti. Infatti, i geni in una specifica cellula producono solo alcune di tutte le possibili proteine, in quanto solo una piccola percentuale di geni in una data cellula, riesce ad esprimersi, portando così allo sviluppo di differenti strutture cellulari e quindi di tessuto.
Le influenze genetiche svolgono un ruolo importante nel determinare l'aspetto ed il comportamento dell'individuo, tuttavia la sua interazione con l'ambiente consente di introdurre elementi in grado di alterare ciò che i geni avevano predefinito. Ciò significa che noi siamo il risultato di un continuo e complesso processo di interazione fra ciò che è psichico e ciò che è l’effetto di un processo biologico, in quanto le mutazioni cellulari costituiscono un processo cumulativo continuo che va dall’embrione alla vecchiaia. Tuttavia, il meccanismo attraverso il quale avvengono le alterazioni cromosomiche è ancora sconosciuto.
Sorge spontaneo una domanda: se il compito dei geni è solo quello di produrre proteine, come è possibile che ciò si traduca in una condizione psicologica che è decisamente più complessa dell’operato di una singola proteina? La risposta è che i geni non funzionano singolarmente, ma interagiscono gli uni con gli altri, creano e modificano ampie zone cerebrali disposte secondo strutture che seguono un ordine gerarchico. Un esempio può meglio far comprendere questo processo:
l’intelligenza di un individuo non è determinata in assoluto dal numero di neuroni, ma dipende dall’architettura delle connessioni fra le cellule neuronali.
Questa architettura per realizzarsi richiede l’espressione dei geni, cioè la trascrizione. Infatti quando un neurone attiva un altro adiacente, in realtà attiva i geni del secondo neurone che iniziano a produrre proteine che consentono la crescita di nuove sinapsi in quella cellula. Stabilito il collegamento il sistema delle due cellule si rafforza e se raggiunge un sufficiente potenziale di azione iniziano a stimolare i neuroni adiacenti, il processo continua fino a quanto l’architettura non è tale da formare un idea, un concetto o un sentimento. Tuttavia il numero di connessioni che vengono create, sono maggiori di quelle che effettivamente servono. Le connessioni che in seguito non verranno sufficientemente stimolate, saranno gradualmente eliminate dalla struttura.
Quindi uno stimolo esterno, ha modificato la struttura biologica delle cellule, dando forma ad una unità psichica. Un aspetto interessante di questo processo è che i geni possono condizionare il nostro modo di apprendere o di come ci comportiamo, ma la responsabilità di ciò che facciamo o come lo facciamo è determinato dall’apprendimento, dipendono da ciò che ci accade.
Inoltre la cellula non è in grado di distinguere se l’influenza è esterna o interna, in quanto per la sua economia, ciò che gli accade è sempre esterno al suo piccolo mondo. Ciò significa che è errato associare le influenze psichiche all’ambiente e gli impulsi organici alle influenze fisiche.
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15/01/2009 17.14.36 | Social Bookmark
La consapevolezza del sé è la rappresentazione dell'io nel passato, presente e futuro
Oggi la conoscenza sulla struttura e sui ruoli delle varie zone cerebrali è sufficientemente consolidata. Sono noti i meccanismi che governano la memoria, il sogno, la percezione sensoriale, la chimica dei neurotrasmettitori, ecc, ma l’aspetto più interessante è senza dubbio la capacità del nostro cervello di rimodellarsi indipendentemente dall’età dell’individuo. Ciò significa che possiamo, in qualsiasi istante della nostra esistenza, attivare e sviluppare risorse che sono ancora latenti. Ciò consolida la convinzione che l’intelligenza non è innata nell’individuo e che quindi è possibile il suo sviluppo, attraverso l’apprendimento.
Normalmente è l’aumento dei bisogni, prodotti dall’ambiente, che obbligano il cervello a svilupparsi ulteriormente, al fine di rispondere in modo adeguato alle necessità esterne. Quindi i processi cerebrali sono potenzialità che si realizzano giorno dopo giorno ed esistono in quanto il cervello interagisce con il corpo e quindi con l’ambiente che ci offre le possibilità di potenziare gli stimoli al cambiamento, al fine di fornire al cervello senso e forma, attraverso le emozioni e le esperienze.
L’organizzazione funzionale del cervello dipende dall’esperienza, mentre l’apprendimento, canalizzato entro specifici contesti culturali, morali e religiosi, può modificare la struttura fisica del cervello, in quanto la capacità ad apprendere è solo in parte geneticamente predeterminata, per cui durante l'esistenza, l’organizzazione neuronale acquisisce determinate specificità per effetto di un processo biodinamico di modellizzazione delle connessioni epigenetiche, che modellano il cervello attraverso l’influenza delle esperienze e delle informazioni possedute dall’individuo. Tuttavia affinché si verifichi un efficace apprendimento, occorre che la modifica sia strutturale e che vi sia una presa di coscienza, seguita da una nuova interiorizzazione delle relazioni.
In questa visione, non è quindi importante ciò che l’individuo conosce e quale è la valutazione qualitativa della sua intelligenza, ma la sua capacità al cambiamento e all’apprendimento di nuove conoscenze, quali fattori lo stimolano o lo rallentano, come promuove la sua espansione in contesti diversi, a quali condizioni il suo progresso si consolida e si auto implementa. In altri termini occorre saper prevedere le possibilità future, sulla base del comportamento cognitivo osservabile nel presente. Quindi è stupido credere di possedere l’intelligenza, in quanto questa convinzione attenua la necessità di dover apprendere a pensare, per imparare ad essere più intelligenti.
Dunque, potenziare l’intelligenza è possibile a qualsiasi età, ed è utile al fine di consentire all’individuo di adattarsi ai diversi fattori motivazionali ed affettivi che ostacolano il suo vivere quotidiano. Solo chi è capace di andare oltre la condizione presente, nella direzione dello sviluppo del suo potenziale, può sperare di determinare le condizioni affinché le aspirazioni, possono nel futuro realizzarsi. La dotazione genetica, gli ambienti deprimenti, la carenza di affetto, anche se possono costituire un ostacolo, non sono determinanti nello sviluppo cognitivo, se l’individuo è in grado di dotarsi di ottimali condizioni psichiche, che possono favorire il suo sviluppo.
Anche se vi sono indubbi periodi ottimali durante i quali l’apprendimento è facilitato dalla plasticità delle strutture del Sistema Nervoso Centrale, con l’avanzare dell’età la riduzione di flessibilità, che tende a cristallizzare i comportamenti, può essere compensata dalla consapevolezza dei propri bisogni, dalla motivazione, dall’atteggiamento e dall’esperienza accumulata negli anni. Occorre imparare a ridurre le resistenze nei confronti delle novità e dei cambiamenti, in modo da attenuare la pigrizia cognitiva, che tende a conservare nel tempo la conoscenza acquisita, al fine di utilizzarla anche in quei contesti in cui potrebbe risultare inadeguata. In altri termini, l’esperienza non deve trasformarsi in tecnica per affrontare e risolvere compiti, ma deve limitarsi a rendere più affidabile e certo il risultato auspicato. Occorre acquisire la capacità a saper rendere più fluida l’acquisizione delle informazioni, al fine di renderla più facilmente disponibile anche nei contesti diversi da quello dell’apprendimento, in modo da sviluppare le capacità, indipendentemente dalle conoscenze possedute dall’individuo.
L’apprendimento dovrebbe essere quindi, il risultato di una mediazione consapevole ed intenzionale, fra il sapere e colui che deve apprendere, in modo da stimolare il potenziamento delle strutture neuronali, affinché tutte le informazioni possano tradursi in conoscenza in grado di essere interpretata ed organizzata in modo autonoma rispetto all’apprendimento, in modo da poter essere adattate con flessibilità alle nuove situazioni. Ciò consente di sviluppare automatismi in grado di mettere a confronto i dati e di individuare le connessioni temporali e casuali, stimolando il bisogno di cercare relazioni fra i dati che vengono forniti e le conoscenze che l’individuo possiede già, evitando la concentrazione frammentaria ed episodica della realtà. Ciò educa l’individuo a definire con precisione i problemi e a visualizzare mentalmente il percorso necessario per risolverli, anticipando così le conseguenze delle strategie ipotizzate, inoltre aiuta a controllare l’impulsività e contribuisce ad attenuare la tendenza a procedere per tentativi.
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04/06/2008 17.14.36 | Social Bookmark
Sono i geni che determinano le relazioni con l’ambiente e cosa si apprende
Durante lo sviluppo prenatale, nei primi otto mesi, si creano tutti i neuroni al ritmo di 250 mila al minuto. Questa crescita si arresta circa 15-30 giorni prima della nascita. Successivamente inizia la fase in cui si creano le connessioni fra le diverse cellule. Durante questo processo, le cellule che falliscono le connessioni, vengono eliminate. Nell’istante della nascita il numero di neuroni mediamente risulta essersi ridotto della metà e sono già tutti migrati nella loro destinazione definita e sono state create le diverse aree del cervello. Anche gli assoni si sono sviluppati in base ai loro naturali obiettivi. Durante questa fase dello sviluppo cerebrale non è richiesta alcuna esperienza, in quanto il processo di crescita avviene all’interno del corpo della madre, dove il numero degli stimoli è decisamente ridotto.
Il processo che crea le connessioni e la morte dei neuroni continua per tutta la vita dell’individuo. Oltre i 40 anni il ritmo di morte è di circa 100 mila al giorno. Tuttavia, anche se l’organismo non le sostituisce, non si ha un declino mentale in quanto la capacità di creare nuove connessioni non si sono alterate con il trascorrere del tempo. Ciò garantisce la preservazione delle facoltà mentali acquisite.
Il cervello non è una pagina bianca
Subito dopo la nascita, per alcuni aspetti dello sviluppo cerebrale, come ad esempio la localizzazione corretta dei suoni, è importante l’esperienza sensoriale, in quanto determina quali neuroni devono ricevere le sinapsi dagli assoni in formazione. Durante queste prime fasi dello sviluppo, si creano fra i neuroni un numero elevato di connessioni che, nel corso dei primi due anni di vita, gradualmente si riducono, in quanto quelli non utilizzati si autoeliminano.
Lo sviluppo che dipende dall’esperienza è fondamentale per l’evoluzione dell’intelligenza anche nei primi anni di vita. Infatti la capacità ad apprendere o ragionare può essere potenziata mediante attività intellettuali stimolanti che derivano da un apprendimento attivo, che consiste nel fare piuttosto che nell’osservare in modo passivo. Anche un ambiente particolarmente ricco, in cui gli oggetti vengono cambiati di frequente, può contribuire alla formazione di un maggior numero di Sinapsi e di Cellule Gliali. Questo arricchimento può contribuire a migliorare la capacità ad apprendere.
In generale, se i bambini sono accuditi con cura durante il primo periodo della loro esistenza, da adulti saranno meno vulnerabili allo stress, mentre se durante il periodo prenatale sono stati stressati, possono manifestare da adulti, comportamenti ansiosi.
Anche se a sei anni il cervello ha già raggiunto il 90% delle sue dimensioni, diverse aree devono ancora subire ulteriori evoluzioni e la corteccia non ha ancora raggiunto la sua massima dimensione. Poiché i neuroni sono già tutti nati, l’ulteriore aumento della dimensione è dovuta alla crescita dei dentriti e degli assoni. Ciò significa che l’aumento o la riduzione dello spessore della corteccia è dovuto alla formazione o alla perdita delle connessioni sinaptiche. Quindi, negli adolescenti la formazione o l’eliminazione delle connessioni fra i neuroni è fondamentale per lo sviluppo intellettuale. Inoltre sembra che maggiore è l’intelligenza del bambino, maggiore è il tempo necessario per completare la crescita della corteccia.
Quindi, durante il periodo dell’adolescenza, l’individuo attraversa un tumultuoso periodo emotivo, dovuto ai notevoli cambiamenti del cervello, durante il quale è difficile controllare gli impulsi, per cui maggiore è la probabilità che l’adolescente possa commettere sciocchezze. Tuttavia, durante questo periodo di transizione verso l’età adulta i giovani dimostrano una graduale ma crescente indipendenza e assunzione di responsabilità, una migliore capacità nell’organizzare il comportamento e una maggiore capacità di attenzione e di autocontrollo emotivo. Ciò significa che la ribellione e la tendenza ad ignorare le conseguenze del proprio operato non è dovuta ad una errata educazione o a colpe dei genitori, ma è semplicemente causata da una ritardata maturazione cerebrale. Quindi, questi atteggiamenti, sono destinati a modificarsi con il completamento della fase di crescita.
Fra le ultime connessioni che si creano, quelle situate nella corteccia prefrontale sono molto importanti per il ragionamento morale e la pianificazione del futuro. I neuroni di quest’area che contengono la dopamina contribuiscono a stabilire una maggiore disponibilità a correre rischi e una più efficace reattività alle gratificazioni. Sembra che durante l’adolescenza l’equilibrio fra queste connessioni si modifica con il trascorrere del tempo. Infatti, all’inizio predominano i collegamenti corticali, mentre quelli che si connettono allo Striato e ad importanti aree relative all’elaborazione delle emozioni (come l’amigdala) sono più deboli. Questa condizione sembra che favorisca la ricerca delle novità. Nella tarda adolescenza la situazione si ribalta.
L’ultima fase dello sviluppo cerebrale è il processo di mielinazione che si completa all’inizio dell’età adulta, verso i 19 anni. La Mielina è una guaina isolante che ricopre gli assoni, grazie alla quale i segnali elettrici possono essere trasmessi fra i neuroni con una maggiore efficienza.
L’ultima area a completare la mielinazione è la corteccia prefrontale, fondamentale per l’inibizione di alcuni comportamenti e la scelta di altri necessari per raggiungere specifici obiettivi, mentre le aree relative all’emozioni sono già state ultimate da tempo. Conseguenza di ciò è che le emozioni non possono essere regolate come si dovrebbe. Tuttavia, anche se le aree prefrontali non hanno ancora completato il processo di sviluppo, altre aree hanno ormai raggiunto la piena maturità, per cui la capacità di acquisire nuove informazioni è notevole. Ciò significa che gli adolescenti, rispetto agli adulti, apprendono e dimenticano più facilmente.
L’apprendimento è determinato dalle esperienze,
anche se è condizionata dalle caratteristiche biologiche della specie, dai caratteri genetici individuali e dalle differenze di comportamento dovute alla diversità dell’anatomia cerebrale, mentre le capacità individuali dipendono dalla qualità delle connessioni fra i neuroni, dallo schema iniziale di cablaggio del cervello, da come si sono formate o interrotte durante le fasi di apprendimento.
Il principio su cui si basano le connessioni neuronali è molto semplice, nel senso che i neuroni indeboliscono o eliminano le connessioni inattive, mentre consolidano quelle sollecitate. Questo processo continua per l’intera esistenza dell’individuo, anche se è molto più efficiente nei bambini.
Ciò significa che al termine di una giornata, le connessioni fra i neuroni, hanno subito una lieve variazione rispetto al giorno precedente.
Questo processo avviene nel seguente modo:
quando un segnale elettrico raggiunge l’estremità di un assone, provoca il rilascio di un neurotrasmettitore, che si lega ai ricettori di un altro neurone. Tuttavia, per innescare un Potenziale di Azione nel neurone successivo, occorre avere attivi nello stesso istante, diversi neuroni. Quando ciò si verifica, tutte le sinapsi attive si potenziano, in modo che la volta successiva possono esercitare una maggiore influenza sul neurone ricevente, in quanto sono in grado di rilasciare una maggiore quantità di neurotrasmettitore o perché dispongono di un maggior numero di recettori in grado di ricevere il segnale. Questo processo di rafforzamento è denominato Potenziamento a Lungo Termine. Tuttavia le sinapsi non possono potenziarsi all’infinito, perché si esaurirebbero e il cervello perderebbe la capacità di assimilare nuove informazioni. Per evitare questo inconveniente, il cervello indebolisce le connessioni sinaptiche, quando sono poco utilizzate. Questo processo è denominato Depressione a Lungo Termine.
Una ulteriore strategia è quella di ridistribuire le connessioni, creando nuove sinapsi ed eliminandone altre. Questo processo di variazione è denominato Plasticità Sinaptica e costituisce una delle attività più importanti del cervello.
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28/06/2009 23.06.24 | Social Bookmark
Il comunicare non deve convincere, ma sollecitare a riflettere e a pensare.
Il cervello umano, simile a qualsiasi altro organo corporeo, è costituito da cellule opportunamente connesse fra loro, in modo da formare un tessuto che in linea di massima è molto simile in tutti gli individui, tuttavia questo tessuto possiede alcune caratteristiche fondamentali che contribuiscono a renderlo unico e che lo trasformano nell’organo della mente, sede in cui si forma il Nucleo del Sé, cioè la nostra consapevolezza di essere al mondo.
Una delle caratteristiche più interessante di queste cellule denominate Neuroni è la loro capacità di realizzare un numero elevato di connessioni (mediamente 10 mila) con le cellule vicine, al fine di creare un complesso circuito, che può corrispondere ad un sentimento, un concetto, un idea o un impulso ad agire. E’ quindi questa caratteristica che la trasforma in una cellula specializzata nel raccogliere, elaborare e trasferire gli impulsi nervosi.
I neuroni, anche se sono diversi nella forma e nella dimensione, tutti condividono tre caratteristiche fondamentali: il Corpo Cellulare da cui partono due diversi tipi di ramificazioni denominate Dendrite e Assone. In generale una cellula nervosa o neurone è costituita da un Corpo Cellulare (le cui strutture oltre a coordinare le attività del neurone, provvedono al metabolismo cellulare di base), da un prolungamento denominato Assone (che trasmette i messaggi dal corpo cellulare ai dendriti di altri neuroni o ai tessuti del corpo come ad esempio i muscoli) e da numerose ramificazioni denominate Dendriti che ricevono i messaggi dagli altri neuroni e li propagano al corpo cellulare. Sono quindi i dendriti e agli assoni che consentono al neurone di effettuare un elevato numero di interconnessioni, che di fatto realizzano quell’ammasso di corpi cellulari che costituisce il cervello. Infatti, i neuroni si ammassano in modo da formare gruppi cellulari denominati Nuclei oppure si allineano fra di loro in modo da formare fogli di cellule denominate Strati che si dispongono tipicamente sulla superficie esterna del cervello, formando così la struttura anatomica denominata Corteccia Cerebrale. Probabilmente questa disposizione è stata indotta dalla necessità evolutiva di utilizzare al meglio il poco spazio rimasto all’interno della volta cranica, in quanto questa parte del cervello, in termini evolutivi, si è sviluppata per ultima. I Nuclei invece si trovano nella parte più interna del cervello, al di sotto della corteccia. Questi due diversi tipi di raggruppamenti, a causa del loro colore grigio sono stati denominati materia grigia, mentre i collegamenti tra questi due gruppi, realizzati principalmente mediante gli assoni, è stata denominata materia bianca, a causa del colore bianco della guaina isolante che gli avvolge.
La trasmissione di un messaggio fra l’assone di un neurone e il dendrite di un altro neurone non avviene attraverso un contatto diretto, ma mediante il rilascio di sostanze chimiche diffuse in un microscopico spazio, denominato Sinapsi. Il segnale elettrico che attraversa l’assone, per superare questo spazio, si trasforma in messaggero chimico, noto con il nome di neurotrasmettitore. Questi neurotrasmettitori, che si diffondono attraverso la sinapsi, possono essere catturati da specifici recettori, presenti sulla membrana della cellula-ricevente. Una volta catturato il neurotrasmettitore, il messaggio da chimico viene riconvertito in impulso elettrico, mentre i neurotrasmettitori che non sono stati catturati, non restano nello spazio ma vengono riassorbiti dalla cellula che li ha emessi.
Gli assoni di diversi neuroni sono ricoperti da un materiale isolante denominato Guaina Mielinica, (materia bianca) che però lascia scoperto alcuni punti denominati Nodi di Ranvier; questa interruzione, obbliga l’impulso elettrico a saltare da un nodo all’altro. Questo procedere a balzi contribuisce sia a rendere più veloce il trasferimento del segnale elettrico (circa 400 km/h), sia di rigenerarlo.
I neurotrasmettitori si suddividono, in funzione della loro azione, in due principali distinti gruppi:
-
ad azione rapida, come ad esempio l’acetilcolina, l’adrenalina, la noradrenalina, la dopamina, ecc. Lo scopo di queste molecole di piccola dimensione è di provocare risposte immediate, come ad esempio indurre il sorriso.
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ad azione lenta, come la somatostatina e le beta-endorfine, che fanno parte del gruppo dei Neuropeptidi. Queste molecole di grossa dimensione, sono lente ad agire, ma sono in grado di indurre modifiche durevoli. Inoltre danno forma alle sinapsi e possono ridurre il numero di recettori sensibili a determinati tipi di neurotrasmettitori, rendendo così i neuroni sordi ad alcuni comandi.
Quindi il cervello umano, mediamente dal peso circa 1.5 Kg, è costituito da miliardi di miliardi di cellule, i cui elementi fondamentali sono: i neuroni (le cellule nervose), le sinapsi (le connessioni), la guaina mielinica (la protezione) e i neurotrasmettitori (il linguaggio), o meglio le parole di un linguaggio molto complesso, in grado di fornire precise istruzioni, anche se costituito da solo circa 50 vocaboli.
I neurotrasmettitori si suddividono in eccitatori e in inibitori; il primo aumenta le probabilità di scarica del neurone successivo, mentre il secondo riduce la probabilità di scarica del neurone che lo riceve. Ciò significa che l’attività di ogni singolo neurone dipende dall’influsso di decine o migliaia di altri neuroni, attraverso contatti sinapsi eterogenei nella loro natura sui quali agiscono diversi tipi di neurotrasmettitori. Il principale neurotrasmettitore eccitatore è il Glutammato, mentre quello inibitore è il GABA.
Funzione dell’Assone
La principale funzione dell’Assone è quella di trasportare l’informazione fuori dal corpo cellulare del neurone. La sua forma e lunghezza gli consentono di distribuire l’informazione contemporaneamente in diverse destinazioni. Infatti, al termine dell’Assone vi è una struttura costituita da numerose diramazioni, alle cui estremità vi è una particolare struttura denominata Bottone Terminale, la cui funzione è di effettuare il trasferimento fisico dell’informazione ai dendriti di altri neuroni. Quindi, normalmente vi è un solo assone per cellula nervosa, con numerose diramazioni che gli consentono di influenzare i neuroni adiacenti.
L’informazione all’interno del neurone è codificata come potenziale elettrico. Quando un neurone viene eccitato con un valore superiore alla soglia del suo Potenziale a Riposo, si produce una inversione della polarità del potenziale nella sua membrana. In realtà l’eccitazione può potenziare o attenuare il segnale, al fine di creare un segnale elettrico denominato Potenziale di Azione. Quando questo segnale raggiunge le terminazioni dell’Assone, provoca lo svuotamento di alcune Vescicole Sinaptiche che rilasciano un mediatore chimico immagazzinato al loro interno, denominato Neurotrasmettitore. Questa sostanza chimica si diffonde attraverso la Sinapsi, cioè attraverso lo spazio che esiste fra la terminazione dell’Assone e i Dendriti dei neuroni adiacenti, al fine di aumentare la permeabilità, in modo da favorire il passaggio degli ioni. A seguito di questo stato si crea, tra la zona eccitata e l’area adiacente una differenza di potenziale che innesca un impulso nervoso che attraversa l’assone. Questo meccanismo di comunicazione fra i neuroni è detta Trasmissione Sinaptica (o Conversazione Sinaptica).
In termine di Funzioni Psicologiche, questo processo consente di creare delle relazioni strutturate, cioè conoscenza, sentimenti, emozioni, impulsi ad agire, ecc., fra i milioni di miliardi di connessioni possibili, fra i miliardi di neuroni che costituiscono il nostro cervello.
Ciò significa che il flusso delle informazioni fra i neuroni è di tipo selettiva.
Sorge spontanea una domanda: come si configura questo flusso selettivo?Sembra che attualmente non sia ancora possibile fornire una descrizione complessiva del fenomeno, tuttavia è possibile ottenere alcune parziali risposte.
La prima è determinata dalla struttura del collegamento, cioè dalle sinapsi e dalla modalità del trasferimento delle informazioni fra le cellule realizzata mediante i neurotrasmettitori. La seconda è che mentre la struttura di base del cervello è determinata dai geni, le interconnessioni tra i neuroni, che consentono loro di raggrupparsi, è condizionato dall’ambiente esterno, cioè dall’esperienza, dall’apprendimento e da ciò che ci accade.
In altri termini, l’organizzazione delle cellule nervose, cioè il tessuto neuronale, è plasmato dall’ambiente, mediante la funzione di trasferimento delle informazioni e dalla capacità di apprendimento. Tuttavia anche i Geni esercitano la loro influenza sul comportamento individuale, in quanto sono i responsabili della sintetizzazione delle proteine, che determinano il modo in cui i neuroni si collegano, mentre la Cultura ha il potere di intervenire sulla Plasticità Sinaptica, cioè sulla capacità delle connessioni sinaptiche di rafforzarsi, indebolirsi, eliminarsi o riformarsi ex-novo, cioè di modificare continuamente il funzionamento dei circuiti nervosi, sulla base dell’attività precedente e quindi dell’esperienza. In altri termini, l’apprendimento contribuisce ad alterare le connessioni sinaptiche tra i neuroni.
Questa descrizione strutturale e funzionale è fondamentale per conoscere le proprietà elementari delle cellule nervose, tuttavia non fornisce indicazioni su come queste cellule che costituiscono il cervello, consentono di realizzare le funzioni psicologiche e la consapevolezza soggettiva.
Un ulteriore indispensabile passo è conoscere come l’organizzazione di queste cellule si trasformano in quella struttura funzionale che comunemente chiamiamo cervello.
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05/02/2010 17.14.36 | Social Bookmark
Il cervello è in continua evoluzione
Le strutture cerebrali, da cui dipendono le nostre capacità e comportamenti, sono il prodotto di un lungo processo evolutivo iniziato con il passaggio dai pesci ancestrali ai primi anfibi, avvenuto nel periodo Devoniano (da 416 a 359 milioni di anni fa).
Durante questo lungo periodo, l’essiccamento dei mari, obbligò i diversi organismi viventi (pesci ancestrali), ad adattarsi al nuovo ambiente, completamente diverso da quello marino. Le specie fortemente specializzate furono le prime ad estinguersi, mentre quelle che presentavano un senso olfattorio più sviluppato (primi anfibi) riuscirono ad adattarsi ai mutamenti climatici. Quella fu solo una prima fondamentale tappa nella storia evolutiva del nostro cervello, che si è sviluppato nel tempo, in modo discontinuo, seguendo spesso percorsi non lineare.
Con il Periodo Devoniano, inizia quindi a svilupparsi una nuova specie di organismi, dotati di un sistema nervoso molto diversificato, con potenzialità evolutive maggiori, rispetto alle specie che le avevano precedute nel tempo. L’aumento progressivo delle aree telencefali, iniziata con la prima forma marina di vertebrato, si è successivamente evoluta verso quella dei mammiferi, fino a giungere a quella dell’Homo Sapiens.
Oggi non siamo all’apice di questa scala evolutiva, in tutte le forme di vita esistenti sul nostro pianeta, compresa quella dell’uomo. Ciò significa che l’evoluzione delle specie animali sulla terra è coincisa con l’evoluzione del sistema nervoso. Infatti si è passati, dalle specie con una sola cellula e un sistema di riflessi semplici, fino a giungere ad un’organizzazione complessa come quella del sistema nervoso umano.
Architettura del cervello.
Il cervello degli esseri umani, oltre ad essere suddiviso in un emisfero sinistro in cui risiede il centro del pensiero logico e in un emisfero destro in cui risiede il pensiero concettuale, può essere visto come una stratificazione di tre differenti tipi di cervello, formatosi nel corso dell'evoluzione dei vertebrati: Rettiliano, Paleomammifero e Neomammifero.
Il primo a formarsi è stato il cervello Rettiliano, che costituisce il nucleo più interno, la parte più primitiva e estremamente rigida. La sua principale funzione è di gestire le funzioni fisiologiche, i ritmi della vita, gli stati di emergenza (rabbia, ansia, depressione), i battiti del cuore e del respiro, i movimenti corporei, le impressioni sensoriali e i bisogni primari (fame, sonno, desiderio sessuale) necessari per l’istinto di sopravvivenza dell’Io e della specie.
Su questa prima struttura, circa 100 milioni di anni fa, si è formato un secondo strato, denominato cervello Paleomammifero, (ereditato dai primitivi mammiferi), la cui funzione è di gestire i programmi automatici di comportamento, di soddisfazione dei bisogni e delle pulsioni, senza necessariamente prenderne coscienza. E’ considerato la sede delle emozioni, governa il sistema immunitario e l’auto-guarigione, controlla le relazioni, l’apprendimento, la memoria, i legami affettivi.
In ultimo, circa 20 milioni di anni fa, alle precedenti si è aggiunta una terza struttura denominata cervello Neomammifero (o neocorteccia cerebrale). Rappresenta la parte più evoluta in cui si è potuto sviluppare la capacità del ragionare, dell’intuizione, dell'analisi, dell'immaginazione, del creare artistico e del desiderio dello scoprire. E’ molto flessibile e si adatta facilmente alle circostanze.
Felicità e Piacere
La felicità è una sensazione indipendente dalle circostanze, è il risultato dell’armonia fra i due strati pensanti, che si manifesta come un stato di diffuso benessere, mentre il piacereè la risposta ad un desiderio, di un solo dei tre cervelli.
Ciò significa che il piacere dei sensi è la soddisfazione di un bisogno associato al cervello Rettiliano, mentre il piacere psicologico dell’essere accettati, ammirati e amati è la soddisfazione di un bisogno associato al cervello Neomammifero.
I tre strati del cervello, pur avendo una loro precisa identità ed autonomia, vivono in un rapporto di coordinamento continuo e sussidiario, in uno stato di equilibrio e di perfetta integrazione. Quando queste connessioni non funzionano più correttamente, l’equilibrio si rompe, si diventa estremamente emotivi e aggressivi per effetto del sopravvento del cervello Neomammifero o di quello Rettiliano.
Ognuno di questi tre cervelli usa un suo specifico linguaggio. Per entrare in contatto con la parte sinistra della corteccia occorre ragionare, utilizzare termini logici e fornire alla mente valanghe di informazioni, mentre per entrare in contatto con la parte destra, occorre creare forme, visualizzare colori, immagini ed idee, in grado di creare associazioni mentali.
Per comunicare con il cervello Paleomammifero occorre alimentare le emozioni e parlare con le persone, in quanto sembra che questo tipo di cervello reagisce ai nomi e ai pronomi io tu, egli etc. Infine per entrare in contatto col cervello Rettiliano occorre utilizzare sensazioni tattili e coinvolgere fisicamente la persona.
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29/06/2009 15.25.30 | Social Bookmark
Per una migliore comprensione delle funzioni psicologiche è importante conoscere la struttura del cervello, senza tuttavia perdersi negli innumerevoli dettagli di cui si compone, ma soffermandosi solo su quelle aree che sono importanti per riuscire ad interpretare in modo corretto, i diversi aspetti dell'esperienza soggettiva, cioè ciò che è il senso della nostra esistenza e della identità personale.
L'Encefalo
(o cervello umano) è quella parte del sistema nervoso centrale contenuta all’interno del cranio. E’ il risultato della sovrapposizione dei tre diversi tipi di cervelli Rettiliano, Paleomammifero e Neomammifero, che si sono sviluppati, nel corso dell’evoluzione dei vertebrati. Le funzioni dell’encefalo sono svolte da circa 100 miliardi di cellule nervose, dette neuroni. Queste cellule sono classificati in base alla forma, al tipo di connessioni che realizzano fra loro, all’architettura cellulare e alla composizione biochimica.
L’encefalo
è avvolto da membrane denominate Meningi, la cui funzione è di nutrire e proteggere il cervello. Sempre a scopo protettivo l’encefalo è percorso da una serie di cavità piene di un liquido denominato Liquor Cefalorachidiano, il cui fine è di creare un effetto di galleggiamento utile per contrastare la forza di gravità e le accelerazioni dovute ai rapidi movimenti della testa. Partendo dalla base del cranio abbiamo:
Romboencefalo.
E’ il cervello più antico, specializzato nel controllo delle funzioni involontarie, come la respirazione, la circolazione e il tono muscolare. Comprende il Cervelletto e quelle parti del midollo spinale che si allungano nel cervello (Midollo Allungato e Ponte di Varolio).
Mesencefalo
. E’ costituito da due parti principali il Tetto che si trova sulla superficie dorsale del mesencefalo che contiene i quattro rigonfiamenti del tronco cerebrale, il Tegmento che contiene vari nuclei che controllano i movimenti oculari, la sostanza grigia Periacqueduttale che controlla alcuni aspetti del comportamento ed è coinvolta nella mediazione del dolore e le Cellule di Soemmering che contribuiscono al controllo delle attività motorie.
Prosencefalo
. E’ la parte di più recente formazione, dal punto di vista evolutivo. E’ principalmente costituito da due grandi Emisferi Cerebrali, posti sotto alla volta cranica, denominati Emisfero Destro e Emisfero Sinistro, connessi fra loro mediante un fascio di fibre nervose denominate Corpo Calloso. La superfice esterna di questi emisferi costituisce la Corteccia Cerebrale (o Telencefalo).
Ciascun Emisfero Cerebrale si suddivide nei seguenti quattro:
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Lobo Occipitale, dedicato all'elaborazione della modalità sensoriale relativa alla visione ed è situato nella parte posteriore del capo.
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Lobo Parietale, dedicato alla sensibilità tattile e gusto; si trova al centro, nella regione dietro le orecchie, ma leggermente sopra.
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Lobo Temporale, dedicato all'udito e all'equilibrio; si trova sotto e davanti al lobo parietale
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Lobo Frontale, è la Sede della Personalità e del Pensiero Cosciente, occupa 1/3 dell'area della corteccia ed è specializzato nell'organizzazione del controllo dei movimenti volontari, in quanto contiene la Corteccia Motoria Primaria; è situato nell'ampia area sopra gli occhi
Sepolta tra il lobo temporale, frontale e parietale, vi è un’altra importante area della corteccia cerebrale denominata Insula, che svolge un ruolo fondamentale nell’elaborazione dell’esperienza emozionale soggettiva, funge da sistema di allarme per i pericoli percepiti internamente o per cambiamenti omeostatici
All’interno degli emisferi cerebrali vi sono i Nuclei del Prosencefalo, che comprendono i Gagli della Base e all’interno della metà inferiore del lobo frontale vi sono i Nuclei Basali del Prosencefalo. All’interno della porzione mediale del lobo temporale, adiacente all’Ippocampo, con la Corteccia Prefrontale posta anteriormente vi è l’Amigdala. E’ costituita da tre nuclei principali: Basolaterale, Corticomediale e Centrale.
L’Amigdala è collegata mediante fasci di fibre che provengono da tutti i lobi cerebrali, dalle vie sensoriali e dall’ippocampo. I collegamenti con l’Ipotalamo garantiscono la risposta vegetativa, mentre i collegamenti con il Grigio Acqueduttale garantiscono la reazione comportamentale ed infine i collegamenti con la corteccia consentono l’elaborazione, il controllo e il riconoscimento emozionale.
Questa prima sommaria descrizione della struttura del cervello è utile per acquisire alcuni termini e una loro grossolana descrizione funzionale. Tuttavia non è sufficiente per comprendere le importanti funzioni psichiche, in quanto il cervello non è una struttura uniforme, ma è costituito da diverse aree specializzate, ognuna delle quali anche se svolge compiti ben definiti non è sufficiente, in quanto è l’integrazione delle funzioni di tutte queste aree che determinano le relazioni dell’individuo con il mondo esterno e rappresentano la fabbrica dei ricordi, dei sentimenti, dell’idee e dell’emozioni.
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29/06/2009 21.55.18 | Social Bookmark
Per una migliore comprensione è opportuno fornire una descrizione della struttura del cervello, senza tuttavia perdersi negli innumerevoli dettagli di cui si compone, ma soffermandosi solo su quelle aree che sono importanti, per la comprensione delle
funzioni psicologiche.
Alla base dell’Encefalo, subito sopra il Midollo Spinale, vi è il Tronco Encefalico, che costituisce una struttura anatomica di collegamento tra il Midollo Spinale e la Corteccia Cerebrale. Comprende il Midollo Allungato (o bulbo), il Ponte di Varolio e il Mesencefalo. Svolge funzioni essenziali per la sopravvivenza, in quanto controlla i movimenti riflessi della testa, degli occhi, la respirazione, il ritmo cardiaco, il sonno, l’eccitazione, l’appetito e la digestione.
Il Ponte di Varolio svolge un ruolo importante nella durata delle diverse fasi del sonno e nell'alternanza del sonno rispetto alla veglia. Inoltre è importante per la regolazione della frequenza degli atti respiratori; mentre nel Midollo Allungato vi sono alcuni importanti centri di controllo di funzioni vitali come la regolazione del battito cardiaco, della respirazione, della deglutizione e della pressione dei gas nel sangue. L'estremità superiore del tronco encefalico è denominata Mesencefalo.
Alla base del cervello, accanto all’Ipotalamo vi è la Ghiandola Pineale, che stimolata dalla luce inizia a produrre melatonina. Questo ormone inizia ad aumentare la sera e raggiunge il valore massimo più o meno quando ci si addormenta, mentre si riduce la mattina presto, quando ci si sveglia.
Nella parte posteriore del cervello vi è un’ampia area che è parte del Rombencefalo, denominata Cervelletto, organo fondamentale per la regolazione del tono muscolare, la pianificazione e la coordinazione dei movimenti. E’ determinante nella realizzazione di diversi processi cognitivi, in quanto dotato di numerose connessioni con il Telencefalo. Il Cervelletto integra le informazioni sensoriali necessarie per coordinare i movimenti ripetitivi e mantenere l'equilibrio e la postura, confrontando le azioni effettive del corpo rispetto a ciò che il cervello ha ordinato, quindi per facilitare la coordinazione dei movimenti, modifica le direttive del cervello al corpo, al fine di rendere i movimenti anche più fluidi.
Sopra il Tronco Encefalico, vi è una struttura denominata Diencefalo che comprende alcune aree che da un lato sono funzionalmente legate al Midollo Allungato, al Ponte di Varolio e al Mesencefalo e dall’altro al Prosencefalo. Due importanti strutture del diencefalo sono il Talamo, sotto il quale vi è Ipotalamo, che è direttamente connesso con l’Ipofisi o (Ghiandola Pituitaria).
La principale funzione del Talamo è quella di regolare l’attività motoria, mediante la classificazione, l’elaborazione e l’indirizzamento dei segnali proveniente dal midollo spinale e dal mesencefalo, al fine di trasmetterli alla corteccia; viceversa raccoglie e distribuisce i segnali che dalla corteccia vanno verso il midollo spinale. Inoltre costituisce un sistema di collegamento che controlla il passaggio delle informazioni dal cervello al sistema limbico.
Per esempio, le informazioni sensoriali inviate dagli occhi, orecchie e pelle viaggiano sotto forma di impulsi fino a raggiungere il Talamo, che filtra questi dati e le invia, sotto forma di impulsi nervosi, alla Corteccia. Quindi raccoglie gli stimoli sensoriali provenienti dagli organi interni e dalla superficie cutanea e li invia al sistema limbico e alla corteccia.
L’Ipotalamo
è una piccola ma importante area del diencefalo, il cui fine è il mantenimento delle funzioni vitali dell'organismo. Controlla gran parte del sistema endocrino, che a sua volta, mediante gli ormoni, regola diverse funzioni corporee. Alcune delle sue principali funzioni sono quelle di comandare il rilascio degli ormoni sessuali e dello stress, di controllare l’alimentazione (fame e sete), la temperatura del corpo, i cicli circadiani di sonno e veglia e di regolare il comportamento sessuale.
Svolge un ruolo fondamentale nella regolazione degli ormoni, delle ghiandole endocrine e delle gonadi, produce diversi neurormoni e controlla l’attività dell’ipofisi, mediante il rilascio di sostanze denominate Fattori di Rilascio. Per esempio, durante il ciclo mestruale, mediante il Fattore di Rilascio delle Gonadotropine (GnRH) l’ipotalamo comunica all’Ipofisi di inviare gli ordini all’Ovaio.
Ipofisi
(o ghiandola Pituitaria) è una piccola ghiandola contenuta nella base del cranio al di sotto degli emisferi cerebrali. E’ connessa con l’ipotalamo mediante un fascio di assoni (cordone ipofisario) e un fascio di vasi venosi. Insieme all’ipotalamo regola le altre ghiandole endocrine.
La principale funzione dell’ipofisi è di produrre gli ormoni che sono di fondamentale importanza per la sessualità, l’allattamento e la cura dei figli da parte della madre. Produce gli ormoni che comandano le attività di tutte le ghiandole a secrezione interna del corpo umano (ovaie, surreni, tiroide, ecc.). Gli ormoni delle cellule ipofisarie vengono rilasciati solo quando ricevono un segnale dall’ipotalamo.
Nelle immediate vicinanze dell’Ipotalamo, sopra ciascun orecchio, vi è l’Amigdala, che riceve gli stimoli acustici e visivi ed elabora le risposte di tipo emotivo. E’ più sviluppata nell’uomo rispetto alla donna. La sua principale funzione è di controllare le emozioni associate alla paura e all’ansia e di innescare le reazioni istintive necessarie per la sopravvivenza. E’ il nostro nucleo istintivo che può essere controllato solo dalla Corteccia Prefrontale, al fine di impedire alle emozioni di diventare esplosive. Quest’ultima è più sviluppata nella donna e matura uno o due anni prima rispetto all’uomo.
Vicino all’Amigdala vi è l’Ippocampo, situato in profondità all’interno del lobo temporale, la cui principale funzione è di memorizzare gli eventi e le informazioni spaziali e di svolgere un ruolo fondamentale nell’apprendimento e nell’espressione di emozioni come l’eccitazione e la collera. Non consente all’individuo di dimentica un diverbio, un incontro romantico o un istante di tenerezza, quindi fornisce un supporto essenziale per la memoria a lungo termine. E’ maggiormente sviluppato e attivo nella donna.
Le aree cerebrali fondamentali in cui si generano le sensazioni di nausea e di disgusto sono il Ganglio Basale e l’Insula. Quest’ultima, più sviluppata nella donna, presiede all’elaborazione delle sensazioni viscerali. Si attiva quando si prova disgusto per se stessi o quando pensiamo ad esperienze che generano il senso di colpa. Tuttavia, la sua principale funzione è quella di avvertire le necessità del corpo e nel provocare le emozioni necessarie per stimolare a fare ciò di cui l’organismo necessita. Inoltre invia messaggi alla Corteccia Cingolata Anteriore e alla Corteccia Prefrontale al fine di sollecitarli a prendere le adeguate decisioni. E’ importante nella modulazione dei comportamenti sociali, in quanto aiuta a riconoscere gli stati emotivi come ad esempio l’imbarazzo e quelli fisici come l’arrossamento.
La Corteccia Cingolata si suddivide in tre sottoregioni: Rostrale (anteriore), coinvolta nelle emozioni, regola le funzioni endocrine ed automatiche ed è coinvolta nell’apprendimento emozionale condizionato, nella valutazione dei contenuti motivazionali e nella capacità di attribuire un valore emotivo agli eventi interni o esterni; Dorsale, coinvolta nella cognizione; Caudale (posteriore), coinvolta nel controllo motorio. Il circuito del Cingolato Anteriore mette in connessione questa struttura con la Corteccia Orbitrofrontale e con l’Amigdala.
La Corteccia Cingolata Anteriore è il centro cerebrale della valutazione e della preoccupazione, in quanto pondera le opzioni e prende le decisioni. E’ il centro in cui vengono elaborati, in modo inconsapevole, i pericoli e i problemi a cui l’individuo è sottoposto nel corso della propria esistenza. Riconosce l’insorgenza di un conflitto quando la risposta dell’individuo è inadeguata e la segnala mediante il senso di inadeguatezza e di dolore psichico, quali l’esclusione sociale o la sindrome da abbandono sentimentale. La corteccia genera questi segnali senza che l’individuo ne sia consapevole. E’ più sviluppata nella donna, rispetto all’uomo.
Sistema Limbico.
Il sistema limbico è una importante area funzionale del cervello, costituita da numerose strutture cerebrali, in stretta connessione fra loro, situate nella parte più profonda del cervello. Il sistema limbico non è una struttura anatomica, ma un artificioso concetto teorico, relativo ad un insieme di strutture raggruppate in base ad un comune criterio funzionale.
Nella sua parte più profonda vi è l’Ipotalamo; intorno ad esso vi sono, in una configurazione ad anello, tutte le altre strutture limbiche, fra cui alcune parti del Talamo, l’Amigdala, l’Ippocampo, un fascio di fibre che si trovano sotto il corpo calloso, denominate Fornice che connettono l’ippocampo con un piccolo nucleo denominato Corpo Mammilare.
Questa struttura è anche strettamente legata al gruppo dei Nuclei del Prosencefalo Basale e ai Nuclei nel Setto. Alcune di queste strutture sono connesse al Giro Anteriore del Cigolo.
Costituisce l’area da cui provengono le sensazioni di fame, sete, desiderio sessuale; inoltre controlla le reazioni emotive e comportamentali che condizionano la nostra sopravvivenza, i fondamentali istinti per la sopravvivenza (come la paura, la collera), il comportamento sessuale e le sensazioni di piacere connesse con il cibo e il sesso.
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Antonio Sammartino |
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29/06/2009 22.49.26 | Social Bookmark
Il nostro cervello è costituito da due emisferi collegati fra loro mediante un grosso fascio denominato Corpo Calloso, composta da milioni di fibre nervose.
L'emisfero sinistro
controlla la parte destra del corpo, mentre l'emisfero destro controlla la parte sinistra del corpo. Ogni emisfero è specializzato e percepisce la realtà a suo modo. Normalmente i due emisferi lavorano in stretta sinergia e integrazione, tuttavia a causa della loro diversa specializzazione, in determinate situazioni uno dei due è funzionalmente preminente nei confronti dell'altro. Questo può a volte creare un conflitto, se le risposte tra i due emisferi, si contraddicono.
L’emisfero sinistro
è specializzato nelle funzioni linguistiche, nell’astrazione e nella percezione e rappresentazione del mondo circostante. E’ la mente cosciente sede dell’Io, quindi possiede la conoscenza del sé (percezione di noi e degli altri) e il concetto di spazio-tempo. Si sente un Io Separato, non possiede emozioni, per cui analizza le informazioni in modo razionale, si esprime mediante la scrittura, le parole e l’uso di un linguaggio logico matematico. E’ capace di realizzare ragionamenti logici e discorsi complessi, di sviluppare adeguate strategie di ricerca cognitiva e di definire relazioni logiche fra i fatti. A causa della sua struttura a volte è costretto ad improvvisare e a crearsi falsi ricordi, ad inventarsi completamente un passato immediato e fittizio. E’ la parte del cervello che causa le malattie.
L’emisfero destro
è specializzato nella percezione di figure, strutture e contesti nella loro globalità. Usa un linguaggio fatto di immagini molto simile a quello dei sogni, fa uso di aforismi, aneddoti, metafore, prescrizioni comportamentali. E’ quindi immaginativo, persuasivo, sognatore, simbolico, affettivo, evocativo, terapeutico e si sente Parte di un Tutto. Elabora le informazioni in modo intuitivo e immediato, possiede un linguaggio assai povero, in grado di comprendere nomi, aggettivi, poche sillabe e di distinguere fra frasi affermative e frasi negative. Non possiede il concetto di spazio-tempo ed ha difficoltà a fare inferenze su eventi che vanno al di là di una semplice associazione, tuttavia è capace di giudizi percettivi rapidi, del tipo scappa o attacca. E’ la sede della memoria e delle reazioni emotive, quindi ama, odia, ride, piange. Conosce l'arte del disegno, è specializzato nel pensiero analogico, nelle azioni spaziali e nel linguaggio musicale ed artistico. E’ molto veridico e aderente ai significati. E’ la parte del cervello che può curare le malattie ed è molto efficiente quando deve affrontare problemi che coinvolgono le emozioni e le esperienze, rispetto a quando deve limitarsi a ragionamenti astratti o logici, in quanto nel primo caso, oltre all'emisfero sinistro si attiva anche quello destro.
Un individuo è sotto stress quando l’attività di uno dei due emisferi predomina troppo sull’altro, mentre se si riesce a bilanciare le lore attività, si attenuano gli eventi negativi che il quotidiano propone, in quanto si riesce meglio a valutare i problemi e a gestirli in modo adeguato. Se per risolvere i problemi, si tende ad usare maggiormente l’emisfero sinistro, si utilizzerà prevalentemente la capacità logica matematica, con scarso apporto dell’intuizione (in quanto correlata all’emisfero destro); mentre se ti tende ad usare prevalentemente l’emisfero destro, si è portati a sfuggire al problema, dimenticandosi che esiste. Solo quando entrambi gli emisferi riescono a collaborare fra loro che si potrà accentuare la creatività, in quanto massima esaltazione delle nostre abilità logiche e intuitive.
Gli attuali metodi educativi privilegiano l'emisfero sinistro, in quanto l'insegnamento viene impartito per gradi, seguendo schemi logici prestabiliti, in cui le principali materie sono: matematica, lettura, scrittura, ecc. in quanto lo sviluppo delle funzioni associate all'emisfero destro non sono facili da attuare, perché quando siamo svegli, tutte le situazioni sono controllate dall’emisfero sinistro; lo scambio verso quello destro avviene in modo automatico, se l’attività da compiere è sgradita all’emisfero sinistro o se occorre fronteggiare un evento improvviso. Ciò significa che l’emisfero sinistro tende a svolgere anche quelle attività che l’emisfero destro potrebbe fare meglio. Un modo per evitare che ciò accade, consiste nel proporre all’emisfero sinistro compiti monotoni e ripetitivi o attività artistiche che, in un certo senso, lo disgustano.
Diversi sono i motivi per desiderare un più intenso uso dell’emisfero destro: maggiore capacità di ricordare, abilità nel disegno, rimozione delle cattive abitudini, dei condizionamenti e dell’emozioni accumulate nel tempo. Inoltre possiede adeguati meccanismi per la cura delle malattie e di diversi disturbi quali insonnia, ansia, ecc. Infatti, spesso l’insonnia è dovuta alla continuazione dell’attività dell’emisfero sinistro, che tende a recriminare sul passato o a fare programmi per il futuro. Per distoglierlo da questa azione occorre iniziare attività monotone.
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01/02/2009 20.34.36 | Social Bookmark
Strutturalmente, il cervello comprende due aree simmetriche denominate Emisfero Destro e Emisfero Sinistro, connessi fra loro mediante un fascio di fibre nervose denominate Corpo Calloso. Lo strato superficiale dei due emisferi (circa 3 mm di spessore) costituisce la Corteccia Cerebrale, formata da cellule nervose denominate Neuroni e disposta in modo da formare delle pieghe. Grazie a questa sua disposizione l’area della corteccia raggiunge la notevolmente superficie di circa 2360 cm2. Ciascun emisfero è suddiviso in quattro lobi, Frontale, Parietale, Occipitale e Temporale, ognuno dei quali svolge una specifica funzione. La zona in cui i quattro lobi si incontrano, costituisce l’area in cui avviene l’integrazione delle informazioni sensoriali.
Lobo Frontale.
E’ la Sede della Personalità e del pensiero cosciente. Infatti è l'area della neocorteccia associata alla pianificazione, all’azione e alla strategia legate al pensiero e all’emozioni. E’ responsabile del coordinamento degli stimoli sensoriali ed è specializzata nel nell’organizzazione e nel controllo dei movimenti, in quanto contiene la corteccia motoria primaria. Media le abilità del pensiero astratto, organizza il comportamento in sequenze logiche temporali, inibisce le risposte automatiche inappropriate, rispetto agli stimoli ambientali. E’ responsabile della capacità di riflettere su se stesso, è la parte che decide, in quanto viene coinvolta in tutte le forme di elaborazione del pensiero, nei processi decisionali, nella risoluzione dei problemi, nella pianificazione e nella creatività.
Se l’attivazione di questa area è ridotta l’individuo manifesta un’insolita gamma di cambiamenti emotivi, cognitivi e motori, che lo inducono ad ignorare le convenzioni sociali, per dare spazio a comportamenti irresponsabili, istintivi e antisociali. Non si cura delle conseguenze delle sue azioni in quanto predomina in lui spacconeria, stupidità e a volte anche comportamenti sessuali disinibiti. Inoltre mostra una ridotta sensibilità al dolore e un diffuso disinteresse per passato e futuro. Anche se il quoziente intellettivo sembra inalterato, mosta smemoratezza per compiti che richiedono attenzione o risposte ritardate.
L’azione del Lobo Frontale ha il potere di rafforzare o indebolire le emozioni positive e favorire un migliore equilibrio emozionale. Occupa 1/3 dell’intera superfice cerebrale.
La Corteccia Prefrontale
ha diffuse connessioni con il reso del cervello e si basa sulla memoria di lavoro o memoria a breve termine. La sua principale funzione è di dirigere il comportamento, di proteggere dalle distrazioni e di impedire le reazioni inadeguate, al fine di consentire all’individuo di agire secondo una precisa strategia, piuttosto che reagire alle semplici contingenze dell’ambiente. In altri termini, le cellule della corteccia prefrontale mantengono l’informazione che il cervello utilizza per strutturare il comportamento. L’informazione in questo tipo di memoria deve essere continuamente rinfrescata.
Lo stress può alterare le facoltà cognitive associate alla corteccia prefrontale e rendere l’individuo distratto e disorganizzato, favorendo la manifestazione di comportamenti inadeguati ed impulsivi. Può anche disattivare la corteccia prefrontale favorendo così il sopravvento di reazioni di tipo automatico e istintivo.
La corteccia prefrontale è molto sensibile alle sostanze neurochimiche presenti nell’ambiente circostante e può essere attivata o disattivata del livello di Dopamina e di Noradrenalina liberate nel cervello dallo stress. La disattivazione della corteccia prefrontale favorisce il sopravvento di reazioni automatiche e istintive.
Un danno ai lobi frontali può provocare gravi alterazioni della personalità e del comportamento, che si traduce nella difficoltà a prendere una decisione o manifestano violenti cambiamenti di umore.
Lobo Parietale.
E’ il centro per l’elaborazione sensoriale (sensibilità, tatto, pressione, muscoli, temperatura e dolore). Sembra che una sua funzione sia quella di mediare la percezione della posizione degli arti, discriminando per esempio fra i diversi oggetti tenuti in una mano.
La zona anteriore elabora le sensazioni e le percezioni somatiche, mentre quella posteriore si ha la convergenza degli input sensoriali relative alle regioni visive e somatiche per la costruzione di coordinate spaziali. In questa area, l’informazione sensoriale viene analizzata al fine di fornire cognizioni e comportamenti. E’ responsabile dell’elaborazione e della comprensione del linguaggio.
Il Lobo Parietale Destro è la sede dell’auto-coscienza e dell’autocritica che guida l’individuo attraverso le relazioni fisiche e sociali, consentendo al proprio corpo di acquisire la coscienza di sé e di quello che si sta facendo (Definizione del sé). Una ridotta funzionalità in quest’area è conseguenza di una minore attenzione di sé. Ciò comporta per compensazione, un aumento di interesse per il fattore spirituale, un maggior effetto rilassante della natura e della musica, mentre il suo spegnimento comporta la completa disattivazione della Definizione del Sé e quindi un irrinunciabile bisogno alla meditazione o alla ricorrente necessità di dover pregare. Ciò significa che la religiosità è un’anomalia della mente in quanto crea il bisogno della dipendenza.
Il Lobo Parietale Sinistro è la sede dell’abilità di astrazione e dell’integrazione simbolica.
Un danno in alcune aree della corteccia parietale, può provocare disturbi di percezione spaziale.
Lobo Occipitale.
Controlla la visione. Le cellule di questa area sono altamente specializzate, in quanto elaborano le informazioni visive primarie e le inviano al Lobo Parietale e al Lobo Temporale. Ciò significa che le informazioni sono elaborate in modo gerarchico, partendo dalle informazioni visive semplici come i contrasti, fino alle informazioni complesse come le figure. Quindi ogni strato fornisce ulteriori informazioni all’immagine mentale fino a quando non determina il significato.
Lobo Temporale.
Elabora le informazioni uditive primarie provenienti dagli organi dell’udito. E’ la sede delle emozioni, controlla alcuni aspetti della memoria. Infatti è l’area del cervello che riconosce e classifica gli oggetti per la memoria a lungo termine e per alcuni aspetti del linguaggio controllati dall’area di Broca (produzione del linguaggio).
Il Lobo Temporale Destro è il responsabile della memoria visiva, consente all’individuo di interagire con una realtà al di là dello spazio e del tempo, costituisce il substrato biologico dell’esperienza religiosa. Infatti, un’anomalia in questa area può indurre allucinazioni, sensazioni sensoriali che non si basano su una realtà oggettiva, visioni, lampi di luce ritenute fonte di conoscenza, visione del divino, estasi religiosa, doppia coscienza intesa come esperienza di una propria individualità e la contemporanea percezione di un’altra realtà, in grado di indurre anche quella sensazione di abbandonare il proprio corpo e di guardare il mondo che lo circonda con distacco.
Se, oltre ad un’anomalia nel lobo temporale, si verifica anche la contemporanea stimolazione di alcune aree adiacenti è possibile che l’individuo possa percepire suoni celestiali ed avere visioni tridimensionali di figure vestite di bianco (rivelazione del divino), oppure di rivivere ricordi del passato con una intensità tale da farli percepire di forma tridimensionale e quindi apparire come reali e non come il risultato di visioni. In realtà, sembra che queste visioni sono causate dalla mancanza di ossigeno o dall’endorfine che si liberano nel cervello a seguito di una fase critica delle funzioni vitali.
In altri termini, la sensazione che produce nell’individuo affetto da quest’anomalia, è quella di entrare in un tunnel buio che si percorre a grande velocità, nella direzione di una luce intensa a cui viene attribuita una serie di qualità positive di amore, bontà e serenità, tale da essere considerata una emanazione del divino, una prova dell’esistenza dell’immaterialità dell’individuo in grado di separare, nell’istante della morte, l’anima dal corpo al fine di sottoporla al giudizio per consentire l’ingresso nell’aldilà (concezione spiritualistica).
Il Lobo Temporale Sinistro è responsabile della memoria verbale.
Un danno in alcune aree del Lobo Temporale può provocare problemi di percezione visiva. Ad esempio, l’individuo non è in grado di identificare semplici oggetti di uso quotidiano anche se riesce a identificarli toccandoli.
I disturbi del linguaggio o Afasia, sono generalmente associati a un danno in determinate aree dei Lobi Temporale e Frontale sinistro. Possono riguardare la produzione del linguaggio, la sua comprensione, la lettura e la scrittura. Alcuni individui presentano una riduzione nella produzione del linguaggio, anche se la loro capacità di comprensione resta normale. Si esprimono con lentezza, in quanto hanno difficoltà a trovare la parola giusta da usare in un determinato contesto. Questo tipo di disturbo è denominato Afasia di Broca.
Gli individui colpiti dall'afasia di Wernicke invece si esprimono in modo fluente e rapido, con un'intonazione normale, anche se spesso è impossibile comprendere quello che dicono.
Tag: psicologia cognitiva,mente, cervello
Antonio Sammartino |
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29/06/2009 23.19.12 | Social Bookmark